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Cosa c’è su “Tex Willer Extra”, la nuova serie Bonelli di Tex

tex willer extra bonelli

Il 3 luglio Sergio Bonelli Editore pubblica in edicola una nuova collana mensile dedicata alle avventure di Tex da giovane: Tex Willer Extra.

Nonostante l’editore sul proprio sito non abbia diffuso molti dettagli sul contenuto della testata, dalla sinossi del primo albo è possibile notare che la storia proposta sarà la ripubblicazione del Texone numero 32 e scritto da Mauro Boselli e disegnato da Stefano Andreucci nel 2017. Intitolato Il magnifico fuorilegge, raccontava una delle prime storie del ranger, ed è un tassello centrale del grande affresco narrativo che Boselli sta ormai portando avanti da qualche anno sulla testata Tex Willer.

Tex Willer Extra ripropone quindi la storia suddividendola in tre albi di 80 pagine l’uno – in formato classico bonelliano – e con un titolo diverso. Il primo numero si intitola infatti La città dei fuorilegge. Andreucci è intervenuto oggi sui Facebook per precisare che ci saranno due tavole inedite che faranno da raccordo tra i tre numeri e alcuni materiali di lavorazione della storia, come bozzetti e studi a matita.

Al momento non si hanno dettagli su un eventuale proseguo della testata oltre il terzo numero. Ci sono comunque altre avventure di Tex ambientate nello stesso periodo e pubblicate negli anni in diversi albi che potrebbero essere rieditate in questa nuova collana, come ad esempio quelle apparse su Maxi Tex 21 (Nuaces Valley) o sui cartonati a colori Il vendicatore e Giustizia a Corpus Christi.

Leggi anche:

  • 4 pagine in anteprima dal “Texone” di Giampiero Casertano
  • Il Texone: quando Tex diventò grande
  • Com’è il Texone di Massimo Carnevale
  • I 10 migliori Texoni di sempre, secondo noi

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“Cosa c’è su “Tex Willer Extra”, la nuova serie Bonelli di Tex” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

Pompeo di Andrea Pazienza senza i disegni

pompeo andrea pazienza

Questa settimana la casa editrice Union Editions ha pubblicato una nuova, particolare edizione di Gli ultimi giorni di Pompeo di Andrea Pazienza, soltanto con testi e onomatopee e senza i disegni, per evidenziare «il valore poetico e letterario dell’opera», come specifica la casa editrice.

Questa nuova edizione di Pompeo – realizzata a partire da un progetto di Giandomenio Carpenieri, con la supervisione artistica di Marina Comandini, vedova di Andrea Pazienza – sarà composta da 120 pagine brussate con cucitura a filo, in formato 21,5 x 29 cm, al prezzo di 20 euro. Disponibile dal 21 giugno, il libro è acquistabile online dal sito di Union Editions.

Di seguito, un video della casa editrice che mostra nel dettaglio l’aspetto del libro:

Pubblicato originariamente a puntate su Alter Alter a partire da aprile del 1985 e pubblicato per la prima volta in volume da Editori del Grifo nel 1987, Gli ultimi giorni di Pompeo fu una sorta di testamento artistico dell’autore, morto poi il 16 giugno 1988. La storia di Pompeo è in realtà quella dello stesso Andrea Pazienza e del suo rapporto con l’eroina.

La più recente edizione completa di Gli ultimi giorni di Pompeo è stata invece pubblicata nel gennaio 2020 da Coconino Press, ed è disponibile anche online.

Leggi anche:

  • Lo straniamento e il DAMS, Pompeo e Andrea
  • Andrea Pazienza: “Al quor non si nasconte niente”
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“Pompeo di Andrea Pazienza senza i disegni” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

“Infinite Frontier” presenta il nuovo Omniverso di DC Comics

infinite frontier omniverso

Anticipato da un numero 0 lo scorso marzo, il nuovo evento di DC Comics Infinite Frontier debutta oggi negli Stati Uniti con il primo numero di sei. Scritto da Joshua Williamson e disegnato da Xermanico, Infinite Frontier sarà incentrato sui vari universi di DC Comics, che si sono ormai uniti a formare una sorta di Omniverso, dando peraltro il via a un nuovo corso editoriale.

L’evento parte da quanto raccontato negli eventi Dark Nights: Death Metal e Future State. Il primo è il seguito di sequel di Dark Nights: Metal del 2017, serie che aveva introdotto il Multiverso Oscuro e il supercattivo Batman che Ride. Il secondo è ambientato nel futuro e incentrato sulla prossima generazione di eroi, comprendente alcuni personaggi già noti – come Jon Kent, figlio di Superman e Lois Lane – e altri creati per l’occasione, tra i quali un nuovo Batman.

In breve, tutte le storie mai pubblicate da DC Comics saranno ora in continuity, in un modo o nell’altro, e saranno tutte ambientate all’interno di un unico Omniverso che racchiuderà tutte le realà alternative (qui c’è qualche dettaglio in più). Infinite Frontier spiegherà come è avvenuto questo cambiamento e quali saranno le conseguenze.

Tra le novità del primo numero ci sarà anche un nuovo personaggio, X-Tract, un cacciatore di taglie dell’Omniverso. Di seguito alcune pagine diffuse in anteprima:

infinite frontier omniverso
infinite frontier omniverso
infinite frontier omniverso

Leggi anche: 

  • Che cos’è il Linearverse di DC Comics
  • Su “Planet-Size X-Men” c’è una nuova importante svolta per il mondo dei mutanti
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Su “Planet-Size X-Men” c’è una nuova importante svolta per il mondo dei mutanti

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

planet size x-men fumetto marvel

Planet-Size X-Men 1 di Gerry Duggan e Pepe Larraz – pubblicato negli Stati Uniti da Marvel Comics la scorsa settimana – presenta una nuova svolta per l’universo mutante e per tutto il mondo Marvel in generale.

Nell’albo, i mutanti – che ora risiedono nell’isola-nazione di Krakoa – hanno annunciato la nuova mossa della loro società: la terraformazione e la colonizzazione di Marte, che ora è soprannominato Pianeta Arakko. Magneto dichiara il pianeta la capitale del sistema solare, informando del cambiamento tutti i dignitari riuniti delle civiltà aliene della Marvel, facendo aumentare le tensioni tra i mutanti e il resto della popolazione.

Il pianeta è chiamato così perché Arakko era, insieme a Krakoa, una parte di una formazione più grande nota come Okkara, che fu divisa dalle forze oscure provenienti dalla dimensione di Amenth. Nacquero così due metà, Arakko – popolata da un gruppo di mutanti a lungo esiliati in un’altra dimensione – e Krakoa. Alla fine del crossover X of Swords, Arakko e Krakoa si riunivano, e così le popolazione delle due isole, mantenendo però rapporti tesi.

planet size x-men fumetto marvel

Il mondo è preoccupato dall’improvvisa espansione di Krakoa e del rapporto con gli Arakki, un gruppo dei quali arriva per esempio a dichiarare la sovranità su una parte di una città in Giappone solo perché voleva schiavizzare un distillatore di whiskey.

Il pianeta Arakko, quindi, rappresenta un’offerta da parte di Magneto e compagni agli Arakki per stemperare la situazione, ma anche una mossa molto aggressiva da parte dei mutanti di Krakoa.

Planet-Size X-Men vede inoltre l’esordio del nuovo gruppo di X-Men composto da Professor X, Ciclope, Marvel Girl, Sole Ardente, Rogue, Wolverine (l’ex X-23, non Logan), Synch e Polaris, che sarà protagonista da luglio di una nuova serie regolare realizzata dagli stessi Duggan e Larraz.

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  • La nuova serie a fumetti di Ms. Marvel

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“Su “Planet-Size X-Men” c’è una nuova importante svolta per il mondo dei mutanti” è stato scritto da Andrea Fiamma e pubblicato su Fumettologica.

“Stagione” di Guido Brualdi: innamorarsi è strano

stagione guido brualdi

Serate con gli amici, andare a un concerto, amori totalizzanti, colori, canzoni, aspirazioni. La nebbia post-adolescenziale di Stagione profuma di un immaginario attuale nei riferimenti (musicali, soprattutto) ma molto anni Novanta nella capacità di raccontare una storia d’amore di cui ci vengono fornite poche coordinate, perciò immersa in un contesto indefinito, isolato.

Realizzato dall’illustratore e fumettista pesarese Guido Brualdi, che con il nome Lucy Anne porta avanti anche una carriera nella musica, Stagione parla di Guido, un giovane musicista che vive tutto esternando ogni emozione, e del rapporto con una ragazza che ha appena conosciuto ma di cui è invaghito. Solo che, più che un invaghimento, l’amore per la ragazza dagli occhi verdi, una figura che cela il volto sotto l’ombra dei capelli, è urlato, spalmato, suonato, disegnato con abbondanza di occhi a cuoricino.

Sembra quasi che Guido stia vivendo una prima cotta un po’ tardiva e che lo investe con la potenza di un treno in corsa. Ogni sillaba della donna amata lo spacca in due, ogni gesto che si scambiano merita tutta l’attenzione del mondo. Ad animare Stagione è proprio l’anima buffa del ragazzo, attorniato da un gruppo di amici che attutiscono l’enfasi di Guido con un umorismo lieve e minimalista, bilanciando bene il tono del fumetto.

Chi sia la ragazza dagli occhi verdi su cui Guido smania, alla fine, importa poco, di cosa fa e di com’è sappiamo il giusto, ciò su cui si focalizza il libro sono i danni, gli smottamenti o le involontarie migliorie che quel tornado arreca alla vita del protagonista. Il fumetto di Brualdi è, come dice il titolo, una stagione, un momento passeggero ma potenzialmente ciclico della vita.

Ci sono altre cose che il fumetto vuole raccontare, piccole digressioni nel mondo di Guido e dei suoi amici che raccontano la loro quotidianità, le paure, le ansie, ma la forza del fumetto sta altrove, nel modo in cui Guido si confronta con il mondo, con questa faccia perennemente stupita e incantata.

Brualdi ha preso il tratto di Tuono Pettinato e ci ha messo sopra i colori di un Nicolò Pellizzon prima maniera, filtrato da una sensibilità à la Peter Bagge, ma di segno opposto, solare invece che nichilista – Guido corre 6 chilometri al giorno, il Buddy Bradley di Odio! di Bagge rinunciava a ogni salutismo dopo mezza flessione. 

A differenza del protagonista, l’autore sa contenersi, quasi ai limiti del monacale: le scene madri sono sempre interrotte sul più bello, ci viene mostrato il momento prima o quello dopo, mai quello saliente, che resta un non detto su cui fantasticare (che sia una scena d’amore o qualcuno che fa la cacca sul marciapiede), perché ciò che conta per Stagione sono gli effetti, il riverbero di quelle azioni sulle persone.

Stagione
di Guido Brualdi
Edizioni BD, maggio 2021
brossura, 176 pp., colore
13,00 € (acquista online)

Leggi anche: “Mememen”, storia di un giovane a disagio

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““Stagione” di Guido Brualdi: innamorarsi è strano” è stato scritto da Andrea Fiamma e pubblicato su Fumettologica.

Tra verismo e magia: intervista a Claudio Metallo

di Stefano Nava

Il genere letterario del racconto pone, a chi è disposto a raccoglierla, la più proverbiale delle sfide: quella di condensare, nel più breve degli orizzonti narrativi, un intreccio strutturato e personaggi consistenti. Un lavoro letterario di fino, per un processo di orologeria di precisione che è in parte artigiano e in parte artistico. Un lavoro che, in Comandare è meglio che fottere (CasaSirio, 2021), Claudio Metallo compie con sbalorditiva disinvoltura. Il giovane autore calabrese (ma orgogliosamente naturalizzato napoletano) è di professione documentarista e autore per diletto e vocazione. La sua prosa tradisce l’occhio verista del reporter, ma lo rielabora in suggestioni di volta in volta funzionali a focus narrativi sempre differenti. I racconti che compongono l’operazione editoriale Comandare è meglio che fottere sono legati da tre grandi leitmotiv: la criminalità, il calcio e la politica. Ognuno di questi fondali di scena è reso con una sensibilità personalissima e totalmente fuori dagli schemi. La penna di Claudio Metallo trasfigura la mafia, tratteggiandone una caricatura spietata ma tragicomica; nobilita il calcio a fenomeno dal portato storico, illumina scenari socio-politici dimenticati e iconici. Nella raccolta sfilano, contaminandosi, fatto storico e fatto sportivo, crime fiction e satira, cronaca e fantastico. Un caleidoscopio di elementi rispecchiato da una lingua talvolta limpidamente impeccabile, talaltra volutamente vernacolare ed estrapolata da quelle periferie malavitose che Metallo abbozza con il favore della totale verosimiglianza.
Per mettere ordine a questa pluralità di spunti, abbiamo chiacchierato direttamente con l’autore. Quest’intervista è il frutto del nostro confronto.

Claudio Metallo nasce documentarista e approda a metà della sua parabola alla narrativa. Che deformazioni positive e negative comporta un percorso di questo tipo?

Di professione resto un documentarista, vivere di sola scrittura sarebbe meraviglioso, ma è un po’ complicato. I miei documentari hanno sempre avuto un taglio sociale e di denuncia, essendomi occupato di temi come i danni creati dal TAV o la ‘ndrangheta. Lavorando a un genere documentaristico di questo tipo, è necessario mettersi moltissimo al servizio delle persone che si intervistano per realizzarlo. Nel farlo, ogni idea creativa o volontà del regista di incidere sulla narrazione è subordinata al lasciare spazio alle persone e ai contesti che si vuole mettere in scena. Con la scrittura riesco a compiere un lavoro completamente diverso, fatto di inventiva continua, anche se spesso prendo spunto da storie che ho raccontato in un documentario o, ancora più frequentemente, da vicende che non ho potuto raccontare. Non solo per ragioni di riservatezza o vincoli, ma anche solo per esigenze di produzione che non mi hanno permesso di approfondire alcuni spunti.
Se invece vogliamo fare un discorso più contenutistico sull’influsso del documentario sul mio stile, ammetto che c’è, e moltissimo. Io nasco oltretutto come montatore e il montaggio è un processo narrativo. Tramite il montaggio ci si ritrova spesso a dover incrociare le storie, selezionando il materiale e costruendo una narrazione. In fase di scrittura quest’approccio è preziosissimo, perché il montaggio è d’aiuto nello scrivere insegnando a togliere, a scremare. E questo, tanto nel montaggio quanto nella scrittura, è un processo vitale. Tutti i montatori si trovano a dover selezionare ciò che è interessante e funzionale a una storia tra centinaia di ore di girato, e questo, specie nello scrivere racconti, è fondamentale.

“Con un romanzo si può vincere ai punti, con un racconto solo per k.o”. Questa citazione di Julio Cortázar, in calce all’introduzione di Comandare è meglio che fottere, è il manifesto programmatico di una prosa che ha nei ritmi serrati il suo valore aggiunto. Come cercare, nella stesura di un racconto, quel k.o?

Si tratta di una domanda da un milione di dollari. Come processo di lavoro, tutto parte da un’intuizione che può venire da un’osservazione o da un ricordo. Nel racconto Italia ’90, per esempio, ho fatto ricorso alle memorie del primo mondiale che io ricordi nitidamente. Poi raccolgo moltissimo materiale e da qualunque fonte: articoli di giornale, libri, blog, riviste online, saggi, film e documentari. Una volta che ho chiari tutti i passaggi del romanzo o del racconto, butto giù una scaletta e mi metto a scrivere. Effettivamente, in Comandare è meglio che fottere, cerco degli elementi che mi portino a un finale d’impatto, ma è probabilmente un processo inconscio e non attuato sistematicamente. Inoltre, un elemento che amo introdurre nei racconti sono dei connotati molto immediati per i personaggi. Spesso lo faccio, ad esempio, coi soprannomi. Nel momento in cui creo un personaggio che si chiama Totonno ‘a Culercia, e spiego che la culercia è una formica disgraziata e aggressiva, aiuto il lettore a identificare subito quel personaggio in una certa maniera, memorizzarlo e continuare nella lettura avendo un riferimento preciso sul suo carattere.

Presente e passato, fatto storico e storia sportiva, il profondo sud, il Sudamerica, la Guerra Fredda. La raccolta è policentrica ed entusiasma il lettore, costringendolo a sintonizzarsi – racconto dopo racconto – su orizzonti sempre diversi. Questa struttura compositiva è un progetto narrativo preciso o si è stratificata casualmente?

Si tratta di un’impostazione casuale. Con CasaSirio abbiamo scelto tra una serie di racconti inediti, selezionandoli secondo macro-temi, in assenza di un unico fil rouge. Abbiamo scelto come cardini della raccolta il calcio, la criminalità e la politica. La passione per la politica, per esempio, mi ha portato a raccontare orizzonti davvero particolari. Bole e Folker, per citare un caso, è stato un pretesto per mettere il punto su una mia esperienza di viaggio nell’ex Germania comunista, dove ho avuto l’occasione di raccogliere materiale sulla Stasi e su Berlino Est. Puru cu simu fimmene è invece legato a un fatto realmente avvenuto, su cui avrei voluto realizzare un documentario senza riuscirci, perché non erano più rintracciabili i superstiti dello sciopero e i pochi parenti ancora in vita non ne volevano parlare. Questa struttura variegata, quindi, è lo specchio di quest’operazione di raccolta tematica.

La lingua di Comandare è meglio che fottere è cangiante, funzionale all’esigenza narrativa di ogni singolo scenario tratteggiato. Talvolta è un creolo d’italiano e dialetto, in cui narratore esterno e personaggi si muovono in una dimensione espressiva localistica. Talaltra, è un limpido italiano. Come motivi questa scelta?

Rispetto al dialetto posso dire che determinate storie non possono essere raccontate in italiano, almeno per me. Ricreare certi contesti e strutturare certi personaggi senza il dialetto sarebbe impossibile. A un certo punto esiste chiaramente un rischio, dettato dal fatto che mettere il dialetto per iscritto è una procedura complessa. Anche per quel lettore che magari lo conosce, ma che lo ha sempre sentito parlare e nello scritto si ritrova, fatalmente, meno. Però confermo: certi personaggi, soprattutto nei racconti ambientati nel Meridione, non avrebbero mai potuto esprimersi in perfetto italiano. Poi, l’uso del dialetto in letteratura a me diverte moltissimo, anche perché permette di riscoprire termini caduti in disuso, poiché anche nelle realtà in cui il dialetto è ancora dominante questo sta subendo l’influsso dell’italiano standard. Riuscire a preservarlo attraverso la scrittura mi dà grandi soddisfazioni.

Il calcio è il fondale costante, uno dei grandi leitmotiv della raccolta. Momenti e personaggi iconici si susseguono incorniciando la narrazione: Italia ’90, Maradona, il Maracanazo del mondiale brasiliano o lo storico goal di Jurgen Sparwasser a Germania Ovest ’74. Cos’è per Claudio Metallo il calcio e qual è il suo potenziale letterario?

Io sono appassionatissimo di calcio e lo seguo con grande trasporto. Sono tifosissimo del Cosenza, e sono quindi condannato alla sofferenza più totale dal lato del tifoso. Ma, non avendo mai tifato per una grande squadra, ho sempre potuto apprezzare i grandi campioni da una posizione super partes. Amo moltissimo grandi figure iconiche: Ronaldo il Fenomeno, Francesco Totti, o Maradona che per me è imprescindibile. Questo è chiaramente l’aspetto più personale e goliardico del mio rapporto col calcio. Da autore, posso invece dire che per me è un eccezionale aggregatore sociale e un filtro di osservazione attraverso cui guardare agli avvenimenti storici. Al contempo, tanti grandi avvenimenti sportivi nascondono retrospettive storiche. Pensiamo per esempio al Maracanazo. Dietro alla tragica sconfitta della nazionale brasiliana c’è un evento poco ricordato che ha a che fare con Getúlio Vargas, caudillo e proprietario terriero che governava il Brasile da decenni. Nel 1950, un gruppo di militari ordì un colpo di stato e indisse libere elezioni, convinto del fatto che le avrebbero vinte sull’onda della grande gioia per il primo titolo mondiale. Sappiamo com’è finita: il Brasile perse la finale con l’Uruguay e Vargas rivinse le elezioni. Una vicenda incredibile, che lega a doppio filo fatto storico e fatto sportivo.

L’oscillazione tra reale e fantastico è assoluta. Alcuni luoghi, come la Petrascatanta de Il pozzo del pescaro è un non luogo idealtipico, insieme di topos paesaggistici e sociali della Calabria d’altri tempi. Altri racconti hanno coordinate topiche e temporali assolutamente precise. Ti definiresti un realista o un narratore del fantastico?

Probabilmente nella scrittura cerco di dare più fiato alla creatività e alle sensazioni. Quindi, da un certo punto di vista, mi reputo un narratore del fantastico. Potremmo, in relazione al racconto che citi, parlare con un po’ d’ironia di “realismo magico calabrese”. A me piace moltissimo ascoltare le persone. Penso sia la parte più bella del lavoro di documentarista e spesso i racconti popolari e tramandati da anziani sono zeppi di elementi magici e fantastici, perlopiù divertenti e totalmente surreali rispetto all’immaginario gotico anglosassone che abbiamo come riferimento culturale di ciò che consideriamo appunto “fantastico”.

‘Ndrangheta e camorra prendono vita nella narrazione come maschere: raccontate quasi sempre dal di dentro, spietate ma connotate con tratti di assurdo. Quali sono i modelli letterari di Claudio Metallo per quanto riguarda la letteratura criminale?

Come punto di partenza, se devo identificare una scintilla che mi ha ispirato questo tipo di rappresentazione, questa è un film di Fernando di Leo, I padroni della città. In un dialogo tra Al Cliver, Harry Baer e Vittorio Caprioli, i due protagonisti cercano di truffare L’Americano, uno spietato e potentissimo criminale. Caprioli, nel ruolo del vecchio borseggiatore in pensione, mette in guardia i due giovani, dicendo loro che corrono un rischio enorme nel cercare di raggirarlo. Al Cliver, con tutta calma, risponde che un uomo è sempre più fesso di come lo si immagini. Questa visione mi ha aperto un mondo per quanto riguarda la rappresentazione del criminale. Leggendo la cronaca giudiziaria o i fascicoli processuali, spesso ci si rende conto che il malavitoso alle volte è tutto fuorché astuto.
Secondo me, cercare di sminuire la figura del mafioso, di privarla di quell’alone di mito, ha un’utilità sociale indubbia anche in virtù del fatto che molta televisione, molto cinema e anche molta letteratura puntano a fare del boss un personaggio leggendario. Inoltre, specie in Italia, la criminalità organizzata è “un coperchio per un sacco di pentole”. Spesso, dietro ai fenomeni mafiosi, c’è un intero sistema politico ed economico che fornisce alla mafia gli input d’azione e di cui ‘ndrangheta o la camorra non sono altro che la manovalanza bieca, mossa solo dall’avidità di denaro.

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“Tra verismo e magia: intervista a Claudio Metallo” è stato scritto da minima&moralia e pubblicato su minima&moralia.

Il racconto di un’America ai margini: intervista a William Kennedy

Pubblichiamo un pezzo uscito sul Messaggero, che ringraziamo.

La strada editoriale di William Kennedy, classe 1928, nato ad Albany, capitale dello Stato di New York, fino al Premio Pulitzer, conquistato nel 1984 mettendo alle spalle Cattedrale di Raymond Carver, è stata tortuosa, lunga e appassionata come la sua vita.

Ironweed è stato insignito del prestigioso riconoscimento dopo il rifiuto di dodici casa editrici. L’editore di Viking invece lo pubblicò insieme agli altri due romanzi che costituiscono la trilogia di Albany, sancendo il successo internazionale di un giornalista di rango, divenuto autore, capace di conquistare l’attenzione di Saul Bellow e Gabriel Garcia Márquez. I libri di Kennedy hanno raggiunto trenta paesi.

Il Premio Nobel colombiano si era appassionato particolarmente a L’ultima scommessa di Billy Phelan, che è parte del ciclo di Albany, appena pubblicato da minimum fax in Italia. Nel noir Kennedy racconta l’America dei margini dal potere periferico a quello centrale con i meccanismi di riproduzione della politica. Il romanzo nasce essenzialmente da due interessi: narrare la storia avventurosa dello zio, un biscazziere, e il fascino del vasto controllo sociale dei democratici di Albany incapaci di perdere un’elezione in cent’anni.

Perché l’incontro con il Premio Nobel Bellow le ha cambiato la vita?

«Lo conobbi nel 1959, quando a Porto Rico dirigevo il giornale San Juan Star. Teneva un corso di scrittura all’Università presso Rio Piedras. Gli mandai sessanta pagine del mio secondo romanzo e lui mi accolse nella sua classe».

Com’è finita?

«Le rilesse, dopo avermele fatte riscrivere, e aggiunse: “Hey, questo è pubblicabile”. Era la prima seria benedizione al mio lavoro. Ho comprato lo champagne e sono tornato a casa per festeggiare con mia moglie. Nel tempo siamo rimasti amici».

La sua trilogia affronta anche la questione dell’identità americana. Qual è il suo senso?

«Non è un concetto univoco, perché si arricchisce di molte tradizioni culturali. Non mi considero un irlandese, ma un americano però quando ho cominciato a scrivere romanzi, mi sono accorto di quanto l’eredità irlandese fosse pervasiva nei miei comportamenti, nel modo di pensare ed è emersa in ogni romanzo. Amo l’essenza irlandese che abbonda nella mia vita».

Billy Phelan parte da un fatto reale: il rapimento del nipote di un capo della macchina politica dei Democratici di Albany da parte di un gangster locale nel 1933. Qual è il potere di “The machine”?

«I democratici hanno preso il potere nel 1921, gestendo ogni cosa dal sistema giudiziario ai locali in cui la polizia controllava che si servisse la birra del capo politico. “The Machine” ha governato ininterrottamente dal 1921 al 1983. Il sindaco è morto dopo undici mandati consecutivi. Ora il partito ha cambiato alcune forme, è più aperto a livello razziale. È stata eletta per la prima volta una donna e celebrano cent’anni al potere. Non esito a definirla la macchina politica organizzativa più longeva della storia».

Oscurata dall’eccentrica New York, Albany ha dato molto politica statunitense e lei l’ha portata alla ribalta letteraria.

«Dopo il Pulitzer mi hanno riservato l’attenzione dedicata al Papa, quando muore. Quattro dei nostri governatori sono diventati poi Presidente degli Stati Uniti: Van Buren, Cleveland, Teddy e Franklin Roosevelt. È una delle città più politiche d’America. Jefferson, Hamilton e Burr hanno scolpito qui la forma dei nostri partiti».

Che cosa direbbe della sua Albany, a chi, come Faulkner, ha vissuto e vive inconsapevole della sua esistenza?

«La città è databile dal 1609 con il viaggio di Henry Hudson, lungo quello che oggi è definito il fiume Hudson, quando l’area era abitata dai nativi americani. La sua storia risale dunque a molto prima della Rivoluzione Americana. Melville ha vissuto qui come Henry James. Ci ho visto combattere, e vincere in pochi secondi, Mike Tyson. Grace Kelly ci ha trascorso una notte».

Che cosa le ha insegnato la vita notturna di Albany a cui ha attinto per la storia?

«Sono cresciuto in questa città e in alcuni dei suoi saloon ho speso ore di rara educazione direi scolastica. Mio zio era una persona molto nota della vita notturna nel quartiere. Era uno scommettitore, un mazziere, uno spaccone al biliardo. Lo amavo, era il mio parente preferito. Quando ho cominciato a scrivere romanzi, lui aveva già preso la forma di un personaggio di valore. Nel mondo sommerso si legge ciò che poi accade in quello di sopra».

Come ha conosciuto Márquez?

«Ho realizzato la prima intervista biografica di “Gabo” negli Stati Uniti, che viveva parte del suo tempo a L’Avana. Nel 1987 andai a Cuba, in casa sua, e mi fece conoscere anche Fidel Castro. Parlammo di libri, film e del nuovo scotch che aveva lanciato. Amava la scena iniziale in cui Billy Phelan infila a biliardo otto strike consecutivi».

Trova analogie tra la Grande Depressione e la pandemia?

«È il peggior disastro da oltre un secolo, ci sono stati più morti in America della Seconda Guerra Mondiale. La vita è sprofondata per milioni di persone come nella Depressione. Trovo una differenza: la responsabilità della politica. All’esplosione del contagio l’ex presidente Trump ha favorito la diffusione del virus negando la sua forza letale. Negli anni Trenta i leader politici non negarono la crisi, la combatterono fino al suo superamento. Ora siamo nuovamente su quella via».

Che cosa ha imparato del giornalismo?

«Nel vestito migliore non è l’ambizione di un potere piccolo che soggiace ad altri poteri».

 

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“Il racconto di un’America ai margini: intervista a William Kennedy” è stato scritto da Gabriele Santoro e pubblicato su minima&moralia.

Jumanji 4 si farà, lo conferma Kevin Hart

Kevin Hart in una recente intervista con il sito Collider ha confermato che Jumanji 4 si farà sicuramente, ma sarà questione di coordinare gli impegni del cast stellare guidato dall’indaffaratissimo Dwayne “The Rock” Johnson.

Per noi ricreare il mondo di Jumanji e avere questo successo, è monumentale. Non ti allontani da quello. Non abbiamo interesse ad andarcene. Riguarda il tempismo. Dwayne, io stesso…sto girando un film con Jack Black in questo momento, Borderlands. Sono a Budapest. Abbiamo tutti preso parte ad altri progetti, quindi penso che quando le cose per noi rallenteranno e i nostri impegni saranno finiti, ne rivisiteremo sicuramente un altro perché non c’è motivo per non farlo. È un’avventura in famiglia. Questo è qualcosa che, se riesci a controllare correttamente ancora una volta, diventa incredibile. È redditizio. E’ la famiglia di tutto con cui si può uscire e divertirsi, ma in questo momento le mie priorità sono gli impegni che ho preso. Rimanendo fedele alla mia partnership con Netflix, assicurandomi di dare la priorità a questi film. Portarli a compimento, farlo ad alto livello, e poi, guardando cosa il mondo desidera di più per le altre cose che abbiamo sul tavolo. Sarà una priorità. Ma non c’è mondo in cui non siamo interessati a fare di più. So che anche Sony lo è sicuramente.

L’originale Jumanji uscito nel 1995 diretto da Joe Johnston (Jurassic Park III, Captain America: Il primo vendicatore) e basato su un romanzo di Chris Van Allsburg. Il film era incentrato su un gioco da tavolo magico capace di portare l’ambientazione del gioco, una giungla, nel mondo reale con tanto di fauna. Il film è stato un successo al box office incassando 262 milioni di dollari e rimane uno dei film più amati della carriera del compianto Robin Williams. Jumanji – Benvenuti nella giungla è stato un divertente e “furbo” sequel con Dwayne Johnson, Kevin Hart, Jack Black e Karen Gillan, e invece di scatenare un gioco da tavolo, quattro giovani protagonisti vengono letteralmente risucchiati per magia in un videogioco per consolle impersonando altrettanti avatar. Il sequel è stato un successo inaspettato che ha convinto la critica, sfiorato il miliardo di dollari d’incasso e generato il sequel Jumanji: The Next Level, meno apprezzato dalla critica ma con un incasso globale di 800 milioni di dollari che ha aperto la strada ad un “Jumanji 4” confermato in fase di sviluppo iniziale lo scorso anno.

“The Next Level” si è concluso con la morte del cattivo Jurgen il bruto (interpretato dal Rory McCann de “Il trono dispade”). Mentre il film si è concluso con la morte di Jurgen, Johnson ha confermato sui social media che il personaggio era in realtà un avatar giocabile nel film, il che significa che qualcuno lo stava interpretando, e che il quarto film risponderà a chi si celava dietro al personaggio. Inoltre la scena dei titoli di coda ha mostrato che il gioco nel frattempo ha sconfinato nel mondo reale, proprio come accadeva nell’originale “Jumanji” con Robin Williams.


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“Jumanji 4 si farà, lo conferma Kevin Hart” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Un biglietto in due: il remake di Kevin Hart e Will Smith è ancora in sviluppo

Kevin Hart in una recente intervista con il sito Collider ha parlato del suo remake di Un biglietto in due aka Planes, Trains and Automobiles con Will Smith confermado che il progetto è ancora in lavorazione, ma ci vorrà ancora tempo prima di poter raggiungere la fase di pre-produzione.

Il film originale seguiva Steve Martin nei panni di Neal Page, un dirigente di marketing molto teso, e John Candy nei panni di Del Griffith, un venditore di anelli per tende da doccia di buon cuore ma fastidioso; i due condividono un’odissea di tre giorni colma di disavventure cercando di riportare Neal a casa a Chicago in tempo per trascorrere il Ringraziamento con la sua famiglia.

Smith e Hart hanno siglato una partnership con Paramount attraverso le rispettive società di produzione, Hartbeat Productions e Westbrook Studios, collaborazione che vedrà la coppia di attori nella doppia veste di produttori e protagonisti del progetto. Alla sceneggiatura sta lavorando Aeysha Carr (Brooklyn Nine-Nine) che sarà un aggiornamento moderno dell’originale, Hart parlando con Collider ha parlato della difficoltà che stanno incontrando nel centrare storia e ambientazione.

Un biglietto in due, stiamo cercando di capirlo. Will e io siamo entrambi interessati. In questo momento è sul tavolo. Il mondo dello sviluppo è lungo e sappiamo che l’IP c’è. Tutti erano disposti a lasciarci entrare, ma dobbiamo decifrare il codice su cos’è la storia e in che mondo la faremo e come possiamo adattarla al meglio a me e Will. Sì stiamo lavorando, ma…siamo molto lontani dall’ottenere tutto questo.

Anche il presidente di cinema e tv della HartBeat Productions è intervenuto affermando che era in “sviluppo avanzato” con Hart che ha aggiunto che il loro remake di “Un biglietto in due” ha enormi potenzialità e sarà davvero “incredibile” se riusciranno a realizzarlo.

Kevin Hart è reduce dal dramma Un padre di Netflix, una toccante e intensa interpretazione per il comico che ha convinto spettatori e critica. Hart sta attualmente girando il film live-action Borderlands basato sull’omonimo videogioco e sarà protagonista della commedia d’azione My Own Worst Enemy in cui veste i panni di un agente inviato in una missione letale dove riceve aiuto da una fonte inaspettata. Il nome di Hart è collegato anche a due remake comedy, il cult comico anni settanta Uptown Saturday Night e la commedia anni ottanta Non è stata una vacanza… è stata una guerra! (The Great Outdoors). Inoltre ci sono in ballo il ritorno per un terzo film della serie Un poliziotto in prova e l’adattamento del gioco da tavolo Monopoli, entrambi progetti con ancora ufficializzati.


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“Un biglietto in due: il remake di Kevin Hart e Will Smith è ancora in sviluppo” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Bastien Vivès realizzerà un fumetto di Corto Maltese

bastien vives corto maltese ocean noir

Il fumettista francese Bastien Vivès, autore di graphic novel come Il gusto del cloro e Una sorella, realizzerà una nuova storia a fumetti di Corto Maltese, il marinaio creato da Hugo Pratt.

La storia si intitolerà Océan Noir (oceano nero) e sarà pubblicata in Francia il prossimo settembre. Vivès sarà affiancato ai testi da Martin Quenehen, sceneggiatore e autore per la radio francese France Culture, con il quale ha già collaborato per il fumetto Quatorze juillet (al momento inedito in Italia).

Nel momento in cui scriviamo non sono ancora stati diffusi dettagli sulla trama, né sull’edizione italiana, la quale molto probabilmente sarà pubblicata da Rizzoli Lizard così come tutti i fumetti di Corto Maltese.

Leggi anche: Nel segno di Hugo Pratt. Una nuova spazialità nel fumetto

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“Bastien Vivès realizzerà un fumetto di Corto Maltese” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

Un po’ di pagine in anteprima da “Gli uomini della settimana” di Bilotta e Ponchione

uomini settimana bilotta panini

In anteprima presentiamo una selezione di pagine da Gli uomini della settimana, nuovo fumetto supereroistico prodotto da Panini Comics, scritto da Alessandro Bilotta (Mercurio LoiDylan Dog: Il pianeta dei morti) e disegnato da Sergio Ponchione (ObliquomoMemorabilia), con i colori di Nicola Righi.

L’albo, in libreria e fumetteria dal 24 giugno, è un cartonato di 80 pagine in formato comic book (17×26 cm) al prezzo di 14,00 euro, e si può già ordinare online.

sergio ponchione
gli uomini della settimana panini bilotta ponchione
gli uomini della settimana bilotta panini

La storia era stata anticipata lo scorso dicembre con un albo speciale distribuito gratuitamente dalle fumetterie in occasione del Free Comic Book Day 2020. In quell’occasione gli autori avevano dichiarato: «Gli Uomini della Settimana sono supereroi concettuali, e in questo sono i primi nella storia, non c’è dubbio! I supereroi sono degli strambi che salvano il mondo, questi non salvano neanche il mondo».

«I supereroi sono degli strambi che salvano il mondo. A volte non salvano neanche il mondo», ha detto Alessandro Bilotta in un comunicato stampa. «Ho lavorato su tanti generi narrativi e stili grafici, tutti tasselli in qualche modo debitori del mosaico delle mie passioni di lettore e appassionato di fumetti. Fra quelli ancora mancanti, ne sognavo uno particolarmente importante che avrebbe simboleggiato un grande amore che mi accompagna dall’infanzia: i supereroi. Gli Uomini della Settimana sono finalmente quel tassello», ha aggiunto Sergio Ponchione.

Di seguito, la descrizione ufficiale del fumetto e una pagina in anteprima mostrata dall’editore sul catalogo.

Chi sono gli Uomini della Settimana? Supereroi. Disadattati. Miti. Imbroglioni. Dipende a chi lo chiedete. Sorti durante la Seconda Guerra Mondiale, sono diventati – loro e nostro malgrado – parte dell’immaginario italiano. Ma ora qualcuno li vuole morti. E potrebbe aver trovato il loro punto debole. Il primo, psichedelico, volume della saga di Alessandro Bilotta e Sergio Ponchione.

Leggi anche:

  • Bastien Vivès realizzerà un fumetto di Corto Maltese
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DC Comics ha cancellato “Batman/Superman”

batman superman cancellata dc comics

Secondo quanto riporta Newsarama, DC Comics ha cancellato Batman/Superman, serie a fumetti iniziata nel 2019, che terminerà la sua corsa con il numero 22 in distribuzione negli Stati Uniti il prossimo settembre.

Batman/Superman, che proponeva storie con protagonisti i due personaggi principali di DC Comics, era attualmente scritta da Gene Luen Yang, pluripremiato autore di graphic novel come American Born Chinese e Dragon Hoops, che in passato aveva già realizzato diverse storie di Superman.

Questa era la seconda serie di Batman/Superman varata dall’editore. La prima era stata pubblicata tra il 2014 e il 2016, per un totale di 32 numeri. Tra il 2003 e il 2011 DC Comics aveva inoltre pubblicato Superman/Batman, durata più di 80 numeri e le cui prime storie erano state realizzate da Jeph Loeb ed Ed McGuiness.

Leggi anche:

  • Le “epoche oscure” di Marvel Comics stanno arrivando
  • Il Batman di colore avrà una sua serie a fumetti
  • DC Comics dice che Batman non fa sesso orale

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La serie “Lupin III – Ritorno alle origini” è su Amazon Prime Video

lupin ritorno origini amazon

La serie animata Lupin III – Ritorno alle origini è stata resa disponibile in streaming su Amazon Prime Video in collaborazione con Yamato Video.

Si tratta della quinta serie televisiva animata del ladro gentiluomo creato dal fumettista giapponese Monkey Punch e ha la particolarità di essere ambientata in Francia.

L’anime, diretto da Yūichirō Yano per il character design di Hisao Yokobori e realizzato nel 2018 per festeggiare il cinquantesimo anniversario del personaggio, si svolge poco dopo il termine delle vicende narrate nella serie Lupin III – L’avventura italiana. I 24 episodi, che sono stati trasmessi per la prima volta in Italia sulla rete televisiva Italia 1 a cavallo tra il 2018 e il 2019, sono suddivisi in quattro archi narrativi intervallati da episodi commemorativi autoconclusivi.

La serie non era presente insieme alle altre novità di Amazon Prime Video di giugno comunicate a inizio mese, a differenza di Lupin III – La donna chiamata Fujiko Mine, resa disponibile la settimana scorsa.

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Il fumetto ispirato a un album dei Public Enemy

fumetto public enemy

Il cantante dei Public Enemy Chuck D è al lavoro su un fumetto ispirato all’album Apocalypse 91… The Enemy Strikes Black, il quarto realizzato dalla band rap di New York, pubblicato nel 1991.

Intitolato Apocalypse 91: Revolution Never Sleeps, il fumetto sarà pubblicato da Z2 Comics e UMe – editori dediti alla realizzazione di albi legati al mondo della musica – in collaborazione con l’etichetta discografica Def Jam Recordings.

Insieme a Chuck D, che contribuirà anche con disegni, lavoreranno i fumettisti Troy-Jeffrey Allen (Villain: All Caps), Che Grayson (Batman: Leggenda urbana), Evan Narcisse (Black Panther) e Regine Sawyer (Dark Nights: Death Metal), creando storie di fiction ambientate in vari periodi storici, tutte legate dal tema della ribellione alle autorità.

Apocalypse 91: Revolution Never Sleeps sarà distribuito a novembre 2021, un mese dopo il trentesimo anniversario dell’uscita dell’album a cui si ispira.

Leggi anche: 5 motivi per leggere “Hip Hop Family Tree” di Ed Piskor

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Vero-falso: su “Yoga” di Emmanuel Carrère

Il momento dell’uscita in Francia del nuovo romanzo di Emmanuel Carrère Yoga è stato accompagnato da una polemica che mi pare interessante per almeno due punti di vista che permettono di non derubricare la cosa a semplice cronaca o pettegolezzo letterario. La seconda ex moglie dello scrittore francese, la giornalista Hélène Devynck, ha scritto infatti un articolo per “Vanity Fair” dove denunciava il fatto che lo scrittore parlasse di lei e della figlia senza rispettare gli accordi legali presi dopo la separazione (un’effettiva violazione che pare abbia portato Carrère a tagliare e modificare delle parti del romanzo) e, inoltre, sottolineava come Carrère non fosse sincero nel libro, ma invece romanzasse la sua vita, e quella di Devynck, introducendo degli elementi inventati.

Se ovviamente dal punto di vista degli accordi legali tra due persone separate c’è poco da commentare, credo sia invece più interessante indagare la seconda rimostranza dell’ex moglie, l’invenzione dello scrittore, perché anche se fosse, come ha scritto lei, «architettata per esaltare l’immagine dell’autore e completamente estranea a quello che io e la mia famiglia abbiamo passato insieme a lui», ci troveremmo esattamente nei territori cari a Carrère, quelli che hanno segnato l’aspetto stilistico più importante, oltre che il successo, della sua opera.

Yoga, pubblicato in Italia come tutta l’opera di Carrère da Adelphi con la traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala, è incentrato sul racconto della depressione dello scrittore, costretto a quattro mesi di ospedale psichiatrico con una massiccia dose di elettroshock a causa dell’identificazione di un disturbo bipolare («episodio depressivo maggiore, caratterizzato da elementi di malinconia e idee suicidarie, in un quadro di disturbo bipolare di tipo II» riporta la cartella clinica del Saint-Anne dove Carrère ha trascorso quattro mesi, cartella che nel suo proseguo riporterà anche la «richiesta di eutanasia» del paziente). Dentro e attorno a questa storia, che non appare subito nel libro ma che viene preparata alla perfezione dallo scrittore come al solito con il suo stile affabulatorio e accattivante, incontriamo altre esperienze che hanno segnato Carrère e che, in maniera diversa, hanno contribuito o mitigato la sua depressione, come la conoscenza del dolore profondo di un gruppo di giovani profughi a Leros (tra le pagine più belle del libro con le sue descrizioni di persone e luoghi, Frederica, Atiq o il Pikpa, con le storie degli aspiranti richiedenti asilo impegnati nell’esercizio di scrittura “The night before I left”), l’attentato a Charlie Hebdo o un ritiro dedicato alla tecnica di meditazione Vipassana.

Il racconto del disagio psichico, della «tachipsichia», come una tachicardia, ma al cervello, che lo porterà a quattordici sedute di elettroshock, obbedisce al desiderio di autodistruzione che l’autore non smette mai di sottolineare: «Una catastrofe che non è scaturita da circostanze esterne, non è scaturita da me, dalla mia possente tendenza all’autodistruzione da cui, presuntuoso com’ero, mi credevo guarito, e che si è manifestata con una violenza senza precedenti e mi ha scacciato per sempre dal mio recinto».

Una simile materia, così profonda da lasciare probabilmente un solco inarginabile nell’opera dello scrittore come ha suggerito Luca Bevilacqua, richiede un patto assoluto con la verità? Forse, ma non sicuramente, e questo non credo possa dunque essere utilizzato come un grimaldello teorico per indagare questo libro in cui si ritrovano condensate molte delle facce dello scrittore che il fedele lettore ha imparato a conoscere e, probabilmente, ad ammirare e rispettare. Sono molte nel libro le riflessioni di Carrère sulla sua scrittura dove si potrà ritrovare quell’ambiguità rispetto al vero che attraversa tutta la sua opera, quegli spazi di incertezza in cui è continuamente avviluppato il lettore senza alcuna possibilità di approdo sicuro: «Quando penso alla letteratura, al genere di letteratura che faccio, di una sola cosa sono fermamente convinto: è il luogo in cui non si mente. […] Le cose che scrivo forse sono narcisistiche e vane, ma non sono false. Posso affermare serenamente, potrò affermarlo serenamente davanti al tribunale degli angeli, che scrivo ciò che mi passa per la testa, ciò che penso, ciò che sono, di cui non vado certo fiero, “senza ipocrisie” , come vuole Ludwig Borne. Ma Ludwig Borne vuole anche che lo si scrive senza snaturarlo, ed è quello a cui in genere anche io aspiro, ma in questo caso è diverso. Di questo non posso dire quello che con orgoglio ho detto di molti altri: “è tutto vero”».

Come dobbiamo valutare questa dichiarazione? Dobbiamo credere a un autore che qui confessa di mentire, o quantomeno di inventare, quando dice che in ogni altro suo libro racconta il vero? È questo lo spazio narrativo dove si adagia l’opera di Carrère e certamente non è escluso da questo meccanismo narrativo ciò che emerge e viene confessato in questa citazione, e in altre numerose occasioni, l’aspetto narcisistico della personalità dell’autore. Prendiamo per esempio il ritiro spirituale Vipassana con cui si apre il libro e a cui decide di partecipare Carrère: dieci giorni in una località isolata nel bosco, il divieto di parlare, il dovere di meditare (esercizio nel quale l’autore ha una lunga esperienza e che doveva costituire l’agile libretto che si è trasformato nel ben più totalizzante Yoga), l’assenza di qualsiasi strumento per scrivere o rimanere aggiornati su ciò che accade nel mondo. Già dalle prime pagine capiamo subito che anche in questa situazione, certamente di un’importanza minore rispetto al rapporto con la moglie o con la figlia per esempio, il tarlo fondamentale della sua opera (e, viene da aggiungere, della vita di Carrère conoscendolo attraverso i suoi libri), il criticato e questionato narcisismo, fa la sua comparsa.

Perché ancora una volta Carrère ci racconta non cosa sia o come funzioni questo ritiro, o almeno non solo, ma quale è lo stato d’animo con cui lo affronta, riassumibile in una sfida di resistenza con se stesso, nel desiderio di dimostrare la sua capacità di controllo dell’io. Ma ciò di cui il lettore si accorge analizzando le storie che racconta Carrère è un desiderio, in fondo incancellabile, di sperare, nel fondo nella propria coscienza, che tutto volga al peggio, spinta ancestrale al negativo che si agita nello spirito di Carrère e che porta anche a una concezione ben precisa del tracollo psichico: «Non per vantarmi, ma posseggo un autentico talento nel trasformare una vita a cui non manca niente per essere felice in un vero e proprio inferno, e non permetto a nessuno di minimizzare questo inferno: è reale, terribilmente reale».

Carlo Mazza Galanti ha scritto giustamente che Yoga non è un libro sulla depressione, quanto invece un libro prodotto dalla depressione dove quest’ultima batte la letteratura e il lettore si percepisce, a differenza di altre opere di Carrère, come un semplice spettatore invitato talvolta, anche delicatamente, alla compassione. Scrive Carrère nelle pagine che anticipano il racconto della depressione intitolato Storia della mia pazzia: «Quello che cerco di fare, nella vita, è diventare una persona migliore – un po’ meno ignorante, un po’ più libera, un po’ più amorevole, un po’ meno assillata dal proprio ego. E cerco di diventare una persona migliore perché così sarò uno scrittore migliore. Che cosa viene prima? Qual è il mio vero scopo? Nei giorni buoni mi dico che è come se fossero due cavalli aggiogati insieme – e, lo ricordo, è proprio questo l’originario significato della parola yoga: giogo al quale si attaccano, insieme, due cavalli o due bufali. Nei giorni meno buoni mi sento un impostore. Scrivo per diventare una persona migliore, è vero, scrivo perché mi piace scrivere, scrivo per il gusto del lavoro ben fatto, scrivo perché è il mio modo di conoscere la realtà. Ma scrivo anche per essere acclamato e ammirato, e questa non è di sicuro la maniera migliore per diventare una persona migliore. Il mio lavoro è il baluardo del mio ego». Ecco che allora in alcuni momenti di questo libro il narcisismo di Carrère si sgretola e Yoga offre al lettore una descrizione forse anche pietosa dell’autore, certamente molto umana.

È tutto vero? Quanto c’è di inventato? Non importa. D’altronde Lacan scriveva che «”io so quel che dico” è ciò che non posso dire. E questo precisamente da quando c’è Freud, e l’inconscio da lui introdotto. L’inconscio non vuole dire niente se non vuol dire questo: che qualunque cosa io dica e in qualunque posto mi sostenga, anche se mi sostengo bene, non so quel che dico». Carrère non sa quel che dice, o forse finge di non saperlo, ma la descrizione di un uomo solo, malato e intrappolato nelle sue idiosincrasie fa di Yoga uno dei libri più sinceri di Carrère, oltre che una disamina, profonda e perturbante, dell’animo umano, dei fantasmi che possono improvvisamente insorgere nella vita di ogni uomo.

 

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“Vero-falso: su “Yoga” di Emmanuel Carrère” è stato scritto da Matteo Moca e pubblicato su minima&moralia.

I poeti appartati: Nunzio Festa

Calipso. Che cos’è la vita eterna se non questo accettare l’istante che viene e l’istante che va? Che cosa  è stato finora il tuo errare inquieto? Odisseo. Se lo sapessi avrei già   smesso… Quello che cerco l’ ho nel cuore come te. Dialoghi con Leucò, Cesare Pavese

Per il libro in uscita di Nunzio Festa ho scritto questa nota che riporto qui sperando possa indurre qualche lettore a seguire le strade storte dei poeti appartati. effeffe

Quando ho letto questo nuovo lavoro di Nunzio, è al mito che ho pensato e se il passo faceva risuonare in me i dialoghi pavesiani, al posto degli dei pagani ho ritrovato gli echi di certe sagre del Sud, scomposte e pagane seppure ammantate di cristianesimo ufficiale. Dalla Festa alla Sagra, dalla poesia di denunzia a quella dell’Annunziata. La silloge   una lettera d’amore al femminile, da uomo “marcio per l’otto marzo “, non alla maniera lirica dunque ma nel trambusto di quelle processioni che a Matera si fanno per la Madonna Bruna, nascondendo la santa donna per poi distruggere il carro e le suppellettili del voto nello Strazzo, per celebrare “in viso e alle gote dei santi sui pudori della madonna”, la salvezza delle genti. C’ è una grazia nuova in questi componimenti scritti con “l’inchiostro bianco che si scioglie in redenzione”. I numi tutelari, laici della poesia, Dino Campana, Rimbaud, i poeti russi, osservano l’amore bislacco, dichiarato e non dell’autore, alla terra madre, “un’isola piena d’isola”, come quelle abitate dalle maghe che incontra Ulisse nel suo viaggio. Mi sono sempre chiesto se un viaggio per essere tale dovesse per forza essere vero o bastava immaginarselo, un po’ come quando Pier Paolo Pasolini, mettendo in scena se stesso nel Decameron, nei panni con bandana di Giotto, si chiede:  Perché  realizzare un’opera quando è bello sognarla soltanto? . “Nei vicoli mentali” a trattenere dallo sconfinamento può  essere solo la paura delle altre terre, altre isole, un terrore che   possibile sconfiggere solo con il ritorno al punto di partenza, l’amore del grembo, la frase della poesia, un tema per  fatto “ di clamori minimi, essenziali, dunque amati come un sontuoso ritornello” di quelli che come scrivevano Deleuze e Guattari, si canta a voce alta il bambino per dominare il buio della stanza.

 


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“I poeti appartati: Nunzio Festa” è stato scritto da francesco forlani e pubblicato su NAZIONE INDIANA.

Dollhouse: Emma Tammi dirigerà il thriller-horror con Selena Gomez

Dollhouse, il nuovo thriller-horror con protagonista Selena Gomez ha trovato un regista. Il sito Deadline riporta che Emma Tammi è stata reclutata per la regia del film che è stato paragonato al thriller psicologico Il cigno nero di Darren Aronofsky che è valso a Natalie Portman il suo primo Oscar.

Gomez oltre che recitare in “Dollhouse” sarà anche produttrice del progetto che sarà ambientato nel mondo della scena della moda d’élite di New York. Tammi in precedenza ha diretto l’horror sovrannaturale a tinte western The Wind ed episodi delle serie tv The Left Right Game e Into the Dark.

Adam Fogelson, presidente di STXfilms Motion Picture Group parla della regista: [Tammi] ha un incredibile senso della storia, del ritmo e del tempismo che è ugualmente abbinato al suo occhio per immagini indimenticabili.

Selena Gomez debutta in tv da bambina recitando nella serie televisiva Barney e successivamente in varie serie tv della Disney. Dal 2007 al 2012 è protagonista nella serie I maghi di Waverly e nel frattempo lancia anche la sua carriera musicale che nel 2020 ha visto la pubblicazione del terzo album “Rare”, il cui singolo apripista “Lose You to Love Me” ha regalato alla cantante la sua prima numero uno nella Billboard Hot 100 statunitense. I crediti sul grande schermo di Gomez includono ruoli in Another Cinderella Story, Ramona e Beezus, Cattivi vicini 2, Spring Breakers – Una vacanza da sballo, Un giorno di pioggia a New York e naturalmente come voce di Mavis nei film animati della serie Hotel Transylvania di cui è in uscita nelle sale un quarto film a ottobre di quest’anno. Vedremo Gomez prossimamente anche protagonista di due serie tv, al fianco di Steve Martin e Martin Short nella serie tv crime Only Murders in the Building, che segue tre sconosciuti che condividono l’ossessione per crimini reali che vedranno la loro ossessione diventare realtà e protagonista della serie tv biografica In the Shadow of the Mountain nei panni di Silvia Vasquez Lavado, vittima di violenza infantile e abbandono che ha trovato guarigione e potere nell’alpinismo.


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“Dollhouse: Emma Tammi dirigerà il thriller-horror con Selena Gomez” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

I Blu-Ray Disney in offerta fino al 70% per il Prime Day 2021

I fan più sfegatati dei classici della Disney e gli amanti del collezionismo stanno trovando nel Prime Day 2021 di Amazon pan per i propri denti. Dall’abbigliamento ai soprammobili per la casa ce n’è davvero per tutti e per i prossimi due giorni, fino alle 23.59 del 22 giugno, a scendere drasticamente di prezzo sono anche tutti i DVD e Blu-Ray Disney che in alcuni casi vengono proposti in offerta con un risparmio del 70%.

Edizioni singole, edizioni da collezione ed edizioni speciali di tutti i principali film d’animazione della Disney, da Bambi a Lilli e il Vagabondo, passando per capolavori più recenti come Frozen e Ralph Spaccatutto. Chi non ha ancora completato la propria collezione di classici Disney può approfittare subito delle offerte, mentre chi è alla ricerca di qualcosa di particolare troverà qualche chicca da non perdere.

Lilo E Stitch (Special Edition)

Lilo E Stitch (Special Edition)

Valanga di contenuti extra per l’edizione speciale in 2 DVD di Lilo E Stitch, a cominciare dal finale alternativo escluso dal montaggio originale e mai visto prima.

Disco 1:

  • Commento Audio
  • Video Musicale “Your Ohana”
  • DisneyPedia: Hawaii – Le Isole di Aloha
  • Gioco: Crea il gioco dell’esperimento alien
  • A tempo di Stitch: segui il percorso di Stitch nel mondo Disney
  • Lezione di Hula, il ballo
  • “Burning Love”: dietro le quinte con Wynonna
  • “I Can’t Help Falling In Love With You” video musicale degli A-Teens
  • L’animazione del ballo dell’Hula
  • Le scorribande di Stitch: teaser trailer cinematografico
  • Video musicale di Gareth Gates:”Suspicious Minds”
  • Lilo & Stitch – Making of

Disco 2:

  • Selezione delle scene del documentario
  • Note al documentario
  • Mulan: “La decisione di Mulan”
  • Camminare e cadere: una conversazione tra Joe Grant e Dean DeBlois
  • La galleria fotografica di Chris
  • La storia di Stitch
  • Conversazione illustrata: Andreas Deja parla di Lilo
  • A pesca con Ric
  • Ric Sluiter intervista Maurice Noble
  • Dumbo: “L’arrivo del treno”
  • Conversazione illustrata: Alex Kupershmidt parla di Stitch
  • Lo style book di Sanders
  • La nuova sequenza di Dean Pitches: la versione preliminare dell’Angelo affetto da disfunzione
  • I teaser trailer di Lilo & Stitch
  • Scene eliminate e versioni preliminari

Robin Hood (Special Edition 40° Anniversario)

Robin Hood

Un classico della letteratura, un classico dell’animazione Disney: è Robin Hood, l’eroe della foresta di Sherwood che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Divertimento, emozioni e sentimento animato le sue gesta spericolate, quelle del fedele amico Little John e della loro banda. Robin Hood:tanti personaggi indimenticabili e una splendida colonna sonora per una storia che conquista gli spettatori di tutte le età.

L’edizione speciale in Blu-Ray Disney in offerta include:

  • Trama eliminata “Lettere d’amore”
  • Finale alternativo
  • Galleria d’arte
  • Corto “Laggiù nel medioevo”
  • Canta con noi
  • Selezione canzoni Disney

La Spada Nella Roccia (Special Edition 50° Anniversario)

La Spada Nella Roccia

L’antica leggenda della Spada nella Roccia rivive in tutto il suo magico fascino in questo splendido lungometraggio. Re Artù è un ragazzino un po’ impacciato che risponde al nome di Semola e Mago Merlino, che si è assunto il compito di educare il futuro Re, è uno strambo vegliardo dalla lunga barba sempre in lite con Maga Magò.

L’edizione speciale in Blu-Ray include:

  • Magica musica: i fratelli Sherman
  • Canta con noi
  • All About Magic (estratto)
  • Corto: “Cavaliere per un giorno”
  • Corto: “L’ammazzasette”
  • Inizio alternativo

Il Libro Della Giungla (Edizione speciale)

Il Libro Della Giungla

La giungla come non l’avete mai vista! Il Libro della Giungla, il classico firmato Disney ritorna a ritmo di Swing con un sensazionale restauro digitale.
Sei pronto ad accompagnare il piccolo Mowgli in un’avventura incredibile nel cuore della giungla? Lasciati accompagnare dal simpaticissimo orso Baloo, che ti insegnerà a vivere con “Lo Stretto Indispensabile”; fidati di di Bagheera, la saggia vecchia pantera e preparati a tante risate con Re Luigi, l’orangotango scatenato! Ma stai attento all’astuta tigre Shere Khan e a Kaa, il più sssssubdolo tra i ssssserpenti della giungla.

L’edizione speciale in Blu-Ray include:

  • I wan’na be like you: passare il tempo al Disney’s Animal Kingdom
  • Finale alternativo
  • Crescere con i Nine Old Men
  • Contenuti speciali del DVD classico

Fantasia (Edizione Speciale)

Fantasia

Il capolavoro classico di Walt Disney è una stravaganza di immagini e suoni – ora brillantemente presentati in una nuovissima versione digitale restaurata. Non solo, commenti interessanti e nuovi extra entusiasmanti vi faranno rivivere l’esperienza di Fantasia facendo ammirare ai più appassionati cinefili questo capolavoro musicale come mai prima d’ora. Nessuna collezione Disney per famiglie è completa senza Fantasia. Vedrete la musica prendere vita, ascolterete le immagini che si trasformano in canzoni e proverete le sensazioni straordinarie che solo un capolavoro può regalarvi.

L’edizione speciale in Blu-Ray include:

  • Commenti Audio dello storico Disney Brian Sibley
  • Il museo della famiglia Disney
  • Galleria d’Arte interattiva
  • Il diario di Shulteis

Gli altri DVD e Blu-Ray Disney in offerta su Amazon

Ecco un breve elenco di tutti gli altri capolavori Disney che resteranno in offerta per i prossimi due giorni in occasione del Prime Day:

  • Gli Aristogatti (Special Edition)
  • Frozen II Il Segreto Di Arendelle
  • Le Avventure Di Peter Pan (Special Edition)
  • Le follie dell’imperatore
  • Hercules
  • Il gobbo di Notre Dame
  • Il re leone 2: Il regno di Simba

Frozen II Il Segreto Di Arendelle

  • Pomi d’ottone e manici di scopa
  • Mulan 2
  • Pocahontas
  • La Bella E La Bestia
  • Le avventure di Bianca e Bernie
  • La Sirenetta (Edizione speciale)
  • La carica dei 101 (Edizione Speciale)

Pocahontas

  • Biancaneve E I Sette Nani
  • Il Re Leone
  • Aladdin
  • Alice nel paese delle meraviglie
  • Il gobbo di Notre Dame
  • Ralph Spaccatutto

Alice nel paese delle meraviglie

Tutti i vantaggi di Amazon Prime

I prezzi scontati per il Prime Day 2021 sono riservati soltanto agli utenti Prime di Amazon. Se non avete ancora sottoscritto l’abbonamento potete farlo velocemente a questo indirizzo. La sottoscrizione ad Amazon Prime non vi dà diritto soltanto alla valanga di offerte proposte in questi giorni, ma vi garantisce anche la spedizione veloce e gratuita su migliaia di prodotti, l’accesso gratuito ad Amazon Music e Prime Video e molto altro.


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“I Blu-Ray Disney in offerta fino al 70% per il Prime Day 2021” è stato scritto da Redazione Blogo e pubblicato su Cineblog.

Stasera in tv: “Conta su di me” su Canale 5

Cast e personaggi

Elyas M’Barek: Lennard “Lenny” Reinhard
Philip Noah Schwarz: David Müller
Nadine Wrietz: Betty Müller
Uwe Preuss: dr. Reinhard
Lisa Bitter: dr. Julia Mann
Jürgen Tonkel: sig. Petry

Doppiatori italiani

Nanni Baldini: Lennard “Lenny” Reinhard
Riccardo Suarez: David Müller
Laura Romano: Betty Müller
Antonio Sanna: dr. Reinhard
Benedetta Degli Innocenti: dr. Julia Mann

La trama

Fare festa ogni sera, sballarsi, finire con una macchina sportiva dentro la piscina della propria casa è l’idea che Lenny ha del divertimento, e godersi la vita è l’unica cosa di cui gli importi. Il ragazzo vive ancora con il padre e sperpera tutti i suoi soldi, vivendo con leggerezza e superficialità ogni tipo di rapporto umano. Il quindicenne David lotta invece ogni giorno anche solo per uscire all’aria aperta nello scialbo complesso di periferia in cui vive: è affetto da una grave malattia cardiaca sin dalla nascita e nessuno sa se riuscirà mai a festeggiare il suo sedicesimo compleanno. Questi due mondi si scontrano quando il papà di Lenny, famoso cardiologo, costringe il figlio a prendersi cura del suo giovane paziente. Ma l’universo di David è fatto di sale operatorie e cliniche, mentre quello di Lenny di donne, locali e feste. Come faranno queste due esistenze a convergere? Lenny, obbligato dall’impegno impostogli dal padre, decide di aiutare David a realizzare tutte quelle esperienze che bisogna vivere almeno una volta nella vita prima che sia troppo tardi: comprare vestiti firmati, incidere una canzone, rubare una macchina… Ben presto però Lenny si rende conto che la vita di David è appesa a un filo e che prendersi cura del ragazzo è una responsabilità troppo grande per un buono a nulla come lui. Tra i desideri di David però c’è ancora il più importante da realizzare: conoscere una ragazza e innamorarsene! Come farà Lenny ad aiutarlo? Superate le resistenze iniziali, tra i due nascerà un’amicizia così importante, intensa e sentita da vincere qualsiasi ostacolo.

Note di regia

Oliver Berben (produttore) è venuto da me. Lui e sua moglie avevano visto e apprezzato molto “L’amore ai tempi della malattia”. Ha immaginato di creare un’atmosfera simile per “Conta su di me ” di cui si era assicurato i diritti. Il libro scritto da Daniel Meyer e Lars Amend descrive i due personaggi principali che vanno al cinema e sono entusiasti di vedere il mio film “Gli uomini fanno quello che possono” . Oliver lo ha considerato un segno dal cielo. Io sono subito entrato in sintonia con il libro. È una storia assolutamente incredibile che ti investe, ti prende emotivamente, ma ha anche momenti molto divertenti e leggeri che ti fanno ridere. È una parte da sogno per Elyas M’Barek, la cui interpretazione è fantastica e molto realistica. È stato bellissimo lavorare con lui perché dà sempre il massimo e non molla mai, finché non ha ottenuto il meglio da ogni scena. Al suo fianco, per l’altro ruolo da protagonista, abbiamo scelto un debuttante, Philip Schwarz, che in precedenza era stato solo un sostituto in “The red band society”, serie televisiva statunitense. [Marc Rothemund]

Curiosità

  • Tratto da una storia vera, raccontata nel bestseller tedesco ​”Dieses bescheuerte Herz: Über den Mut zu träumen”​ di Daniel Meyer e Lars Amend, “Conta su di me” è una commovente avventura sulla gioia e la speranza per il futuro e sulla nascita di un’intensa amicizia: quella di una nuova “strana coppia” del grande schermo, che ha conquistato il ​Giffoni Film Festival 2018​​, dove il film è stato insignito del Gryphon Award 2018 nella sezione ​Generator +13​​.
  • Marc Rothemund, nato il 26 agosto del 1968, è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico tedesco. Tra i suoi principali lavori dietro la macchina da presa ricordiamo ​“La rosa bianca – Sophie Scholl” (nominato agli Oscar come miglior film straniero) ​“Pornorama”, che racconta le vicende di due fratelli operai a Monaco di Baviera negli anni ’70, ​“L’amore ai tempi della malattia” e ​“Gli uomini fanno quello che possono”.
  • Le musiche originali di “Conta su di me” sono del compositore australiano Johnny Klimek (Il nascondiglio del diavolo – The cave, La terra dei morti viventi, Profumo – Storia di un assassino, I Frankenstein). “Conta su di me” è la seconda collaborazione di Klimek con il regista Marc Rothemund dopo “La rosa bianca – Sophie Scholl”. Klimek è stato anche scelto per musicare il sequel Matrix 4 in uscita il 22 dicembre 2021.


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“Stasera in tv: “Conta su di me” su Canale 5” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Io sono nessuno 2: Derek Kolstad sta lavorando alla sceneggiatura

Io sono nessuno 2 aka Nobody 2 è in sviluppo, a confermarlo il regista Ilya Naishuller in una intervista con il sito JoBlo. Ilya Naishuller, regista dell’originale Io sono nessuno e in precedenza dell’adrenalinico action in soggettiva Hardcore!, ha rivelato che una sceneggiatura per il sequel è già in fase di scrittura ad opera di Derek Kolstad, anche se al momento il sequel non ha ancora avuto luce verde.

Ci sono un sacco di storie che possono essere raccontate in questo mondo, con il personaggio di Hutch. So che Derek ha iniziato a lavorare al sequel…Se accadrà, il tempo lo dirà, ma tutti i semi necessari sono stati piantati.

Dalla penna dello sceneggiatore di John Wick, Io sono nessuno è stato un successo a sorpresa e un film davvero coinvolgente anche grazie ad un protagonista strepitoso. Il film, una sorta di “John Wick incontra RED”, vede Bob Odenkirk nei panni di Hutch Mansell, un padre di famiglia all’apparenza mediocre e succube della routine che diventa accidentalmente il bersaglio di un vendicativo e psicopatico signore della droga dopo aver difeso una ragazza su un autobus molestata da un gruppo di teppisti ubriachi. “Io sono nessuno” ha incassato nel mondo 61 milioni di dollari da un budget di 16 milioni e ha ricevuto recensioni generalmente positive da parte della critica e del pubblico, che hanno particolarmente elogiato le impressionanti coreografie di lotta, le esplosive scene d’azione e naturalmente la performance di Odenkirk.

Lo scorso aprile Derek Kolstad ha rivelato di avere già in mente una scena di apertura per “Io sono nessuno 2”, che la moglie di Hutch interpretata da Connie Nielsen avrebbe avuto un ruolo più attivo e secondo quanto abbiamo visto nella scena a metà dei titoli di coda ha anche suggerito un ritorno nel sequel del padre di Hutch, un agente dell’FBI in pensione (interpretato da Christopher Lloyd) e RZA nei panni di Harry, il fratellastro di Hutch, mentre guidano verso un luogo sconosciuto in un camper zeppo di armi mentre aggiornano Hutch su qualche nuova missione in ballo.


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“Io sono nessuno 2: Derek Kolstad sta lavorando alla sceneggiatura” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

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