Massimo Cacciari e il fascismo oggi

 

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«Le condizioni storiche, sociali, culturali di quel caratteristico fenomeno totalitario (non esiste il totalitarismo, come in genere non esiste alcun “ismo” in nessun campo) non hanno alcun remoto riscontro nella realtà attuale di nessun Paese», sulle colonne del quotidiano ‘La Stampa’ il filosofo Massimo Cacciari definisce il pericolo fascista evocato in Italia una «farsa dolorosa». 

Per il filosofo il pericolo fascista «è altrettanto realistico dell’entrata di un’astronave in un buco nero». 

D’altronde al momento dell’instaurazione circa un secolo fa il movimento fascista poteva contare sul sostegno «diretto o indiretto di settori decisivi dell’industria, della finanza e di apparati dello Stato ad altissimo livello». E nessuna di questi poteri attualmente «ha il benché minimo interesse a sostenere prospettive analoghe». 

«La verità – continua Cacciari sul quotidiano torinese – è che i movimenti che si richiamano a quella tragedia sono farse, per quanto dolorose, che nulla politicamente potranno mai contare, e il cui unico risultato è e sarà quello di ridurre tutto al bianco-o-nero, di impedire ogni seria discussione sull’incredibile susseguirsi di emergenze in cui viviamo e sulla possibilità di affrontarle con spirito democratico». 

Per questo motivo il filosofo afferma che «nessun fascismo sarà comunque nei nostri destini». Ma «il pericolo che cresce quotidianamente è tutto un altro: che la persona scompaia fagocitata dalle paure, dalle avarizie, dalle invidie, dai risentimenti dell’individuo, in cerca affannosamente di chi lo rassicuri, lo protegga, lo consoli – quell’individuo che non riconosce nessuno oltre se stesso e che insieme esige forti pastori – che in nessuno confida se non in chi di volta in volta gli sembra potente abbastanza da servire al proprio individuale interesse». 

Con il rischio di ritrovarci in un regime. «Un regime che assolutamente nulla ha a che fare con i mantra democratici che continuiamo a ripetere, pietoso velo del naufragio che ha subito fino a oggi ogni tentativo di riforma del nostro sistema istituzionale e del rapporto tra le sue funzioni e i suoi poteri». 

Green Pass, cittadini chiedono asilo politico davanti l’Ambasciata svedese

 

 

Decine di persone provenienti da diverse regioni si sono radunate davanti all’ambasciata di Svezia con cartelli in varie lingue per chiedere asilo politico a causa delle decisioni governative che possono privare di lavoro e dunque di casa e di diritti i “renitenti alla leva del lasciapassare sanitario”. Un appello che può estendersi ad altri paesi.

 

(Marinella Correggia)

Fascismo (attuale) e lotta di classe: in mezzo non si può più stare

“Questa piazza rappresenta tutta l’Italia che vuole cambiare questo paese – aggiunge – che vuole chiudere la storia di violenza politica che colpisce tutta la società. Essere antifascisti lo si è per garantire la democrazia di tutti e i principi della nostra Costituzione.”

Difficile dover analizzare tante contraddizioni, ipocrisie e falsità in un’unica frase, quante sono quelle espresse da Maurizio Landini, segretario della Cgil, nel suo discorso di oggi a Piazza San Giovanni durante la manifestazione “Mai più fascismi” – organizzata in seguito all’assalto semi-pilotato di manifestanti (alcuni con il Daspo) di Forza Nuova alla sede della Cgil di sabato scorso. Su questa vicenda, le ultime imbarazzate e imbarazzanti parole del ministro Lamorgese sull’accaduto non meritano davvero ulteriori commenti.

Le parole contraddittorie e palesemente false di Maurizio Landini venivano pronunciate davanti a chi negli ultimi 30 anni la Costituzione (in particolare l’art.1) l’ha calpestata, i diritti sociali spappolati e il Welfare stritolato. Le conquiste delle lotte operaie di qualche decennio fa sono state annullate per conto di chi, a Bruxelles, Berlino e Francoforte prendeva in mano le politiche economiche e sociali del nostro paese, dettando ordini ai vari viceré e traditori della Costituzione che si alternavano al potere. E alcuni erano anche fisicamente presenti a San Giovanni.

In questi giorni c’è, tuttavia, un’altra Italia che scende in piazza. Lo fa in modo confuso, approssimativo se volete, ma genuino con una rabbia e una determinazione che ha trovato nell’abominio del Green Pass la sua miccia scatenante. L’ultima goccia.

E’ un’Italia che è una classe sociale senza saperlo, sicuramente senza ancora averne coscienza. Un’Italia che sta trovando la sua identità e deve ancora comprendere che i suoi principali avversari non sono i passacarte italiani ma i veri decisori che si trovano alla guida di enti sovranazionali precisi. Un’Italia che attraverso il Movimento 5 Stelle aveva cercato di canalizzare la sua rabbia nelle istituzioni, ma che ha poi visto portare i suoi consensi e voti proprio a favore dei principali responsabili della distruzione del tessuto sociale e lavorativo del paese.

Un’Italia che oggi si arrocca intorno ai lavoratori di Trieste e Genova, in particolare, ma anche a quelli della logistica. Non è certo un caso, ma il segnale della disopia malefica che il regime neo-liberista produce.

Un’Italia che non ha più nelle forme tradizionali della politica e dei sindacati uno sbocco. Quando Grillo diceva dalle piazze che il Movimento 5 Stelle era stato un enorme calmiere sociale della rabbia popolare aveva perfettamente ragione. Quel calmiere non c’è più e quell’Italia ha bisogno di trovare nuove identità e forme.

Qui ci viene in aiuto Carlo Freccero attraverso il suo magistrale editoriale che come l’AntiDiplomatico abbiamo pubblicato giovedì.  “La discriminazione non si combatte arroccandosi su posizioni corporative. Mentre il governo porta avanti la consueta strategia del “divide ed impera”, i portuali scrivono “siamo venuti a conoscenza che il governo sta tentando di trovare un accordo, una  sorta di accomodamento, riguardante i portuali di Trieste”… “Noi come portuali ribadiamo con forza e vogliamo che sia chiaro il messaggio che nulla di tutto ciò farà sì che noi scendiamo a patti fino a quando non sarà tolto l’obbligo del green pass per lavorare, NON SOLO PER I LAVORATORI DEL PORTO MA PER TUTTE LE CATEGORIE DEI LAVORATORI”Per chi, come me, ha vissuto le lotte dei lavoratori negli anni 70, è un discorso commovente, perché riporta in vita il concetto di lotta di classe. Buffet ha dichiarato: “la lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi”

Ad oggi, non c’è dubbio ha ragione Warren Buffet. Con Draghi al potere, in Italia in particolare.

Ma i giudizi della storia non sono mai definitivi e sentire cantare “Bella ciao”, “El pueblo unido” oggi a San Giovanni fa perdere di significato, umiliandole ulteriormente, decenni di lotte operaie. Soprattutto fa emergere in modo drammatico il deficit di informazione che esiste in questo paese. Come spiegare altrimenti il silenzio assordante di questi manifestanti per l’antifascismo quando i responsabili delle organizzazioni che erano presenti in piazza sostenevano attivamente i fascisti in Venezuela, i neo-nazisti in Ucraina, i terroristi in Siria?

Come spiegare altrimenti il silenzio verso le loro organizzazioni quando i responsabili delle loro organizzazioni, in ossequio ai diktat dell’imperialismo Usa e Ue di cui sono diretta espressione, fanno ossequi di massacri ad intere popolazioni attraverso la Nato?

Come spiegare altrimenti il silenzio verso le loro organizzazioni quando i responsabili delle loro organizzazioni calpestano e umiliano i principi della nostra Costituzione che richiamava Landini?

E allora, senza dover citare nuovamente le ottime sintesi di Cacciari sul senso del fascismo oggi, vogliamo riportare in conclusione le illuminanti parole del grande filosofo italiano Gianni Vattimo rilasciate all’AntiDiplomatico qualche anno fa. Vi preghiamo di condividerle il più possibile perché ci sono molte risposte anche per i più riottosi e accaniti lettori del mainstream italiano.Se penso alla definizione di Gramsci di fascismo, vale a dire un sistema in cui un’organizzazione tecnico-economica è in grado di imporre con la forza il suo modello, mi domando: cosa è cambiato oggi? Solamente lo strumento: non ci picchiano più in testa, non c’è più l’olio di ricino, ma ci obbligano all’austerity. E’ una governance mondiale che serve coloro che statisticamente ci guadagnano: la forbice tra i poveri ed i ricchi del mondo aumenta in modo selvaggio e c’è uno spostamento costante del Pil mondiale dal mondo del lavoro a quello finanziario. Non so valutarlo tecnicamente, ma è un risultato di questa “dittatura oligarco-finanziaria”.

Con queste parole Vattimo ci corre davvero in aiuto a stilare i confini, tracciare il solco da cui partire.

Tanta gente a Piazza San Giovanni nel segno di quel corporativismo del partito e sindacato unico di cui parla da anni Pasquale Cicalese e che ha recentemente sintetizzato a l’AntiDiplomatico Lidia Undiemi. Tanta gente a San Giovanni nel segno dell’austerità e della “dittatura oligarchica finanziaria” che aumenta il divario tra ricchi e poveri. Tra rendita e salario. Tra regime neo-liberista (UE) e democrazia.

Tanta gente a Trieste nel segno di una confusa ma vitale resistenza e ribellione allo status quo che sta prendendo piede dall’abominio del “Green Pass”. Tanta gente a Trieste e in tutte le piazza d’Italia in cerca di una coscienza e di un’identità di classe.

L’Italia è formalmente divisa in due. E tutto ciò che – per paura, timidezza o semplice incapacità – resterà in mezzo verrà semplicemente spazzato via, travolto, da un lato, dalla violenza restauratrice del corporativismo draghiano, e, dall’altro, dalla rabbia popolare in cerca di coscienza e forma. E credeteci questa è davvero una buona notizia. Ad onestà intellettuale, in conclusione, Landini una cosa vera l’ha detta: “Essere antifascisti lo si è per garantire la democrazia di tutti e i principi della nostra Costituzione”. E’ giunto il momento di prenderne coscienza e impegnarsi tutti che a guidare le nostre istituzioni ci siano dei rappresentanti antifascisti, per davvero.

Gli USA temono che il caccia Su-57 della Russia “uccida il loro F-35”

Gli Stati Uniti possiamo affermare che sono spaventati, temono, il costante miglioramento dell’aviazione militare russa. Al pari di quella cinese. La tanto sbandierata superiorità statunitense nei cieli ormai fa parte del passato. Tra radar e caccia di nuova generazione ormai gli Stati Uniti si trovano a inseguire i progressi di Mosca. 

I caccia stealth di quinta generazione Su-57, di gran lunga superiori agli F-35 statunitensi, forse sono i caccia maggiormente temuti in quel di Washington e per questo spesso oggetto di ‘attenzioni’ dei media statunitensi volte a sminuirne l’impatto, le capacità, la superiorità nei cieli che possono dare alla Russia. 

Le forze aerospaziali russe riceveranno diversi aerei da combattimento Su-57 di quinta generazione entro la fine dell’anno. Più di 70 nuovi velivoli saranno forniti alle truppe prima del 2027, come rende noto Rostec Corporation.

La società statale russa ha quindi risposto alla pubblicazione The National Interest, che in precedenza affermava fosse improbabile che l’esercito russo riceva i nuovi caccia Su-57 entro il 2027. Gli statunitensi affermano che l’esercito russo non riceverà i caccia di quinta generazione a causa dell’alto costo di produzione degli aeromobili, dei ritardi e della mancanza di finanziamenti.

Rostec ha criticato l’articolo della rivista statunitense e aggiunto che in realtà a Washington temono che il caccia russo supererà le prestazioni dell’F-35, frettolosamente definito il caccia migliore del mondo. Pertanto, al fine di screditare il nuovo aereo russo, frequentemente appaiono articoli che non hanno alcuna aderenza con la realtà. 

Rostec ha invitato a non prestare attenzione a tali pubblicazioni. La produzione del nuovo velivolo procede come da programma. Entro la fine dell’anno, le forze aerospaziali riceveranno diversi nuovi caccia Su-57. Tuttavia la società statale russa non ha specificato quanti velivoli saranno consegnati.

Oggi a Trieste respinti i neofascisti di Forza Nuova e CasaPound

La presenza di neofascisti nella manifestazione di Roma contro il green pass, con annesso assalto alla sede della CGIl, ha catalizzato tutta l’attenzione mediatica e politica sulla protesta.

Lo stesso non è accaduto oggi a Trieste dove i portuali hanno impedito che un gruppo di neofascisti, di Forza Nuova e Casapound, proveniente da Verona, potesse unirsi alla protesta convocata dai lavoratori del porto triestino in lotta contro l’obbligo del green pass per lavorare. 

I lavoratori hanno impedito che i neofascisti potessero unirsi alla protesta, probabilmente per strumentalizzarla così come accaduto a Roma, negando loro l’accesso nell’area portuale. 

Intanto i neofascisti di CasaPound cercano di negare l’accaduto. In un comunicato si legge: «Nessun nostro militante è stato allontanato dalle proteste che si stanno svolgendo al porto di Trieste. Da parte nostra non ci sono tentativi di strumentalizzazione ma solo sostegno attivo a chi in questo momento sta difendendo i diritti di tutti i lavoratori». 

Sul fronte della protesta, il portavoce del Coordinamento lavoratori portuali di Trieste (Clpt), Stefano Puzzer, rivolgendosi ai partecipanti alla protesta del Clpt ha affermato: «Il vaccino non può essere la discriminante per avere il posto di lavoro».

Neil Clark – Gli informatori di Facebook festeggiati, Assange incarcerato

 

di Neil Clark*

Il trattamento molto contrastante dei whistleblower disposti a testimoniare contro Facebook con quello del fondatore di WikiLeaks imprigionato ci mostra che il sostegno dell’Establishment a coloro che “sputano i fagioli” è altamente selettivo.

Tutti gli informatori sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri. Oppure, potremmo dire più specificamente, gli informatori le cui rivelazioni aiutano i programmi della classe dominante vengono messi di fronte al Congresso e consegnati al microfono, mentre quelli le cui rivelazioni espongono i programmi della classe dominante sono perseguitati e finiscono nelle carceri di massima sicurezza.

Questa settimana abbiamo appreso che una seconda informatrice di Facebook, una certa Sophie Zhang, era disposta a testimoniare davanti al Congresso meno di due settimane dopo che Frances Haugen ha fatto le sue rivelazioni.

“I prodotti di Facebook danneggiano i bambini, alimentano la divisione e indeboliscono la nostra democrazia”, ha dichiarato Haugen ai senatori. L’azienda antepone i profitti al “bene comune”. Esattamente ciò che le élite fasulle comunitarie favorevoli alla censura volevano sentire.

Al momento è in corso una guerra contro Facebook, nel caso non l’aveste notato, ma quelli che la stanno conducendo non hanno gli stessi problemi con il gigante dei social media di Mark Zuckerberg che voi ed io potremmo avere. 

Siamo preoccupati che Facebook censuri già troppo nella sfera politica, ma le élite al potere sono preoccupate che non censuri abbastanza. 

Alle élite non piace il fatto che la piattaforma di Zuckerberg dia voce a Joe Bloggs – che Joe possa usare la sua voce per mettere in discussione le narrazioni egemoniche e pubblicare materiale “non approvato” . Joe Bloggs deve essere messo al suo posto. Così come chi produce il materiale “non approvato” che condivide con i suoi amici.  

La testimonianza di Haugen ha promosso quell’agenda pro-censura e pro-controllo, motivo per cui le sue parole hanno ottenuto una copertura così brillante nei media mainstream.

Sarà lo stesso con Zhang. Quando ha lasciato Facebook l’anno scorso, l’ex scienziata dei dati ha scritto un lungo promemoria in cui affermava che la società non era riuscita a contrastare la disinformazione. Ha scritto: “So di avere le mani sporche di sangue ormai”.  Apparentemente, parlerà di “più account falsi su Facebook” che hanno “minato le elezioni e gli affari politici in tutto il mondo”.

Qual è la scommessa che “quei maledetti russi” (che ovviamente ha impedito a Saint Hillary Clinton di diventare presidente nel 2016), tornerà sotto i riflettori – e che l’effetto combinato della testimonianza di Haugen e Zhang sarà quello di rafforzare ulteriormente la censura di Facebook? 

Nel frattempo, mentre Haugen e Zhang sono festeggiati perché stanno dicendo esattamente ciò che la classe politica vuole sentire (e, come sottolinea Glenn Greenwald, hanno il potenziale per guadagnare milioni di dollari dal programma di segnalazione della SEC) il più famoso “informatore” del mondo ‘ sta ancora languendo nella prigione di Belmarsh.

Julian Assange ha rivelato ciò che l’Occidente (e altri governi) stavano facendo in segreto con i nostri soldi, ma invece di essere lodato dai media per il servizio che stava facendo per la democrazia, è stato attaccato. Non c’era nessun invito per lui a rivolgersi al Congresso. E nessuna prospettiva che lui possa vincere premi di milioni di dollari dagli enti statali degli Stati Uniti.

Coloro che attaccano Assange diranno che ha messo in pericolo la sicurezza nazionale, ma in verità sono state le guerre illegali su cui il fondatore di WikiLeaks ha cercato di far luce a farlo.

Si teme che Julian non lascerà mai vivo la prigione. La sua vita negli ultimi 10 anni assomiglia a un incubo kafkiano. È il “Josef K” dei nostri tempi, con il suo “Processo” senza fine.

Assange ha pagato un prezzo terribile per averci raccontato cosa è successo dietro il sipario, cose che non avremmo mai dovuto scoprire, ma che era nostro diritto sapere. Il che è ciò che rende l’attuale adulazione degli “informatori” di Facebook da parte di coloro che tacciono sul trattamento di Assange, o che effettivamente lo sostengono, così nauseante.   

*Giornalista, scrittore, conduttore televisivo e blogger. Il suo premiato blog www.neilclark66.blogspot.com. Account Twitter  @NeilClark66

Ugo Boghetta – Green Pass: il governo ha pestato una cacca

di Ugo Boghetta

Penso che con l’estensione del green pass al mondo del lavoro il governo abbia pestato una cacca. E non credo che porti fortuna come vorrebbe un detto popolare. Il detto, in realtà, è molto ambivalente. Le feci sono sempre state usate come concime. Quando ancora non c’era la calce si usavano anche nella costruzione delle case.  Sia in Oriente che in Europa le feci venivano addirittura usate nella farmacopea?! Ma se pesti una cacca mentre cammini la fortuna certo non ti arride. 

Comunque sia, il governo, al fine di evitare le difficoltà che si preannunciano, mette in scena e consente episodi gravissimi e inaccettabili come l’assalto alla CGIL da parte dei fascisti. Era dagli anni ‘20 che non accadeva! Forza Nuova che, lo preciso per alcuni, ha invaso la sede sindacale per l’impatto simbolico  che questo sindacato ha, e non certo per condannare l’inaccettabile e colpevole linea sindacale messa in atto da decenni. Esprimere solidarietà è il minimo sindacale e nulla c’entra l’avversione alla politica dell’organizzazione. Così come va deplorata la risposta pavloviana della CGIL di indire una manifestazione contro il fascismo. Altra cacca pestata.

E’ possibile che l’estensione del green pass, oltre all’obiettivo del rilancio dell’economia ed il PNRR, sia stata anche ipotizzata per non reiterare lo stato di emergenza che scade il 31 dicembre al fine di andare all’elezione del capo dello stato in un clima più disteso. Ma l’estensione del ricatto al mondo del lavoro si sta rivelando controproducente perché: non spinge più di tanto gli indecisi a vaccinarsi; crea problemi a lavoratori e aziende a cui è sempre stato consentito di lavorare anche nei momenti iniziali e bui dell’epidemia. Le difficoltà che si creeranno possono compromettere di cogliere l’occasione del “rimbalzo” di cui tanto ci si vanta. Infine, ed è la cosa più grave, una cosa è non poter andare al cinema, altro è non avere lo stipendio!

Il delirio di onnipotenza sta dunque creando  le condizioni per una salto nell’opposizione al governo come non era ancora avvenuto. Sembra paradossale, ma il green pass può essere quel detonatore che problemi ben più grandi e rilevanti non hanno innestato. Tant’è!

In questo contesto, le decisioni dei portuali di Trieste di contrastare il pass tutti insieme, vaccinati e non, è importante perché crea l’unità dei lavoratori. Unità che non era possibile in precedenza per il condizionamento negativo dovuto all’approccio sbagliato e divisivo dei no vax e no mask. Ma la situazione ha portato anche all’unità dei sindacati di base con lo sciopero del’11 ottobre. Per triste tradizione in autunno, infatti, venivano sempre convocati scioperi separati. La strada dell’unità è certo lunga. La piattaforma dello sciopero era generica e onnicomprensiva a testimonianza della mancanza di una tattica concreta. Pesa una concorrenza intrasindacale forte che non permette di dispiegare tutte le possibilità di erodere consenso ai sindacati del sistema. Pesano anche sedimentazioni teoriche, ideologiche e di cultura politica che non hanno fatto i conti con la fase, in particolare con il momento populista. Momento che non appare affatto finito: ha solo cambiato forma. Tuttavia è importante che abbiano deciso di rivedersi. 

Come da tempo auspicato, l’entrata a bordo campo (per il momento) dei lavoratori può essere il principio di una svolta. In mancanza di soggetti politici, e la cosa pesa e peserà forse a lungo, i lavoratori possono portare avanti quei temi che non sono nelle corde del libertarismo/liberismo dei movimenti non mask e no vax. Se il salto quantitativo delle manifestazioni è avvenuto con la partecipazione di tanti cittadini contro il green pass e non prima, il salto di qualità invece può essere proprio dato dai lavoratori. Lavoratori a cui interessa l’occupazione, il salario, il contratto, le tipologie contrattuali, la sicurezza del lavoro e sul lavoro, il funzionamento dei servizi e non una generica, asfittica ed impolitica libertà individuale.

Primo “sit-in” della storia a Sigonella del Sindacato Aeronautica militare (SIAM) contro il Green Pass

Non fanno in tempo a criminalizzare i portuali come minoranza no vax cui viene negato il diritto di sciopero, ed ecco un’altra patata bollente.
Cosa faranno giorno 15 ottobre contro i militari dell’areonautica militare di stanza addirittura nella base Nato di Sigonella?
Interverrà il prefetto con la polizia di stato a caricare il sit-in davanti alla base militare?
Sarà chiesto lo scioglimento?
È un effetto domino.
Un boomerang per il Draghistan.
La solidarietà è contagiosa e non esiste un vaccino…

Primo “sit-in” della storia a Sigonella del Sindacato Aeronautica militare (SIAM) contro il Green pass a pagamento

Il SIAM (Sindacato Aeronautica Militare) ha indetto per venerdì 15 ottobre 2021 alle ore 07.00 il primo storico “sit-in” della storia aeronautica davanti ai cancelli d’ingresso della base militare di Sigonella contro l’obbligo del green pass “a pagamento”.

La normativa introdotta dal Governo, in vigore dal prossimo 15 ottobre, impone a tutti i lavoratori non vaccinati di dover provvedere privatamente al pagamento del tampone necessario per l’accesso alla sede lavorativa.

“Dalle ore 7:00 alle ore 7:25 – per la prima volta nella storia il SIAM, dichiara il Segretario della Sezione di Sigonella e dirigente Nazionale Alfio Messina, scende in strada con i suoi iscritti con un presidio pacifico per invocare la libertà di entrare liberamente nel luogo di lavoro senza dover mettere mano al portafoglio e di poter usufruire di tamponi gratuiti che dovrebbero essere garantiti, semmai, dallo Stato, così come garantisce il vaccino a chi lo desidera.”

“Infatti, è bene ricordare che non vi è nessun obbligo di legge al momento che imponga il vaccino ai militari e, pertanto, i tamponi devono essere gratuiti nell’interesse stesso dell’amministrazione che deve garantire servizi essenziali per lo Stato e livelli di operatività imprescindibili”, aggiunge in una nota il Segretario Generale del SIAM Paolo Melis.

Già dallo scorso Agosto, a tutela dei colleghi costretti a non poter accedere alle mense di servizio, il SIAM era intervenuto con i vertici ottenendo la predisposizione di un’area dedicata dove permettere ai militari senza green pass di consumare il pasto caldo alla stessa stregua degli altri. Un tentativo di discriminazione sventato grazie all’intervento del Sindacato e che oggi rischia di ripetersi.

“A conti fatti, conclude Paolo Melis, il numero dei destinatari di questo provvedimento riguarda un numero ridotto di cittadini, circa un 15% delle persone non vaccinate. Trasformandosi, quindi, in un provvedimento vessatorio per pochi lavoratori, più che in una misura di contenimento della pandemia o anche solo di reale incremento della platea di popolazione vaccinata.”

Il SIAM, quindi, scende in piazza al fianco dei lavoratori a tutela del diritto di lavorare senza ricatto.”

Autista senza Green Pass? Dolomiti Bus farà guidare i meccanici

L’introduzione dell’obbligo di green pass per tutte le categorie di lavoratori rischia di far precipitare l’Italia nel caos. Problemi vengono segnalati in praticamente tutti i comparti lavorativi. 

Il Trasporto Pubblico Locale (Tpl) figura tra i settori che con ogni probabilità si troveranno in difficoltà. 

Le società che gestiscono il trasporto pubblico locale su gomma e su rotaia – già falcidiate da continui tagli e cattive gestioni – temono le defezioni del proprio personale, non riuscendo ben a calcolare il numero dei dipendenti che deciderà di stare a casa (perché la normativa prevede che la comunicazione al datore di lavoro deve arrivare con 48 ore di anticipo). Alcune stime, comunque parlando di un 10-15% di assenze a livello nazionale.

A questo le aziende di trasporto locale non escludono di far guidare i mezzi da personale diverso dagli autisti. Quindi spazio anche a meccanici e personale amministrativo che “prima di salire sui mezzi saranno adeguatamente formati”, riferisce a Il Gazzettino Stefano Rossi, amministratore delegato di Dolomitibus. 

“La situazione in questi giorni sarà un po’ dinamica. E così nelle prossime settimane. E si evolverà di 48 ore in 48 ore. Per cui solo nelle prossime ore sapremo quante forze avremo da mettere in campo venerdì. Quindi, a questo punto, vedremo come la situazione evolve strada facendo”, ha poi aggiunto il dirigente. 

A questo punto una domanda sorge spontanea: era proprio necessaria questa frettolosa introduzione dell’obbligo di presentazione del certificato verde per i lavoratori? Non si poteva valutare meglio questa misura e immaginare eventuali alternative?

D’altronde un motivo ci sarà se praticamente solo l’Italia ha scelto di optare per questo ‘super green pass’ obbligatorio per tutti i lavoratori. 

Il Draghistan ora è nel pallone

Lo stroardinario esempio di lotta e solidarietà di classe dei lavoratori da Trieste a Genova ha fatto cadere tutti i castelli di menzogne costruiti ed ora il Draghistan è nel pallone.

Il governo “dei migliori” dimostra in previsione del suo giorno di gloria tutta l’incompetenza, il pressappochismo, l’arroganza che contraddice tutta la narrazione sulla santificazione dei cosiddetti tecnici.

E domani, 15 ottobre, si prefigura il caos come ha paventato il governatore del Veneto Zaia preoccupato che tutto il nord est possa paralizzarsi. Nord est, non dimentichiamolo, fondamentale per la produzione in Germania con il suo indotto.

Ed il Draghistan ora è panico.

Fallito il palese ricatto dell’obbligo di Green pass pure per respirare per costringere i lavoratori a vaccinarsi cosa ha prodotto? Hub vuoti e file interminabili per i tamponi: gli irriducibili non ci stanno.

Non solo: la costrizione ha risvegliato anche le coscienze di migliaia e migliaia di persone, vaccinate, ma che non ci stanno a dover esibire nuove tessere di regime per lavorare.

Con lo stroardinario sforzo dei portuali e lavoratori, è crollato il misero tentativo di stigmatizzazione delle piazze contro il lasciapassare come “piazze fasciste” e grazie ai filmati che inchiodano la gestione del ministero dell’interno alle sue responsabilità anche l’assalto alla Cgil ha mostrato il suo vero scopo.

A ribaltare totalmente la narrazione ci hanno pensato i portuali di Trieste, che hanno riportato sul tavolo parole di lotta di classe solidaristica che il sindacato e la “sinistra” salottiera aveva dimenticato.

E hanno sfasciato il gioco.

L’ultima divertente trovata del governo sembra essere quella di sconfessare due anni di virologia televisiva e guerra ibrida geopolitica contro i vaccini non autorizzati dall’agenzia europea del farmaco (Ema) e da AIFA.

Improvvisamente diventano vaccini sicuri anche quelli non autorizzati, visto che moltissimi pendolari e lavoratori agricoli e della logistica si sono vaccinati nei paesi dell’est.

Riporta il Messaggero:

“Anche alcuni dei vaccini non riconosciuti dall’Ema saranno validi ai fini del Green pass. Manca l’ufficialità ma arriverà «a brevissimo» garantiscono dal ministero. Entro oggi si spera, in tempo utile per evitare il caos nei porti e sulle autostrade della Penisola con l’entrata in vigore delle regole per la certificazione verde sul lavoro. I riflettori sono puntati su Sputnik (ma anche sui farmaci cinesi). Il vaccino russo è infatti stato ampiamente somministrato nei paesi dell’Est Europa e ora migliaia di autotrasportatori stranieri che arrivano e si spostano in Italia rischierebbero di non poter circolare. Paralizzando il settore della logistica..”

È la scienza, bellezza…

Gli oltre 1000 professori universitari contro il “greenpass” aderiscono allo sciopero generale del 15 ottobre

 

Riceviamo e con grande piacere pubblichiamo chiedendo la massima diffusione

 

 

COMUNICATO STAMPA

I docenti universitari contro il “greenpass” aderiscono allo sciopero generale del 15 ottobre

 

“Come docenti universitari contro il ‘greenpass’ aderiamo convintamene allo sciopero generale che avrà inizio venerdì 15 ottobre 2021 per dire no alla discriminazione imposta dal lasciapassare verde”. Così gli organizzatori della protesta del corpo docente universitario che conta ormai più di 1.000 firme.

“Saremo al fianco di tutti gli altri lavoratori in questa lotta per la libertà, per il lavoro e per la democrazia. Saremo al fianco degli studenti che si stanno impegnando in questa battaglia per i diritti di tutti gli italiani. Senza una serrata lotta politica e sindacale il Green Pass non verrà ritirato. Lo sciopero generale è un primo passo nella giusta direzione.”

 “Nel difficile percorso per riportare il dibattito scientifico e politico nell’alveo che merita – sottolineano i coordinatori dei docenti – venerdì 15 ottobre 2021 è una data importante: non lasciamo soli gli scioperanti, facciamo in modo che tutti gli italiani comprendano la gravità dell’attacco compiuto contro i diritti fondamentali di tutti i cittadini. Ribadiamo che la lotta per la libertà di oggi, per una parte dei cittadini italiani, è la lotta per libertà di tutti di domani”.

 

Il comitato organizzatore dei Docenti contro il greenpass https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/

 

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Di seguito pubblichiamo l’Appello dei docenti universitari: “No al green pass”

 

Dal primo settembre per frequentare le università italiane, sostenere gli esami e seguire le lezioni si dovrà essere in possesso del cosiddetto “green pass”.

Tale requisito sarà valido per docenti, personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e studenti e ciò estende, di fatto, l’obbligo di vaccinazione in forma surrettizia per accedere anche ai diritti fondamentali allo studio e al lavoro, senza che vi sia la piena assunzione di responsabilità da parte del decisore politico. Molti tra noi hanno liberamente scelto di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid-19, convinti della sua sicurezza ed efficacia. Tutti noi, però, reputiamo ingiusta e illegittima la discriminazione introdotta ai danni di una minoranza, in quanto in contrasto con i dettami della Costituzione (art. 32: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) e con quanto stabilito dal Regolamento UE 953/2021, che chiarisce che “è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono state vaccinate” per diversi motivi o “che hanno scelto di non essere vaccinate”. Nello specifico della realtà universitaria, i docenti sottoscrittori di questo pubblico appello ritengono che si debba preservare la libertà di scelta di tutti e favorire l’inclusione paritaria, in ogni sua forma.

Nella situazione attuale, o si subisce il green pass, oppure si viene esclusi dalla possibilità di frequentare le aule universitarie e, nel caso dei docenti, si è sospesi dall’insegnamento: tutto questo viola quei diritti di studio e formazione che sono garantiti dalla Costituzione e rappresenta un pericoloso precedente. In sostanza, la “tessera verde” suddivide infatti la società italiana in cittadini di serie A, che continuano a godere dei propri diritti, e cittadini di serie B, che vedono invece compressi quei diritti fondamentali garantiti loro dalla Costituzione (eguaglianza, libertà personale, lavoro, studio, libertà di associazione, libertà di circolazione, libertà di opinione). Quella del “green pass” è una misura straordinaria, peraltro dai contorni applicativi tutt’altro che chiari, che, come tale, comporta rischi evidenti, soprattutto se dovesse essere prorogata oltre il 31 dicembre, facendo affiorare alla mente altri precedenti storici che mai avremmo voluto ripercorrere. Auspichiamo che si avvii un serio dibattito politico, nella società e nel mondo accademico tutto (incluse le sue fondamentali componenti amministrativa e studentesca), per evitare ogni penalizzazione di specifiche categorie di persone in base alle loro scelte personali e ai loro convincimenti, per garantire il diritto allo studio e alla ricerca e l’accesso universale, non discriminatorio e privo di oneri aggiuntivi (che sono, di fatto, discriminatori) a servizi universitari.

Chiediamo pertanto che venga abolita e rifiutata ogni forma di discriminazione.

https://nogreenpassdocenti.wordpress.com/

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