Ranieri Guerra lo scrive nel suo libro: li hanno ammazzati intubandoli

di ARTURO DOILO

Secondo Ranieri Guerra, senza le cure precoci, che in vero sono solo cure e non precoci, cioè rappresentano il semplice non abbandono dei pazienti, e quindi il contrario dell’errato protocollo dell’intubazione (e non dimentichiamo il divieto delle autopsie), sono state uccise decine di migliaia di persone, dalla “tempesta” citochinica e dalla coagulazione (trombi).
Poi qualcuno si offende che chiediamo un nuovo processo di Norimberga. “il vero fallimento è quello di aver insistito con l’ossigeno a pressione in presenza di tessuti polmonari irrimediabilmente distrutti” dall’ossigeno stesso e dall’aver abbandonato i pazienti alla tachipirina e alla vigile attesa che ha consentito al virus di replicarsi in modo meraviglioso mediante l’abbassamento della temperatura corporea, senza provvedere agli infiammatori.
Insomma, come affermato le decine di medici che hanno curato, servivano antinfiammatori r anticoagulanti ove necessario.
Ranieri Guerra, scopriamo da sue dichiarazioni alla stampa, che ha “salvato” la sua compagna Clara che inizialmente era stata imbottita con tachipirina. Non è nemmeno stato capace di scrivere “l’ho curata”! Questo si chiama metodo Cavanna-Mc-Cullough-Zelenko-Mario Negri: ma si dovrebbe chiamare solo cura di segni e sintomi, come hanno sempre fatto (da marzo 2020) i medici come Szumski, Milani, Bandini, Dondini, Stramezzi, Gulisano, Munda ecc. ecc.
Il “protocollo Speranza” (Ministero della Salute), messo in atto da “assassini in camice bianco” rappresenta l’ora più cupa della medicina, la deve essere assolutamente separata dallo Stato Assassino. Sempre Ranieri Guerra afferma che aveva proposto le cure, ma Speranza le ha negate. (Vedi qui)
Ecco, in allegato, la pagina del libro di Ranieri Guerra, che certifica (ve ne fosse ancora bisogno) il crimine storico che è stato perpetrato con questa tragica farsa pandemica.

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Il collettivismo ci sta seppellendo sotto un mare di debiti

di MATTEO BERINGHI L’apprendimento delle idee collettiviste viene quasi quotidianamente stimolato da parecchi programmi televisivi tra cui posso sicuramente annoverare RaiNews, dove al mattino l’apologia di tali idee viene sublimata da ospiti di ogni specie politica. I furti che il governo compie costantemente, per il “Bene Comune” ovviamente, non possono che trovare approvazione da parte dei cittadini…

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Delta Airlines: niente obbligo vaccinale ai piloti! E sui voli scandinavi basta mascherina

di GUGLIELMO MENGORA

La Delta Airlines negli USA è la prima compagnia che abolisce l’obbligo vaccinale per i suoi lavoratori che era entrato in vigore qualche giorno fa. Sono migliaia di voli cancellati ogni giorno, solo la SouthWestern Airlines ne ha cancellati fino a 1.000 in un giorno tentando prima di addebitare la scelta al maltempo ma a destare anche sgomento il caso di almeno un pilota morto in volo con il Secondo che ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza.

Il pericolo di malori e decessi in volo di piloti ed assistenti a causa dei vaccini è stato evidenziato da tutte le associazioni dei lavoratori che hanno iniziato a rifiutarsi di volare. La scusa del maltempo ha tenuto poco e la Delta è la prima che chiude la pantomima.

“Stiamo dimostrando che si può lavorare in modo collaborativo con i nostri lavoratori, fidandoci di loro quando prendono le decisioni e rispettando queste loro decisioni senza imporre comportamenti con la minaccia del licenziamento”, ha dichiarato il CEO Ed Bastian.

Ma ancora più forte il segnale che arriva dalla Scandinavia che ha deciso, collettivamente, di farla finita con la follia psicotica del Covid19 e sta sconfessando tutto il resto d’Europa. Se prima era solo la Svezia, ormai tutti i paesi scandinavi, inclusa la Danimarca, dopo avere annullato tutte le restrizioni anti-Covid19 hanno deciso di eliminare anche le mascherine su tutti i voli. Le mascherine saranno obbligatorie solo per i voli diretti verso paesi che usino i lockdown o le restrizioni come la Germania o l’Italia.

Vi ricordate quando i bene informati ci spiegavano che non sapevamo fare i calcoli e che si doveva confrontare la Svezia solo con i suoi vicini? E’ finita che i suoi vicini hanno deciso che aveva ragione la Svezia e voi sapete ora chi erano gli imbecilli che non sapevano fare i calcoli.

Resta inteso che ogni giorno che gli scandinavi non muoiono tutti faranno fare una figura da cioccolatai a tutti i paesi europei e renderanno le loro misure difficili da sostenere.
Ma al fatto che si prendano misure che niente hanno a che spartire con la Sanità siamo abituati, nevvero?

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La tassazione è una barbarie, il cittadino è uno schiavo

di GUGLIELMO PIOMBINI

Molti grandi pensatori liberali dell’Otto-Novecento di scuola francese e italiana avevano messo al centro delle loro riflessioni sociologiche il concetto di spogliazione. Jean-Baptiste Say, Frédéric Bastiat, Vilfredo Pareto o Maffeo Pantaleoni avevano osservato che in ogni società gli individui hanno a disposizione solo due modi per procurarsi le ricchezze che desiderano: lo produzione e lo scambio volontario, oppure la spogliazione. In questa seconda ipotesi si aspetta che qualcuno abbia prodotto qualcosa, per poi sottrarglielo con la forza o con l’inganno. La spogliazione commessa da una persona a danno di un’altra viene di regola condannata dalla legge e dalla morale; al contrario, la spogliazione esercitata da coloro che controllano l’apparato coercitivo dello Stato assume un carattere legale e sistematico, e prende il nome di tassazione.

Questa forma di spogliazione su vasta scala genera spesso oppressione, parassitismo, stagnazione economica, malumori e rivolte. Nel periodo in cui era presidente del consiglio, Mario Monti colse involontariamente questo dato di fatto quando affermò che «sotto il profilo del fisco siamo in uno stato di guerra e non è possibile avere una pace sociale, una pace tra cittadini e Stato, se non viene ruvidamente contrastato il fenomeno dell’evasione». L’azione fiscale dello Stato, infatti, crea sempre una situazione di conflitto permanente all’interno della società. Ogni giorno, ininterrottamente e senza sosta, un esercito di consumatori di tasse (politici, burocrati e militari) si attiva freneticamente per controllare, minacciare, braccare, scovare, arrestare, punire ed estorcere fondi ai produttori di tasse, cioè a tutti quegli individui pacifici che svolgono la propria attività nel settore privato dell’economia.

L’introduzione di queste dosi massicce di coercizione nella società rappresenta una vera e vera e propria barbarie, che corrompe e avvelena l’intera vita sociale e dà il segno di quanto siano arretrati gli attuali nostri sistemi politici. Di recente uno dei più noti filosofi tedeschi, Peter Sloterdijk, nel libro La mano che prende e la mano che dà ha denunciato con forza l’inciviltà dei sistemi politici fondati sulla costrizione fiscale, proponendo di passare a forme volontarie di tassazione: l’unico modo, a suo parere, per moralizzare e rivitalizzare le moderne democrazie, ormai trascinate alla bancarotta da sistemi fiscali sempre più esosi e polizieschi, che schiacciano le libertà individuali e umiliano i contribuenti.

I sostenitori dell’imposizione fiscale replicano a questo genere di critiche richiamando la teoria dei beni pubblici, secondo cui solo lo Stato può produrre quei beni di utilità collettiva, come la difesa, la protezione, la giustizia, le strade o l’assistenza ai bisognosi, che gli individui non sarebbero in grado di produrre attraverso le interazioni volontarie nel mercato. In verità questa teoria è contestabile sul piano teorico e storico, dato che tutti i cosiddetti “beni pubblici” sono stati prodotti efficientemente dal settore privato prima che lo stato se ne attribuisse il monopolio legale.

In ogni caso sarebbe meglio chiedersi se un’astrazione teorica elaborata a tavolino dagli economisti rappresenti una ragione sufficiente a giustificare l’inevitabile carica di violenza sugli individui che da sempre caratterizza tutti i sistemi fiscali. Che cos’è più importante? Che la comunità possa usufruire di un determinato “bene pubblico” (la cui utilità viene spesso stabilita unilateralmente dalla classe politica, senza neanche interpellare i diretti interessati) o che abbia fine, o quantomeno si riduca, quel mare di controlli asfissianti, costrizioni, intimidazioni, irreggimentazioni, confische e persecuzioni fiscali, di cui la storia è piena? Dove sta scritto che il primo sia sempre un bene superiore al secondo?

A dispetto della teoria dei beni pubblici, anche oggi esistono numerosi esempi di realtà basate sulla contribuzione volontaria, come le città private largamente diffuse negli Stati Uniti. Queste gated communities sono dei quartieri urbani o delle vere e proprie cittadine organizzate su base condominiale che forniscono contrattualmente ai residenti tutti i servizi pubblici di cui necessitano: guardie private per la sicurezza, strade, nettezza urbana, scuole, ospedali.

All’interno di queste realtà il cittadino è trattato come un cliente, non come un soggetto passivo da ingiuriare, minacciare e gabellare a piacimento. Qui non esistono corpi permanenti di burocrati e finanzieri dotati di penetranti poteri, spesso intrusivi nella vita privata, alla continua ricerca di sudditi da spremere. Un sistema fondato sulla “tassazione” volontaria sarebbe quindi più umano ed efficace di quanto possano mai essere le attuali procedure fiscali obbligatorie, così ottuse, dissipatrici e soggette a continui abusi.

*Tratto dlla rivista Liberamente

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La settimana phastidiosa – 16 ottobre 2021

Fatti, eventi, parole, opere e omissioni più phastidiosi della settimana a opinabile giudizio del vostro Titolare. Con podcast

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Irlanda ed Estonia cedono alle pressioni: si alla “Minimun tax” europea per le aziende

di MATTEO CORSINI

La pressione suppongo che sia stata notevole. Fatto sta che Irlanda ed Estonia si sono “convinte” ad apoggiare la global mimimun corporate tax al 15%. Il ministro dell’Economia irlandese, Pascal Donohoe, ha parlato di “decisione pragmatica“. Un chiaro segnale di quanto ho sostenuto poc’anzi.

Danhoe afferma che la Commissione europeaha garantito anche che la direttiva sarà fedele all’intesa e non andrà oltre il consenso internazionale.” Come no: come quando si apre una falla in un argine, qualcuno può credere che non sia destinata a ingrandirsi. Purtroppo i fatti tendono a rivelare quanto sia illusorio tale punto di vista.

Basti pensare al giubilo di Janet Yellen, segretario al Tesoro Usa e promotrice della mimumum tax:

  • L’accordo rappresenta un traguardo irripetibile per la diplomazia economica. Abbiamo trasformato instancabili negoziati in decenni di maggiore prosperità, sia per l’America che per il mondo… è una vittoria per le famiglie americane, che trarranno beneficio dalle entrate che saranno generate da questo accordo, che serviranno per pagare infrastrutture, servizi per bambini ed energia pulita; è una vittoria per le imprese americane, che non dovranno più competere su un terreno di gioco internazionale contro di loro; è una vittoria per la comunità aziendale internazionale, che avrà un ambiente più stabile e certo, con meno dispute su commercio e tasse; è una vittoria per i componenti del Congresso, che hanno presentato le loro proposte per la riforma fiscale internazionale. Questo dà il via libera al Congresso per mettere in atto queste proposte e spero che lo facciano velocemente.”

Che sia una vittoria per i tassatori e i consumatori di tasse non ne dubito. La logica e il buon senso mi fanno però pensare che se le tasse aumentano non può essere una vittoria per tutti, né che, almeno in parte, questa tassazione non sia traslata sui consumatori. La tassazione non può mai essere un evento win-win.

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La libertà è in pericolo! Speriamo nell’ingegno umano, non nello Stato

di LEONARDO FACCO L’età della pietra non è finita per scarsità di pietre, bensì grazie all’ingegno dell’uomo, che è stato capace di trovare, inventare, elaborare soluzioni alternative alle necessità ricorrenti. La storia dell’umanità, e del suo progresso, è sempre stata modellata da individui ingegnosi, da imprenditori, da sognatori e da artigiani, non certo da parassiti politici, per quanto…

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Sindrome di Guillain Barrè, rischio aumentato con vaccino Johnson&Johnson

di MARCO COSENTINO

La sindrome di Guillain Barrè (GBS) è un’infiammazione dei nervi periferici che tipicamente coinvolge inizialmente mani e piedi per diffondersi poi a tutto il corpo. Nella fase acuta nel 10-20% dei casi può essere molto grave e talora letale specie se coinvolge i muscoli respiratori, e la guarigione può richiedere mesi o anni e in vari casi non essere completa.

Le cause scatenanti sono soprattutto farmaci, malattie virali e vaccini (VEDI QUI – collegamento alla pagina in lingua inglese, dato che quella in lingua italiana non cita al momento tutte le possibili cause).

Proprio per questo motivo, la GBS è sempre considerata un potenziale effetto avverso di qualsiasi trattamento di immunizzazione attiva, e la possibilità che si manifestasse con i vaccini covid è stata considerata con largo anticipo (qui ad esempio un commento risalente a fine 2020 pubblicato sulla prestigiosa rivista Brain: LEGGI QUI).

In questi giorni, l’autorevole rivista JAMA pubblica una segnalazione di aumentato rischio di GBS con il vaccino covid J&J. La stima è di oltre 6 casi in più per 100.000 vaccinati, da una frequenza attesa di circa 2 a una osservata di oltre 8. Gli autori peraltro precisano che si tratta di dati ricavati da sistemi di farmacovigilanza passiva, soggetti quindi a inaccuratezze e a sottosegnalazione (LEGGI QUI).

Va osservato peraltro che da dicembre 2020 a oggi si sono accumulate nella letteratura scientifica decine di report di GBS anche grave dopo vaccini covid, non solo J&J bensì anche l’altro DNA/vettore Astrazeneca e l’RNA Pfizer (VEDI QUI). Non per ora l’RNA Moderna.

Purtroppo, singoli casi, serie di casi e segnalazioni spontanee ai sistemi istituzionali di farmacovigilanza sono gravati dai limiti intrinseci in queste forme di rilevazione, adeguate per produrre “segnali” ma non per trarre conclusioni su di essi. Possiamo in ogni caso dirci che al momento dei segnali esistono, e pure abbastanza solidi. Ora si tratterebbe di realizzare studi che possano condurre a conclusioni, ad esempio programmi di monitoraggio attivo svolti da istituzioni indipendenti e terze.

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Bolla su bolla, la Cina riavvolge il nastro

Tornano le centrali a carbone e si riapre il rubinetto del credito immobiliare: Pechino fa due pesanti passi indietro e trascina con sé il mondo

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Se muore la libertà, muore la civiltà. Notizie da Hong Kong

di PAOLO L. BERNARDINI Mentre la Cina da tempo fa quel che la Germania di Hitler cominciò a fare nel 1938 – e come finì tutti lo sappiamo – senza che si alzino grandi lai, trasformate si vede in paté tutte le oche di ogni e qualsiasi Campidoglio – conviene gettare uno sguardo su quel…

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Colonia come l’Arabia Saudita, permessa la chiamata alla preghiera islamica

di REDAZIONE

La più grande moschea della Germania potrà trasmettere la chiamata alla preghiera tramite altoparlanti il ​​venerdì pomeriggio, dopo un accordo tra la città di Colonia e la comunità musulmana per allentare le restrizioni, ha detto lunedì la città.

Di più: tutte le 35 moschee di Colonia potranno ora trasmettere la chiamata alla preghiera per un massimo di cinque minuti, il ​​venerdì tra mezzogiorno e le 15:00, nell’ambito di un’iniziativa che prevede un periodo di prova di due anni. E’ dunque compresa la Moschea centrale di Colonia, che è stata aperta nel 2018, contestatissima da coloro che ritengono l’immigrazione islamica un serio problema, soprattutto dopo l’afflusso di richiedenti asilo nel 2015-2016.

“Permettere la chiamata del muezzin è per me un segno di rispetto”, ha scritto su Twitter il sindaco di Colonia Henriette Reker. La chiamata alla preghiera – riporta Aljazeera – si unirebbe alle campane della cattedrale di Colonia, la più grande chiesa gotica del nord Europa e “dimostrerebbe che la diversità è apprezzata e vissuta in questa città”.

Durante la controversia sulla costruzione della grande moschea, i sostenitori dell’Islam avevano assicurato al pubblico che non avrebbe trasmesso regolarmente la chiamata alla preghiera, o azan, che viene ascoltata cinque volte al giorno nei paesi musulmani. L’amministrazione cittadina ora, invece, garantirà la chiamata il venerdì pomeriggio, nel rispetto dei limiti al volume dei loro altoparlanti e informando i vicini in anticipo.

Sono circa 4,5 milioni di musulmani vivono in Germania, la più grande minoranza religiosa.

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Esaurito il libro “Grazie dottor Szumski”: migliaia di persone a Santa Lucia di Piave

di REDAZIONE

Curato da Leonardo Facco, con una introduzione di Fabio Padovan ed una prefazione di Alessandro Fusillo, è uscito il libro dedicato al dottor Riccardo Szumski, medico e sindaco di Santa Lucia di Piave, Comune del Trevigiano.

Il libro è stato presentato ieri, a Santa Lucia di Piave, davanti a migliaia di persone accorse per una serata evento organizzata dal Comitato, nato spontaneamente, che sostiene il dottore. Sul palco si sono avvicendati Fabio Padovan, coordinatore dell’evento, Massimo Mazzucco (in collegamento audio-video), Davide Lovat, Pietro Scudeller, Eleonora Perin e lo stesso Facco, che ha “presentato” il volume.

“Grazie dottor Szumski” è una raccolta di testimonianze che rappresentano la prova provata che il ministro Speranza, gli esperti del CTS, le virostar da piccolo schermo e i giornalisti compiacenti hanno non solo sbagliato, ma vanno ascritti tra i responsabili della tragica gestione di un’epidemia simil-influenzale. Fortunatamente, uomini e medici come Szumski, evitando di rispettare protocolli ministeriali assurdi, hanno deciso di agire in scienza e coscienza e nel pieno rispetto del giuramento di Ippocrate, così da permettere a una moltitudine di persone di essere curate e tornare a riabbracciare i loro cari”.

Il libro, il cui ricavato è totalmente devoluto al Comitato Szumski (che userà il denaro per sostenere chi si troverà in difficoltà a causa dell’introduzione del lasciapassare vaccinale) è andato esaurito in un paio di ore. Presto, però, sarà nuovamente ristampato e disponibile.

Per informazioni: [email protected]


La foto in copertina è tratta da www.oggitreviso.it

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Il Big Government vuole controllarvi! La vera storia dietro il blackout di Facebook

di KIT KNIGHTLY Il gigante dei social media è nel mirino, e questa potrebbe essere una cattiva notizia per il web in generale. Facebook ha subito una lunga interruzione lunedì scorso. Allo stesso tempo un “whistleblower” di alto profilo si è fatto avanti per raccontare i suoi lati oscuri. Questi due eventi si sono integrati…

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Thomas Jefferson, il padre fondatore che sognava un’altra america

di GILBERTO ONETO

Ogni libro ha un suo destino. Avevo comperato questo solo per stima verso il suo autore, l’amico Marco Bassani, convinto però che fosse un testo scritto per ragioni accademiche, un noioso mattone universitario da affrontare solo per necessità accademiche. Così è rimasto dentro alla pila dei libri da leggere venendo ogni volta sorpassato da qualche titolo ritenuto più interessante. Poi un giorno ho deciso di metterlo via “come l’avessi letto” e per puro scrupolo gli ho dato un’occhiata, così, giusto per rendermi conto di cosa mi ero evitato.

Ho cominciato a leggerlo e sono arrivato fino alla fine, d’un fiato. Altro che patacca universitaria! Ho trovato un libro ben scritto (e su questo non c’erano dubbi) ma soprattutto affascinante come un romanzo e zeppo di informazioni di grande interesse. Come tutti i veri autonomisti, Bassani ama Jefferson e riesce a renderlo straordinariamente simpatico raccontandone la vita fuori dal comune, le imprese, le cariche politiche, gli interessi culturali, l’immensa produzione di idee e anche le umane contraddizioni. L’essenza del federalismo vero circonda il lettore e lo entusiasma: tutto sembra diventare chiaro e facile da capire. Il patrimonio di amore per le libertà e anche – nell’azione di certi avversari –  l’appiccicoso centralismo che ha guastato il mondo  si rivelano nella loro essenza più vera: sono vivisezionati, spiegati e resi perfettamente intelleggibili attraverso il percorso descrittivo.

Se tutti i “mattoni universitari” fossero così, lo studio diventerebbe più leggero e forse anche tante teste di questo sciagurato paese funzionerebbero per il verso giusto.

AUTORE: Luigi Marco Bassani; TITOLO: Thomas Jefferson. Un profilo intellettuale; EDITORE: Napoli: Guida, 2002; PAGINE: 214 pagine; PREZZO:  11,50 Euro

ORDINALO A LIBRERIA DEL PONTE

 

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No Green Pass! Solo il 20% dei contagi in luoghi pubblici e il 10% a scuola e al lavoro

di MARCO COSENTINO

La scorsa settimana si commentava uno studio inglese che, tra tanti risultati interessanti, documenta come solo il 20% dei contagi avvenga il luoghi pubblici e solo il 10% a scuola e nei luoghi di lavoro. (Vedi qui)

Ora, questo studio italiano documenta la completa assenza del virus nell’aria dei luoghi pubblici indipendentemete dalla presenza di persone. (Vedi qui)

La certificazione verde (c.d. green pass) è una scelta puramente politica e per di più contro la nostra Costituzione e incompatibile con numerose altre norme nazionali e internazionali. Che almeno questo sia chiaro.

Grazie a Francesca Capelli che ha segnalato lo studio.

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“No Green Pass! Solo il 20% dei contagi in luoghi pubblici e il 10% a scuola e al lavoro” è stato scritto da Leonardo e pubblicato su Miglioverde.

Sondaggio SWG (11 ottobre 2021)

Sondaggio SWG (11 ottobre 2021)

L’11 ottobre 2021, durante l’edizione serale del TG La7 (La7), sono state pubblicate le nuove intenzioni di voto realizzate da SWG.

Le intenzioni di voto

Ritornano le intenzioni di voto SWG dopo il buio elettorale delle elezioni amministrative.

Fratelli d’Italia rimane il primo partito italiano col 20,7% dei voti.

La Lega vede insidiato il suo secondo posto dal Partito Democratico, riportatosi al 19%. Cresce più di un punto il Movimento 5 Stelle, a un passo dal 17%.

Forza Italia rimane sostanzialmente stabile intorno al 7%, mentre Azione si porta sopra il 4%, con una crescita dello 0,7%.

Rimangono stabili i partiti della sinistra, mentre perdono terreno Italia Viva, +Europa e i Verdi.

La serie storica

Di seguito, proponiamo il grafico con l’andamento dei partiti politici nelle intenzioni di voto pubblicate da SWG nell’ultimo anno.

Per consultare l’elenco dei sondaggi SWG ripubblicati su Scenaripolitici.com potete andare nella sezione “Gli altri istituti”, oppure cliccare qui.

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“Sondaggio SWG (11 ottobre 2021)” è stato scritto da Watcher e pubblicato su Scenaripolitici.com.

Il tabù del salario minimo ingabbiato

Perché un salario minimo in Italia non potrà ad essere introdotto senza prima tener conto delle differenze territoriali e aziendali

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“Il tabù del salario minimo ingabbiato” è stato scritto da Mario Seminerio e pubblicato su Phastidio.net.

L’assalto marxista al principio libertario di non aggressione

di GUGLIELMO PIOMBINI

Negli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, la coscienza degli europei viene scossa fin dalle fondamenta da un inaudito attacco concentrico alle basi morali della civiltà. Rompendo un tabù millenario, una schiera sempre più imponente di uomini politici e di intellettuali comincia a mettere apertamente in discussione il principio di non aggressione, fino ad allora santificato dai Dieci Comandamenti, dal Vangelo e dalla filosofia dei diritti naturali. Se in passato solo qualche scrittore sociopatico in vena di provocazioni, come il Marchese De Sade, aveva fatto l’elogio del delitto e della crudeltà, in questo periodo storico l’elenco di coloro che giustificano la violenza, la rapina, l’assassinio, la spietatezza, il terrore, l’oppressione, la persecuzione e il genocidio si fa interminabile: troviamo comunisti, socialisti, anarchici, sindacalisti rivoluzionari, nazionalisti, imperialisti, razzisti, darwinisti sociali, fautori dell’eugenetica, ecc.

Nella letteratura socialista e rivoluzionaria, il principio di non aggressione viene sistematicamente denigrato in quanto espressione di “sentimentalismo borghese” o contestato in quanto strumento utilizzato dalle classi dominanti per disarmare le masse rivoluzionarie con l’instillazione di falsi scrupoli morali. Fin dai loro scritti giovanili, Karl Marx e Friedrich Engels hanno esplicitamente affermato la necessità di terrorizzare e sterminare i nemici del socialismo. Nel Manifesto del Partito comunista (1848), oltre a proporre l’edificazione di un terrificante Moloch ultra-totalitario attraverso l’espropriazione di tutta la proprietà privata, di tutti i mezzi di produzione e di trasporto, oltre al lavoro forzato per tutti attraverso la costituzione di eserciti industriali, teorizzano l’abolizione dei diritti individuali di libertà: i proletari devono «distruggere tutte le sicurezze private e le guarentigie private finora esistite».[1]

Negli stessi mesi, Marx si richiama esplicitamente alla pratica del terrore, inaugurata dai giacobini cinquant’anni prima: «C’è un solo mezzo per abbreviare, semplificare, concentrare l’agonia assassina della vecchia società e le doglie sanguinose della nuova società, un solo mezzo: il terrorismo rivoluzionario».[2] Anche Engels in quegli anni teorizza il terrore e lo sterminio dei “popoli reazionari”, cioè le etnie slave che nel 1848 avevano soffocato la rivoluzione in Germania: «la prossima guerra mondiale farà sparire dalla faccia della terra non soltanto classi e dinastie reazionarie, ma interi popoli reazionari. E anche questo sarà un progresso».[3] Egli rifiuta le “frasi sentimentali sulla fratellanza”, occorrendo invece il terrorismo più risoluto e una lotta di annientamento contro lo slavismo traditore.[4]

L’anno dopo, fallita la rivoluzione, Marx minaccia: «Noi non abbiamo riguardi. Noi non ne attendiamo da voi. Quando sarà il nostro tempo, non abbelliremo il terrore».[5] Nel marzo 1850, Marx e Engels invocano una “decisissima centralizzazione del potere nelle mani dello Stato” e “misure di terrore”. Consigliano l’impiego di qualsiasi mezzo, anche immorale, per fare trionfare la rivoluzione: «Agite gesuiticamente, buttate alle ortiche la germanica probità, onestà, integrità […]. In un partito si deve appoggiare tutto ciò che aiuta ad avanzare, senza farsi noiosi scrupoli morali». Nel 1873, Engels mette le cose in chiaro: «Una rivoluzione è certamente la cosa più autoritaria che vi sia; è l’atto per il quale una parte della popolazione impone la sua volontà all’altra parte per mezzo di fucili, baionette e cannoni, mezzi autoritari, se ce ne sono; e il partito vittorioso, se non vuole aver combattuto invano, deve continuare questo dominio col terrore che le sue armi ispirano ai reazionari».[6]

Il compito di mettere fedelmente in pratica le idee di Marx ed Engels toccherà a Lenin, il quale aveva sempre riconosciuto la necessità, per un rivoluzionario, di non essere trattenuto da alcuno scrupolo morale. Ciò che emerge dai documenti usciti dal Cremlino dopo la fine dell’Urss, già vagliati dagli storici, è il criminale disprezzo per la vita umana manifestato da Lenin in tutti i suoi ordini, nei quali sembra esistere soltanto la logica dell’annientamento. I verbi sterminare, fucilare, impiccare e terrorizzare sono ripetuti con una frequenza così ossessiva che al confronto Stalin sembrerà quasi un moderato.

Nel luglio 1918, Lenin esorta Zinovev, capo dei bolscevichi di Pietrogrado, a scatenare il “terrore di massa”: «Bisogna stimolare forme energiche e massicce del terrore contro i controrivoluzionari». Lo stesso anno, Lenin scrive di suo pugno che le rivolte contadine «devono essere represse senza pietà». Ordina ai comunisti di un villaggio: «impiccate senza esitare, così la gente vedrà, almeno cento noti kulaki, ricchi, sanguisughe». Teorizza la violenza sistematica contro la borghesia e i suoi complici, parla di «ripulire il suolo della Russia di qualsiasi insetto nocivo; delle pulci: i furfanti; delle cimici: i ricchi, etc.». Parla di “lotta finale”, di “guerra implacabile”, di “annientamento implacabile” e di “sterminio sanguinoso dei ricchi”. Scrive a Stalin nel 1922: «noi purificheremo la Russia per molto tempo»; e, sempre nel 1922, a Kurskij, a proposito della sostituzione della Ceka con la Gpu: «Il tribunale non deve eliminare il terrore; prometterlo significherebbe ingannare se stessi o ingannare gli altri; bisogna giustificarlo e legittimarlo sul piano dei princìpi, chiaramente, senza falsità e senza abbellimenti».[7]

Durante la guerra civile, nacque tra i bolscevichi un “culto della violenza” che rimase un tratto permanente del regime sovietico: i rappresentanti locali del regime leninista sostenevano che era “giunta l’ora di abbandonare le pretese umanitarie” ed esortavano all’applicazione di “misure durissime, inumane”.[8] Lev Trotzky proponeva di militarizzare e schiavizzare l’intera forza-lavoro sovietica, di fucilare come disertori coloro che si rifiutassero di lavorare e di «porre fine una volta per tutte ai vaneggiamenti quacchero-papisti sulla santità della vita umana».[9] Stalin, i cui immensi misfatti sono ben noti, affermava, secondo i ricordi della figlia Svetlana (che si convertirà al cristianesimo), di considerare la bontà e l’amore misericordioso peggiori del più grande delitto.[10]

Il rifiuto della tradizione morale cristiana e liberale a difesa dell’individuo era presente anche nei pensieri dei socialisti fabiani inglesi. Beatrice e Sidney Webb, Herbert G. Wells o Bernard Shaw chiedevano misure di eugenetica contro gli individui o i popoli inferiori e lo sterminio dei nemici di classe. Nel 1933, nella prefazione al libro On the Rocks, Bernard Shaw derise il principio della santità della vita umana come un’assurdità che ogni buon socialista avrebbe dovuto rifiutare. Bisognava invece porre la politica di sterminio “su basi scientifiche”. Uccidere le classi acquisitive era “del tutto ragionevole e necessario”, perché nessuna punizione li avrebbe mai curati dai loro istinti capitalistici. Stalin, secondo lo scrittore inglese, era sulla strada giusta. «Mi appello ai chimici – scrisse sulla rivista The Listener – affinchè scoprano un gas umanitario che uccida istantaneamente e senza dolore: un gas gentiluomo, sicuramente letale, ma umano e non crudele».[11] Non sorprendono quindi le conclusioni di George Watson: la pulizia etnica ha fatto parte dell’ortodossia socialista per più di un secolo e, nei cento anni che vanno dalla pubblicazione degli articoli di Marx ed Engels alla morte di Hitler, praticamente tutti coloro che invocarono il genocidio si considerarono socialisti.[12]

Capitolo tratto dal libro di Guglielmo Piombini, La Croce contro il Leviatano. Perché il Cristianesimo può salvarci dallo Stato Onnipotente, Tramedoro Edizioni, 2021, € 15, ordinabile alla Libreria del Ponte.

QUI, LA RECENSIONE AL LIBRO DI LEONARDO FACCO

NOTE

[1] Karl Marx, Friedrich Engels, “Manifesto del partito comunista” (1848), in Opere complete, Editori Riuniti, Roma, 1973, vol. VI, p. 496.

[2] Karl Marx, “Vittoria della controrivoluzione a Vienna” (1848), in Opere complete, Editori Riuniti, Roma, 1974, vol. VIII, pp. 519-520.

[3] Friedrich Engels, “La lotta delle nazioni”, in Opere complete, vol. VIII; p. 237.

[4] Friedrich Engels, “Il panslavismo democratico”, in Opere complete, vol. VIII; pp. 377 e 381.

[5] Karl Marx, “La soppressione sommaria della Neue Rheinische Zeitung”, in Opere complete, vol. IX; p. 460.

[6] Friedrich Engels, “Dell’autorità”, L’almanacco repubblicano per il 1874, Lodi, dicembre 1873.

[7] Si veda al riguardo Dmitri Volkogonov, Lenin: A New Biography, Free Press, 1994 e Richard Pipes, Il regime bolscevico, Mondadori, Milano, 1999.

[8] Paolo Mieli, “Lenin maestro di Stalin nella pratica del terrore”, Corriere della Sera, 27 luglio 2010, pp. 36 s.

[9] Lev Trotsky, citato in AA.VV., Il libro della politica, Gribaudo, Milano, 2018, p. 244.

[10] Svetlana Allilujeva, Twenty Letters to a Friend, Hutchinson, Londra, 1977, p. 64.

[11] George Watson, The Lost Literature of Socialism, Lutterwoth Press, 1998, p. 87-88.

[12] George Watson, The Lost Literature of Socialism, pp. 78, 80, 87, 105.

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In italia ci sono 350 tasse? Non è vero, sono quasi duemila!

di LEONARDO FACCO L’Italia è sempre più un paese di merda, in cui il crimine è istituzionalizzato! Sì, non preoccupatevi, lo so che è reato dirlo, ma è un dovere morale constatarlo.  Di tanto in tanto, si parla ancora di Fisco e qualcuno ricorda l’esistenza di infinite scadenze fiscali, modelli 730, 770, voluntary disclosure, rottamazioni…

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Consentire allo Stato di togliervi la libertà di cura significa accettare il totalitarismo

di ALEX SWAN

Vi siete mai chiesti perché a Cuba, le persone vivono in baracche fatiscenti, sopravvivono tramite espedienti, e scavano nella spazzatura? Forse si, ma la risposta suggerita o che vi siete dati, non è quella corretta!

La stessa domanda possiamo porcela per tutte le altre nazioni del terzo e quarto mondo e credo che a breve dovremo chiedercelo anche per il secondo e primo mondo. Perché? Di chi è la colpa?

Perché alcune realtà vicino un generale e diffuso benessere mentre altre annaspano nella miseria nera, con popolazioni talmente povere da non avere nemmeno la possibilità di avere accesso all’acqua potabile?

Ripeto, perché alcuni hanno raggiunto l’eldorado, mentre altri vivono ancora oggi in povertà, senza acqua né cibo, come se i progressi medico scientifici, la rivoluzione industriale, la libertà e l’indipendenza economica non fossero mai comparse sul pianeta? Perché? Perché queste persone vivono ancora in schiavitù data dalla totale povertà economica?

La risposta sta nella domanda. Perché non sono liberi, ma schiavi dello stato sociale e socialista. Le popolazioni degli stati poveri, non sono libere ma vivono sotto il pesante ombrello statale, che limita e impedisce la libera iniziativa privata. Stati a chiara vocazione dirigista che non hanno nessuna convenienza affinché le masse si liberino dal giogo dato dal ricatto della redistribuzione sociale.

È chiaro che, se pochi eletti hanno accesso e gestiscono le intere ricchezze di una nazione, le classi politiche dominanti non avranno nessuna convenienza a spartire quelle ricchezze, consentendo ai poveri di liberarsi La chiave di volta è come sempre la libertà. Libertà significa poter vivere degnamente.

La condizione economica individuale è strettamente legata all’indice di libertà individuale. Più le libertà individuali saranno preservate e tutelate, più quella comunità potrà godere dei frutti dell’albero della vita in modo diffuso e trasversale. E una equazione comprovata e consolidata. Per questo vogliono toglierci la libertà. Per questo l’obiettivo è che per raccogliere i frutti dell’albero serva una patente, un certificato di abilitazione, oppure un green pass. Più l’accesso all’albero da frutto sarà limitato, più frutti potranno godere coloro i quali avranno il permesso di accedervi.

Per sconfiggere la povertà cronica di una “Repubblica democratica del Congo”, non serve la vostra carità estemporanea, serve che voi capiate che i congolesi sono poveri perché sono governati da criminali che si rifiutano di applicare le leggi dell’economia di libero mercato, che potrebbero permettere ai loro cittadini di raggiungere il benessere dato dalla libertà economica. I loro governanti, preferiscono restino poveri e ricattabili, li preferiscono schiavi e ovviamente raccontano loro i pericoli che correrebbero in una società liberista senza garanzie sociali. Raccontano loro (ma lo fanno pure con noi) una realtà distopica.

Se non si afferra pienamente che gioia, salvezza e benessere sono direttamente proporzionali al grado di tutela delle libertà individuali è ovvio che non possiate capire la battaglia di chi oggi combatte contro il green pass o altre norme liberticide dello stato di diritto. Non si tratta di essere complottisti, terrapiattisti o antiscientifici.
Purtroppo, la realtà fattuale è ben peggiore della fantasia e il nostro recente passato dimostra che nessun individuo, in nessun angolo della terra può ritenersi davvero al sicuro dall’aggressione coercitiva degli stati. Nessuno è al sicuro.

Lo stato non è etico per convinzione ma lo è per convenienza data dalla ricerca del consenso. Consentire ad uno stato di togliere alcune libertà inviolabili universali (tra cui la libertà di cura), equivale all’accettazione dello stato autoritario, a premessa dello stato totalitario, di un regime.

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