Crea sito

L’anno che verrà ai tempi della “Nuova normalità”

di MASSIMO COPPOLINO

Un giorno, non troppo lontano, la verità verrà fuori. Verrà fuori sotto forma di morti in aumento costante e di privazione di ogni libertà.

Allora certa gente capirà che le mascherine per strada sono solo un simbolo, un bavaglio, che indica asservimento al potere. Capirà che i vaccini di nuova generazione (solo quelli, non tutti i vaccini) stanno sterminando la popolazione. Ma quando ciò avverrà sarà tardi. Essi saranno stati già “marchiati”, identificati, classificati in base alla obbedienza al potere,  i loro soldi (trasformati in soldi virtuali) potranno essergli tolti o donati a seconda del loro grado di servilismo, in base alla loro abilità a rinunciare alla libertà di pensiero e di opinione (anche scritte), alla loro libertà di movimento ed alla proprietà privata.

Vorranno scappare, ma loro non potranno fare nulla perchè, non esistendo il contante, non potranno prelevare e conservare al sicuro nulla! Lo capiranno quando verranno eliminati i bancomat e la carta moneta.

Crederanno che sarà per combattere l’evasione e la delinquenza, ma poi vedranno che circolerà ancora più droga e ci sarà più prostituzione. Lo capiranno quando ben l’80% dei lavoratori pubblici sarà dirottato a fare Smart working e non potrà muoversi da casa se, ogni 6 mesi, non si sottoporrà a questo o quel vaccino. Lo capirà quando vedrà schizzare alle stelle i morti per cancro o malattie coronariche. Quando scoprirà che si può abortire anche al nono mese, trasformando l’omicidio del proprio figlio in un diritto. Lo capirà quando vedrà le ragnatele sopra le giostre del parco, oramai ammuffite perchè i bambini non ci possono più giocare. Lo capirà quando vedrà le macerie dove prima c’erano cinema, teatri, oratori.

Ma tutto questo inizierà tra il 2023 e il 2025. Fino ad allora continueremo a indossare mascherine, lavarci le mani con il gel e ci saremo dimenticati cosa vuol dire un abbraccio, una stretta di mano, un bacio, un sorriso… anzi, ne avremo inconsciamente terrore!

Una società di misantropi, paranoici, ipocondriaci e anaffettivi. Non chiedo a voi di credermi per forza, ma potete scommetterci: per quanto voi facciate rinunce, per quanti vaccini vi facciate, dimenticatevi della vecchia vita, dei compleanni in casa con gli amici, delle discoteche, delle pizze e birra con 30 persone, dei falò sulla spiaggia a ballare, avremo falò con gente distanziata a due metri, con le mascherine, che continuerà a salutarsi come se fosse una tribù di pinguini, che canteranno con le visiere e mangeranno separati dai plexiglass.

Perchè sarà questa la “Nuova normalità” di cui tanto parlano i politici già da marzo 2020. Sono un pazzo? Avete mai visto in passato (possibilmente in questo secolo) una pandemia dove si sono limitate le libertà individuali? No. Eppure le altre pandemie da SARS erano molto più contagiose di questa (R0=2,5 vs R0=1,3). Avete mai visto una pandemia dove i morti sfilavano per le strade? Dove si contavano a centinaia di migliaia? No. Eppure le precedenti pandemie di SARS (2002 e 2012) erano molto più letali di questa! (11% e 35% vs 3%).

Ricordatelo: per quanti vaccini voi facciate, per quante mascherine portiate, per quanto manterrete le distanze, per quante rinunce facciate, non tornerete mai più alla normalità. È deciso (Agenda 2030 dell’ONU e “Road map” 2023 della Unione Europea), e non si torna indietro, finché a decidere della nostra vita saranno le multinazionali in accordo coi governanti da loro scelti.

The post L’anno che verrà ai tempi della “Nuova normalità” appeared first on Miglioverde.

___________

“L’anno che verrà ai tempi della “Nuova normalità”” è stato scritto da Leonardo e pubblicato su Miglioverde.

La criminalizzazione del dissenso: i regimi non si smentiscono

di CJ HOPKINS “I governi e i loro portavoce, i media corporativi, ci stanno dicendo che “l’obiezione alla loro autorità” non sarà più tollerata, né il dissenso dalle loro narrazioni ufficiali” Uno dei tratti distintivi dei sistemi totalitari è la criminalizzazione del dissenso. Non solo la stigmatizzazione del dissenso o la demonizzazione del dissenso, ma…

Questo contenuto è disponibile solo per gli utenti registrati. Visita il sito per maggiori informazioni.

The post La criminalizzazione del dissenso: i regimi non si smentiscono appeared first on Miglioverde.

___________

“La criminalizzazione del dissenso: i regimi non si smentiscono” è stato scritto da Norman Facco e pubblicato su Miglioverde.

Sondaggio Tecnè (15 maggio 2021)

Sondaggio Tecnè (15 maggio 2021)

Il 15 maggio 2021 sono state pubblicate sul sito internet dell’Agenzia Dire le nuove intenzioni di voto realizzate da Tecnè.

Le intenzioni di voto

Non si ferma la crescita di Fratelli d’Italia, oggi al 19% è a un passo dal Partito Democratico.

Torna a crescere il Movimento 5 Stelle mentre cala ancora Forza Italia.

Movimenti minimi tra i partiti minori.

La serie storica

Di seguito, proponiamo il grafico con l’andamento dei partiti politici nelle intenzioni di voto pubblicate da Tecnè nell’ultimo anno.

Per consultare l’elenco dei sondaggi Tecnè ripubblicati su Scenaripolitici.com potete andare nella sezione “Gli altri istituti”, oppure cliccare qui.

___________

“Sondaggio Tecnè (15 maggio 2021)” è stato scritto da Watcher e pubblicato su Scenaripolitici.com.

Il dito indica l’inflazione, il saggio guarda salari e mercato del lavoro

Quanto è reale il rischio di carenza di offerta di lavoro che si osserva oggi negli Stati Uniti? E che suggerimenti per le prossime riforme italiane?

Il post Il dito indica l’inflazione, il saggio guarda salari e mercato del lavoro proviene da Phastidio.net.
___________

“Il dito indica l’inflazione, il saggio guarda salari e mercato del lavoro” è stato scritto da Mario Seminerio e pubblicato su Phastidio.net.

Chiara Ferragni presenta le infradito in gomma: prezzo e commenti dei fan

Un nuovo articolo è appena entrato a far parte della Chiara Ferragni Collection: si tratta delle infradito in gomma, già praticamente sold out

Leggi tutto Chiara Ferragni presenta le infradito in gomma: prezzo e commenti dei fan su Notizie.it.

___________

“Chiara Ferragni presenta le infradito in gomma: prezzo e commenti dei fan” è stato scritto da Linda e pubblicato su Notizie.it.

Aurora Ramazzotti scatena gli haters: la foto dove appare “più vecchia di sua madre”

Una foto di Aurora Ramazzotti con la mamma Michelle Hunziker ha scatenato di nuovo gli haters: la replica della figlia d’arte

Leggi tutto Aurora Ramazzotti scatena gli haters: la foto dove appare “più vecchia di sua madre” su Notizie.it.

___________

“Aurora Ramazzotti scatena gli haters: la foto dove appare “più vecchia di sua madre”” è stato scritto da Linda e pubblicato su Notizie.it.

L’Anno del Fuoco Segreto – Il camicino da morto

La descrizione del progetto L’Anno del Fuoco Segreto, si può leggere QUI.

di Loredana Lipperini

Il camicino da morto non era una vera e propria camicia: era una maglietta bianca di lana fine con un paio di ghette in tinta, sempre candide come capelli di demone. La zia di Camilla l’aveva preso grande, 3-6 mesi e non 0-3, perché, diceva, ai bambini i vestiti sfuggono, neanche il tempo di metterglielo una volta e già non entra più. Dovrai, diceva, rimboccargli le maniche e rigirare in vita l’elastico delle ghette, ma vedrai che lo sfrutterà. E’ roba buona, diceva ancora, una bella lana morbida, che non irrita la pelle.
Camilla aveva passato la mano sulla lana: effettivamente era morbida, effettivamente era di qualità, ma le sue dita sopra quel bianco sembravano di cera, e dovette chiedere scusa e sedersi. “Mi manca l’aria”, aveva sorriso. La zia aveva sorriso a sua volta: “Eppure sei nel trimestre migliore. Il sesto mese è il più bello: meno disturbi, tanto appetito, bei sonni filati. Approfittane”. Camilla avrebbe voluto alzarsi, prendere il coltello per il pane che sporgeva dalla brocca blu e piantarlo nella gola della zia. Il camicino da morto non sarebbe stato più bianco ma rosso scuro e il suo bambino si sarebbe salvato. Perché è questo che aveva visto nella maglietta e nelle ghette: un neonato livido in una bara bianca, con le piccole mani chiuse a pugno sul petto, gli occhi serrati, vestito con quell’orribile regalo che sicuramente era dovuto a buone intenzioni, perché tutti hanno sempre buone intenzioni quando vanno a trovare una donna incinta e portano regali, che poi i regali non si dovrebbero fare prima della nascita, Camilla aveva un cassettone pieno di camicine della fortuna scarlatte, tute gialle e verdi e azzurre, scarpine, magliette così piccole che la riempivano di costernazione.
Come avrebbe potuto tenere in braccio una creatura minuscola come quella che stava per venire al mondo? Lei non era capace di far nulla, o quasi, non sapeva girare una chiave nella serratura senza il terrore di non riuscire a compiere il giro, e l’avrebbe sicuramente spezzata e sarebbe arrivato un fabbro brontolone che l’avrebbe guardata malissimo (e non avrebbe, allo stesso modo, spezzato il bambino?). Era arrivata a trent’anni pencolando in un corpo che non sapeva manovrare, e infatti a lungo l’aveva trattato malissimo, quel corpo, affamandolo fino allo sfinimento e rifiutando altro che non fosse uno spicchio mela a pranzo e uno a cena. Poi però se l’era ripreso, il corpo, anche se ancora oggi, quando invitavano amici a cena, continuava a dimenticare le portate. Serviva un vassoio di mozzarella fresca e pomodori (la pasta no, la pasta mai) e doveva alzarsi per prendere l’olio, e di nuovo per portare a tavola il sale, e poi ancora il basilico che pure aveva colto e lavato con cura, ma che misteriosamente era rimasto in cucina. La testa funzionava, quello sì, funzionava benissimo, due lauree, una in filosofia e una in psicologia, che non riusciva a mettere a frutto, se non scrivendo saggi poco accademici e molto onirici che nessuno pubblicava, ma serviva a tenersi occupata, quell’attività inconcludente, fin quando, così diceva Marco, sarebbe arrivato il bambino, e tutto sarebbe andato a posto, la testa congiunta al corpo, saldata, finalmente, dopo tutti quegli anni in cui fluttuavano ognuno in reami separati.
Da quando era rimasta incinta, in effetti, aveva vinto il corpo. Era stato un sollievo. Aveva dormito e mangiato e fatto tutto quello che non si era permessa di fare per anni (persino divorare una pizza a giorni alterni) e aveva cominciato a pensare che finalmente aveva trovato quel che cercava da quando era nata.
Finché non era arrivata la zia, col camicino da morto. Il camicino da morto era, in origine, una fiaba dei fratelli Grimm che le aveva sempre fatto paura: c’era questo morticino, un bambino bello e buono di sette anni, che continuava ad apparire in giardino, in casa, ovunque, perché la madre continuava a piangere e il camicino si inzuppava e lui non poteva dormire, e finalmente la madre smette e il bambino muore del tutto, e la Camilla bambina non se ne capacitava. Piangere doveva, quella madre, per tenere il bambino fantasma nel giardino, in cucina, dovunque volesse restare, invece di lasciarlo andare nella terra per l’eternità. Quindi, davanti al regalo della zia aveva avuto quello che si chiama presagio, e adesso, lo sapeva, il presagio si sarebbe avverato, e naturalmente sarebbe morta anche lei, subito dopo, perché a nulla sarebbe servito avere un corpo a quel punto. Una strega, la zia. Lo aveva sempre pensato, con quella faccia grassa e gentile, tutti i grassi e gentili nascondono cose orribili. Dunque, quel coltello. Dicevamo.
***
Non c’erano quando la casa è stata costruita. Sono arrivati sul colle piuttosto tardi, all’inizio della pensione, che li ha colti di sorpresa perché si sentivano ancora i ragazzi che erano stati quando si erano conosciuti, o i giovani genitori nervosi in cui si erano trasformati, e invece si trovavano a studiarsi, le caviglie gonfie di lui, i colpi di tosse da fumatrice di lei, e a rimproverarsi finché non si innervosivano a vicenda, e quello che prendeva il rimprovero più forte usciva di casa per non litigare. E’ stato proprio per smettere di uscire di casa e di litigare che una mattina – la tosse di lei era più cavernosa e le caviglie di lui violacee – , si sono seduti al tavolo della cucina, davanti a una tazza di caffè. Ha preso lei l’iniziativa.
Dovremmo andarcene, ha detto. Lui l’ha guardata subito, attento, mentre abitualmente doveva ripetergli la frase due o tre volte perché era distratto, lo era sempre stato ma ultimamente di più, quindi significava che stava pensando la stessa cosa e non aveva ancora trovato il modo di dirglielo. Si è sentita incoraggiata, e l’ha incalzato. La casa è troppo piccola. Abbiamo fatto bene a traslocare qui e a lasciare quella grande a nostra figlia. Adesso però ci diamo sui nervi a vicenda. Siamo quasi in pensione. Amiamo la montagna, ci andiamo tutte le estati, trasferiamoci.
Era cominciata così, poi era diventata un’occupazione divertente, simile a quando, da sposi giovani, sceglievano i mobili per le loro prime case. Lei immaginava una cosa, lui un’altra. Lui disegnava piantine precise, lei assemblava nella sua testa colori, tessuti, velluti incompatibili con la praticità. Avevano deciso subito la regione: dovevano essere le Marche, dove erano sempre andati, le Marche delle colline, fresche d’estate, secche e nevose d’inverno, con curve dolci e sentieri da percorrere, e anche città dove andare in cerca di una libreria o di un cinema, se ne avessero sentito il bisogno.
Partirono a fine marzo, passarono per Castelluccio di Norcia, addolorandosi per il paese ancora in rovina dopo il terremoto e per la brutta struttura che ospitava i ristoranti. Si fermarono a mangiare un panino pensando che stavano consegnando la vecchiaia a una terra che tremava ogni dieci, vent’anni. Pazienza, si era detta lei. E poi si chiese da dove nascesse il desiderio di sentirsi al sicuro. Facevano parte di una generazione che aveva avanzato controvento, era solo l’età? No, non lo era. Condividevano tutti la stessa incertezza. Lo stesso terrore, diciamolo pure. Ma sul terrore non si costruisce nulla.
Arrivarono nel piccolo borgo sopra Vallescura per comprare ricotta fresca e una forma di formaggio da riportare a casa. La pecoraia disse che c’erano due case in vendita, non molto lontano. Una era, disse, spettacolare, l’altra era una villetta comoda, con un piccolo giardino, non lontano dall’altra. Ma dovete vedere la prima, disse. L’ha costruita un famoso architetto spagnolo negli anni Settanta. Non c’è niente di simile qui. E’ tenuta su da enormi sostegni di cemento armato, sembra la casa delle streghe. E non viene giù neanche a cannonate. Il terremoto non le fa niente, a quella là.
Era bellissima, è vero. Ma finirono per comprare la villetta comoda, perché qualcosa nella casa spettacolare la rendeva inquieta, come se da quei tiranti giganteschi potesse emergere qualcosa che aveva dimenticato. Era proprio una casa stregata: una casa di spettri, ma senza spettri, piuttosto uno specchio riflettente del passato, aveva pensato, che per curve insondabili ti riporta indietro anche quando vuoi dimenticarlo. Marco era comunque contento. E lei pensava addirittura che avrebbe ritrovato quella serenità torpida che aveva provato durante la gravidanza del loro primo figlio e che era finita per sempre dopo la sua morte, trasformandosi in accettazione. Oh, certo, erano andati avanti, lei non era morta e non era impazzita, anche se nel primo anno aveva sviluppato una dipendenza da Valium che era stata difficile da vincere. Però era passata, e aveva trovato uno strano equilibro, una conversione alla normalità che sembrava impossibile per la creatura terrorizzata e nervosa, ma a suo modo geniale, che era stata in giovinezza. Si era trasformata, come gli animali che mutano il pelo, o le crisalidi, o semplicemente come gli umani, che cambiano perché non possono fare altro. E pensare che era stata a un passo dal rimanere com’era. Se avesse davvero preso il coltello, tanti anni fa, e avesse ucciso la zia. Se si fosse uccisa, quando il bambino era nato e dopo pochi giorni era morto ed era stato davvero sepolto con la maglietta e le ghette bianche. Non era avvenuto, e non aveva neanche pianto.
Non voleva piangere, questa era la verità. Aveva paura che piangendo il bambino le sarebbe tornato davanti, correndo con piedini leggeri come polvere nella stanza che aveva preparato per lui, e che le sarebbe salito in braccio mentre sedeva a leggere, e lei non se ne sarebbe accorta perché in quanto spettro non aveva peso, ma a un certo punto una piccola mano fredda le avrebbe accarezzato la guancia. Per vivere, non doveva avere fantasmi intorno. Neanche quello di suo figlio.
Un anno dopo il trasloco, decise di arrivare fino alla casa misteriosa. I tiranti in cemento armato spiovevano diagonalmente, rendendola simile a una baita interrata per metà nel terreno, in cima alla collina. Era ancora vuota. Venivano a vederla, questo sì, ma poi non se la sentivano di prendere un impegno troppo grande, in un punto così isolato. Ma lei sapeva cosa respingeva i visitatori, invece. L’aveva saputo fin dall’inizio, e forse era per questo che, dopo aver tossito tutta la notte e aver sentito nelle ossa i dolori di quella che non poteva che essere vecchiaia, aveva deciso di andare.
Sapeva anche dove, mentre saliva lentamente, ansimando quando la salita si faceva più ripida. Appena sotto la porta d’ingresso, chiusa da anni, c’erano strani, piccoli tumuli di terra. Come tombe. Le talpe, le avevano detto quando erano andati a visitare la casa. Non erano talpe, pensava. E’ che ognuno di quei tumuli aspettava il visitatore giusto. Avrebbe riconosciuto il suo.
Era quello più lontano dalla porta, infatti, e più minuscolo ancora degli altri. Si inginocchiò a terra, scavò con le mani, nulla di difficile, la terra sembrava persino fresca. La trovò quasi subito: non era neanche troppo sporca, la maglia bianca di lana fine, e neppure le ghette candide che erano subito sotto. Se la portò al viso, cercando l’odore dolce del latte che per quel bambino non c’era stato.
“Non hai mai pianto”, disse una voce, ed era una voce di uomo, dietro lei. “Non una sola lacrima”.
Camilla scosse la testa e poi, come era giusto, si sdraiò e chiuse gli occhi.

**

Immagine di Francesco D’Isa.

Loredana Lipperini è una scrittrice e conduttrice radiofonica (Fahrenheit su Radio3). Tiene corsi di letteratura fantastica e fa parte del comitato editoriale del Salone del Libro di Torino. Gli ultimi libri pubblicati sono L’arrivo di Saturno, Magia nera e La notte si avvicina (Bompiani). Il suo blog si chiama Lipperatura.

 


___________

“L’Anno del Fuoco Segreto – Il camicino da morto” è stato scritto da francesca matteoni e pubblicato su NAZIONE INDIANA.

Il “Buch der Freunde” di Domenico Mennillo

di Ornella Tajani

È uscita per le edizioni morra/e-m arts la pubblicazione dal titolo Buch der Freunde di Domenico Mennillo, che raccoglie gli scritti relativi al lavoro ventennale di lunGrabbe, duo artistico formato dallo stesso Mennillo e da Rosaria Castiglione.
Pubblico in anteprima la prima parte del testo che Ferdinando Tricarico ha dedicato a “Andromaca. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative”.

“Andromaca. Opera neoplatonica in IV stanze ricreative” di Domenico Mennillo/lunGrabbe, Palazzo dello Spagnuolo-Fondazione Morra, 2007 – ph. Gianfranco Irlanda

 

Il lavoro artistico di Domenico Mennillo, sviluppatosi nell’arco di un decennio col gruppo lunGrabbe, mostra le caratteristiche di una vera e propria architettura contemporanea, di un solido progetto culturale e non di una mera sequenza di eventi e scritture sperimentali. Architetture apparentemente fuori dal perimetro delle mura storiche della città di Napoli, ma che, a guardar bene nelle fondamenta dell’opera mennilliana, si collocano dentro e fuori la tradizione neoespressionistica partenopea. Tanti, anche intorno alla galleria di Peppe Morra, negli anni, hanno innovato la cultura locale contaminandola con le realtà internazionali più emancipate e, rifiutando coazioni autoreferenziali, (di una Napoli o euforicamente ombelicale, oppure lagnosamente in crisi d’identità), ne hanno disvelato un’anima più profonda ed universale. Ed è proprio nella dinamica intra ed extra moenia il fascino di lunGrabbe, la sua natura mutante, ampia, aperta: non solo per la costante multidisciplinarità espressiva (il teatro, l’arte, la poesia, la musica, il cinema), ma anche e soprattutto per le genìe filosofico-poetiche delle messe in scena, così rigorosamente discontinue, non lineari e plurime. In questi dieci anni, Mennillo, ha favorito l’incrociarsi di storie e mondi differenti, trovandone sintesi transitorie, verità parziali, in un laboratorio permanente qual è la vita stessa (l’artevita di matrice futurista?); da animatore-regista del gruppo lunGrabbe è stato capace di aggregare tanti soggetti per mescidazioni e di esprimere la sua forza artistica nella proposta collettiva (anche qui deludendo i sacri individualisti della napoletanitudine). A me è stato affidato il compito di leggere tra le righe del suo bel lavoro filmato, ispirato all’Andromaca nella versione di Racine, che fece una lettura della tragedia assai più materialistica e corale rispetto all’archetipo omerico. Si tratta di quattro video che, tra le tante suggestioni, ci spingono a riflettere sulle possibili caratteristiche di un’estetica del tragicomico: siamo al cospetto infatti di sequenze misterico-grottesche che annunciano l’imminenza di qualcosa che non accadrà mai, che propongono giochi puntualmente fallimentari in un crescendo d’impotenza espressiva. Ed ecco, a mio avviso, suggeriti alcuni interrogativi dell’Andromaca mennilliana sull’est/etica; la tradizione filosofico-estetica ci ha dato le categorie per smezzare alla grossa gli oggetti artistici razionali da quelli irrazionali: l’apollineo per classificare armonia, equilibrio e misura, il dionisiaco per assumere dentro di sé, il distonico, l’asimmetrico, l’abnorme. E se, invece, ci spingessimo nella terra di nessuno dove lunGrabbe sembra volerci condurre, in quel territorio sospeso tra l’apollineo ed il dionisiaco e ci chiedessimo quale espediente espressivo può tenere insieme conoscenza razionale e pulsione istintuale, quale rappresentabilità può avere una realtà percepita nella sua complessità critica? Le tecnostrutture new mass mediatiche, oggi, predeterminano il gusto, più che “l’oggetto poietico” creano il soggetto impoetico dimidiandone la percezione estetica nettamente: si sovraproducono, perciò, o merci culturali divertenti, d’intrattenimento, confortevoli, oppure si pensa di scuotere il fruitore massificato con l’eccesso irrazionale, la crudezza dell’istinto, l’angoscia dell’incontrollato […].

[Ferdinando Tricarico]


___________

“Il “Buch der Freunde” di Domenico Mennillo” è stato scritto da ornella tajani e pubblicato su NAZIONE INDIANA.

La continua Nakba

Il settantatreesimo anniversario della pulizia etnica della Palestina e le rivolte in corso Ricorre oggi il settantatreesimo anniversario della nakba, […]

The post La continua Nakba appeared first on il lavoro culturale.


___________

“La continua Nakba” è stato scritto da Francesco Saverio Leopardi e pubblicato su il lavoro culturale.

Per farla finita con la famiglia

Un estratto dal volume Per farla finita con la famiglia. Dall’aborto alle parentele postumane di Angela Balzano (Meltemi 2021). Da […]

The post Per farla finita con la famiglia appeared first on il lavoro culturale.


___________

“Per farla finita con la famiglia” è stato scritto da Angela Balzano e pubblicato su il lavoro culturale.

Stasera in tv: “Gemini Man” su Italia 1

Cast e personaggi

Will Smith: Henry Brogan / Junior
Mary Elizabeth Winstead: Danielle “Danny” Zakarewski
Clive Owen: Clayton “Clay” Verris
Benedict Wong: il barone
Ralph Brown: Del Patterson
Linda Emond: Janet Lassiter
Douglas Hodge: Jack Willis
E. J. Bonilla: Marino
Ilia Volok: Yuri Kovacs
Theodora Miranne: Kitty
Tim Connolly: agente
David Shae: messaggero in bicicletta
Lilla Banak: madre di Henry
Diego Adonye: padre di Henry
Alexandra Szucs: Aniko

Doppiatori italiani

Sandro Acerbo: Henry Brogan / Junior
Gemma Donati: Danny Zakarewski
Fabio Boccanera: Clayton “Clay” Verris
Simone Mori: il barone
Stefano De Sando: Del Patterson
Cinzia De Carolis: Janet Lassiter
Franco Mannella: Jack Willis
Jacopo Venturiero: Marino
Rinat Khismatouline: Yuri Kovacs
Valentina Stredino: Kitty
Achille D’Aniello: agente
Raffaele Carpentieri: messaggero in bicicletta
Mattea Serpelloni: madre di Henry
Carlo Scipioni: padre di Henry
Carmen Iovine: Aniko

Trama e recensione

 

“Gemini Man” segue la storia di un sicario d’elite di nome Henry Brogan (Will Smith) che sta valutando il pensionamento, quando viene improvvisamente preso di mira e braccato da un misterioso giovane agente che sembra in grado di predire ogni sua mossa.

Will Smith parla delle sfide affrontate realizzando il film: Le sfide emotive e fisiche di questo film sono state davvero pazzesche per me, ma con la guida e la collaborazione con l’incredibile Ang Lee siamo riusciti a realizzare qualcosa che non è mai stato fatto prima. È un’avventura d’azione, ma anche un’esplorazione dell’idea di ciò che il proprio io più giovane può insegnare al proprio io più vecchio. Ho 50 anni e l’ironia di diventare il ventitreenne Junior è che il 23enne non avrebbe avuto il livello di esperienza per assumere questo ruolo. È un matrimonio di sfumature, personaggi riconoscibili e anche qualche folle scena d’azione.

Curiosità

  • Tony Scott e Curtis Hanson erano legati al film negli anni ’90, quando la Disney stava producendo il film. Poiché gli effetti per computer non erano abbastanza avanzati all’epoca, lo studio ha annullato il progetto.
  • La sceneggiatura originale era stata scritta per Clint Eastwood.
  • Dal 2003 al 2010 Nicolas Cage è stato assegnato al progetto. La produzione doveva finalmente prendere il via nel 2008, ma Cage convinse Jerry Bruckheimer a lavorare su L’apprendista stregone (2010).
  • Quando Brogan dice “me stesso di 50 anni” Baron lo corregge, dicendo che ha 51 anni. Will Smith aveva 51 anni quando è uscito il film.
  • Sulla parete dietro la scrivania di Clay Verris è appeso un trio di opere d’arte, “Tre studi per figure ai piedi di una Crocifissione” di Francis Bacon (1944). Il trittico è stato una delle principali ispirazioni per l’aspetto dello xenomorfo del film Alien (1979) di Ridley Scott.
  • Johnny Depp ha rifiutato il ruolo di protagonista nel 2012.
  • Henry Brogan è un ex cecchino scout nelle compagnie di ricognizione in forza al Corpo dei Marines degli Stati Uniti. Force Recon funziona come componente delle operazioni speciali dei Marines.
  • Questo è il primo film di Jerry Bruckheimer con Paramount Pictures da Giorni di tuono (1990).
  • Questa è la quarta collaborazione di Will Smith con il produttore Jerry Bruckheimer, dopo Bad Boys (1995), Nemico pubblico (1998) e Bad Boys II (2003).
  • Alcune scene sono state girate a Cartagena, in Colombia.
  • Il numero di telefono del masterizzatore che Henry fornisce a Bill è un prefisso BC, Canada.
  • Questo film non ha alcun legame con la serie televisiva Gemini Man (1976).
  • Will Smith, Mary Elizabeth Winstead e Douglas Hodge hanno recitato in un film della DC. Smith era Deadshot in Suicide Squad (2016), Winstead era Cacciatrice in Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn (2020), e Hodge era Alfred Pennyworth in Joker (2019).
  • I cloni sono effettivamente gemelli identici in quanto condividono lo stesso DNA. Tuttavia, poiché i gemelli identici hanno spesso personalità diverse, i cloni lo sarebbero ancor di più rispetto all’originale. Questo perché un ambiente diverso a partire dal grembo materno, da chi li ha cresciuti e persino il periodo di tempo contribuirebbero a plasmare la biologia e la personalità dell’individuo. Ciò significa anche che potrebbero non condividere le stesse allergie.
  • Danny (mentre era sotto copertura come impiegato del porto) ha totalizzato il conto di Henry in 23,46$ prefigurando la trama. Nella biologia umana, un feto eredita 23 cromosomi da ciascun genitore, per un totale di 46 per un essere umano.
  • Mary Elizabeth Winstead ha battuto Tatiana Maslany ed Elizabeth Debicki per il ruolo di Danny. Stranamente, Maslany era stata la star della serie televisiva canadese Orphan Black (2013), che ha un tema simile.
  • Il film costato 138 milioni di dollari ne ha incassati circa 178.


[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]

La tecnologia del film

Nel film Will Smith sta usando tecnologia performance capture di ultima generazione, si tratta di una tecnologia già utilizzata in precedenza, ma il supervisore degli effetti speciali Bill Westenhofer insiste sul fatto che è qualcosa di nuovo.

Questo non è la tecnica de-aging utilizzata per ringiovanire digitalmente gli attori. Questo non è un rimpiazzo del volto. Quello che vedi per Junior è una creazione completamente digitale guidata al 100% dalle performance di Will Smith.

La tecnologia motion capture rivoluzionata dall’Avatar di James Cameron ha continuato ad evolvere dalla trilogia de Il Signore degli Anelli e il King Kong di Peter Jackson, entrambi interpretati da Andy Serkis nei panni rispettivamente di Gollum e di Kong. Serkis ha poi continuato ad usare tale tecnologia nella recente trilogia reboot de Il pianeta delle scimmie, in Star Wars: Gli Ultimi Jedi e in Mowgli – Il figlio della giungla. Ora il produttore di “Gemini Man”, Jerry Bruckheimer, afferma che il film di Ang Lee avrà un impatto tecnologico rivoluzionario come quello di “Avatar”.

La tecnologia che stiamo inventando è qualcosa che Ang [Lee] voleva realizzare da molto tempo. Sta facendo un salto in avanti che nessun altro regista ha mai tentato prima.

Per quanto riguarda la tecnologia del ringiovanimento (de-aging), l’abbiamo vista di recente in Captain Marvel applicata a Samuel L. Jackson e Clark Gregg e in The Irishman di Martin Scorsese applicata a Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino. Will Smith si dice fiducioso nella novità apportata da questa nuova tecnologia.

Non avrei potuto interpretare Junior a 23 anni, ma ora sono in grado di capire e catturare entrambi i personaggi a causa della quantità di esperienza che ho avuto come attore.

A seguire la nuova tecnologia del film spiegata in 4 punti.

1. Will Smith come non lo avete mai visto.

Al quadrato. Gemini Man porta sul grande schermo due Will Smith, l’attore interpreta sia un killer di 51 anni sia un ragazzo 23 anni che tenta di ucciderlo. Il se stesso più giovane è un essere umano realizzato completamente in digitale, così sofisticato che la coppia è in grado di combattere corpo a corpo senza soluzione di continuità sullo schermo, in una sorprendente doppia performance. “Stai guardando Will che guarda il se stesso, 30 anni più giovane”, afferma il produttore Jerry Bruckheimer. “È un’esperienza fenomenale per il pubblico”.

2. Quando Junior piange, sono le lacrime di Will Smith

“Non si tratta di invecchiamento né di sostituzione del viso: Junior è una creazione completamente digitale, basata al 100% sull’acquisizione delle prestazioni fisiche di Will Smith”, afferma il supervisore di VFX Bill Westenhofer. Ogni lacrima che versa, ogni pugno che sferra, tutto ciò che vedi è puro Will Smith. “Quando l’ho visto per la prima volta”, afferma l’attore sulla sua doppia interpretazione rivoluzionaria: “è stato strano. Ero io. Stavo guardando la versione perfetta di me di 23 anni, come se qualcuno avesse eliminato tutti i difetti. È sorprendente dal punto di vista cinematografico. Questo cambierà il modo in cui vengono realizzati i film e come i film sono visti”.

3. Tieniti pronto per la ‘Bike-Fu’

“Questa è un’altra dimensione, qualcosa che non abbiamo mai sperimentato prima”, afferma Ang Lee riguardo questa avanguardistica e coinvolgente esperienza del pubblico. Il regista ha pienamente abbracciato la possibilità di un’azione senza precedenti, usando il termine “Bike-Fu” per descrivere uno spettacolare inseguimento in motocicletta a Cartagena in cui assistiamo ad un duello in cui Will Smith usa le moto come vere e proprie armi. “Ang sta facendo un salto in avanti che nessun altro regista ha mai provato a fare”, afferma Jerry Bruckheimer sul visionario premio Oscar. “È strepitoso”, aggiunge Smith.

5. Azione senza artificialità

L’uso del trucco tradizionale sul set era impossibile, con telecamere così potenti da poter capire come reagivano i vasi sanguigni nei volti degli attori. Quindi, il reparto trucco ha sviluppato una nuova “traslucenza,” per catturare le sottigliezze nelle prestazioni. Sia per Ang Lee che per Will Smith, in questa collaborazione per spingersi insieme sempre oltre ogni limite, i risultati furono sorprendenti. “Non avrei potuto interpretare Junior a 23 anni”, dice Smith, “ma ora sono in grado di farlo grazie a tutte le esperienze che ho collezionato finora”. O, come aggiunge Ang Lee, “ho trovato un nuovo Will Smith“.


[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]

La colonna sonora

  • Le musiche originali del film sono del compositore scozzese Lorne Balfe (Terminator Genisys, Ghost in the Shell, Geostorm, Pacific Rim: La rivolta, 6 Underground).
  • Il secondo trailer pubblicato per il film presenta la canzone “Icon” di Jaden Smith, il figlio di Will Smith.
  • La colonna sonora include i brani: “I Got A Woman” di Ray Charles, “Brighter Day” di Philip E. Baker e “Cards on The Table” di James Dunn.

TRACK LISTINGS:

1. Last Shot 3:56
2. Burning the Past 3:45
3. Are You Dia? 2:57
4. First Confrontation 3:38
5. Cartagena 2:33
6. Bike Fu 3:10
7. Catacombs 4:27
8. I Know You Inside and Out 5:02
9. Henry and Junior 2:32
10. Fighting Gemini 4:00
11. Teaming Up 2:27
12. Don’t You Feel Pain? 3:17
13. Verris 3:38
14. A Perfect Version of You 3:52
15. Those Ghosts 2:26
16. Thanks, Brother 2:00
17. Gemini Man 8:02

[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]


___________

“Stasera in tv: “Gemini Man” su Italia 1” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Shadows su Sky Cinema Due e Now dal 16 maggio

Shadows, su Sky Cinema Due e Now dal 16 maggio è disponibile il thriller psicologico diretto da Carlo Lavagna, regista italiano al suo secondo lungometraggio con protagoniste le attrici britanniche Saskia Reeves (Il traditore tipo), Mia Threapleton (Le regole del caos) e Lola Petticrew (Here Are the Young Men).

Alma (Threapleton) e Alex (Petticrew) sono due sorelle adolescenti sopravvissute a un evento catastrofico. Vivono nascoste nei boschi con la loro Madre (Reeves), una donna severa che le protegge da presenze inquietanti, le Ombre, che vivono alla luce del giorno e infestano il mondo oltre il fiume, il confine per Alma e Alex. Quando si addentreranno per la prima volta nel bosco in cerca della Madre, Alma e Alex scopriranno la verità sulle Ombre, il mondo in cui vivono e la loro realtà.

Il regista Carlo Lavagna sui generi di riferimento per Shadows: È un film che cerca la propria originalità sia nella commistione di diversi generi sia nel modo in cui questi si intrecciano a tematiche più intime e profonde come l’Edipo, la menzogna come matrice di mondi paralleli, l’identità…l’ambizione era di creare un immaginario in cui collassassero la fiaba e il cinema sperimentale, Hansel e Gretel e A Venezia… un dicembre rosso shocking, ma anche i film di fantascienza italiani da Ferreri a Petri e il “libero rigore” espressivo di Altman. Ho provato a cercare uno straniamento attraverso musiche ispirate a Penderecki ma anche a canti popolari, a ballate anni Quaranta, alla solitudine di melodie fischiate, sempre cercando un tono sospeso e avvolgente.

Shadows, il thriller psicologico di Carlo Lavagna con Mia Threapleton e Lola Petticrew
Guarda ora su NOW

“Shadows” è in primis un thriller psicologico che gioca sul filo del genere post-apocalittico creando un’atmosfera sospesa in cui lo spettatore segue l’evolversi della vicenda senza mai avere la certezza di quello che sta realmente accadendo alle tre protagoniste. Anche quando ciò ad un certo punto accade, e si profila un inevitabile disvelarsi degli eventi, la sceneggiatura trova tempo e maniera di spiazzare. Nel finale”Shadows” riporta la trama al suo primario genere di riferimento, regalando un altro azzeccato tassello ad un’operazione che funziona in egual misura in tutte le sue parti.  A partire dalla regia senza fronzoli ma elegante di Lavagna, sempre un passo dietro alle efficaci protagoniste, su cui spicca Mia Threapleton (Alma), figlia dell’attrice Kate Winslet qui al suo secondo ruolo, talento dalla notevole intensità emotiva con cui diviene naturale empatizzare. “Shadows” è al contempo un racconto di crescita, una cupa fiaba da fine dei giorni e un thriller di stampo psicologico che esplora, sviscerandone i lati oscuri, alcune dinamiche madre-figlia che sfociano in un intrigante mix di tensione e inquietudine, un mix ben supportato ed emotivamente amplificato dalla colonna sonora di Michele Braga, puntuale contrappunto sonoro da non sottovalutare rispetto all’evolversi delle dinamiche scaturite dal racconto.

A seguire trovate alcune curiosità su film, regista e cast.

  • Mia Threapleton (Alma) è la figlia di Kate Winslet e del suo primo marito, l’attore Jim Threapleton conosciuto sul set del film Ideus Kinky – Un treno per Marrakech. L’attrice ha già recitato con la madre nel dramma in costume Le regole del caos del 2014.
  • La sceneggiatura di “Shadows” è scritta da Fabio Mollo (Il padre d’Italia), Damiano Brue’ (Ninna Nanna), Vanessa Picciarelli (Bangla) e Tiziana Triana (Pantafa).
  • Tra i produttori del film c’è Matteo Rovere (Veloce come il vento, Il primo re).
  • Carlo Lavagna è nato a Roma. Ha studiato filosofia all’Università La Sapienza e all’Università di RUK (Copenaghen). Ha vissuto tra l’Europa e gli Stati Uniti prima di tornare in Italia per girare Arianna, il suo primo lungometraggio presentato al Festival di Venezia 2015 alle Giornate degli Autori, vincitore del premio Laguna Sud come Migliore Scoperta Italiana e Miglior Attrice ai Globi D’Oro. Ha diretto il cortometraggio L’Unico per la Maison Valentino e altri cortometraggi e spot pubblicitari per Bulgari, Max Mara, Dolce & Gabbana e Gucci. Lavagna sta attualmente lavorando al suo prossimo film Golden Desert (Cruel Destiny) e sviluppando la serie tv Arcana Imperii per HBO Max.
  • Le musiche originali del film sono di Michele Braga che può vantare oltre 50 crediti tra cinema e tv; tra le sue colonne sonore ricordiamo Lo chiamavano Jeeg Robot, Smetto quando voglio: Ad honorem, The App, L’incredibile storia dell’Isola delle Rose e l’imminente Freaks Out di Gabriele Mainetti.

[Per visionare il trailer clicca sull’immagine in alto]


___________

“Shadows su Sky Cinema Due e Now dal 16 maggio” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Jurassic World: trailer e clip della nuova attrazione “VelociCoaster”

Disponibili un nuovo trailer e una clip ufficiale della nuova attrazione di Universal Orlando dedicata a Jurassic World. Queste nuove montagne russa dedicate ai Velociraptor e battezzate “VelociCoaster” sono l’ultima aggiunta al parco a tema Universal’s Island of Adventure con un dislivello di 47 metri e una velocità di 112 km/h su oltre un chilometro e mezzo di pista.

“VelociCoaster” regalerà ai visitatori una scarica di adrenalina con un’avventura che coinvolgerà i famigerati predatori “Raptor” di Jurassic World. Librandosi nell’aria e accelerando sulla terra e sull’acqua, le montagne russe eseguono una rotazione con avvitamento di 360° unica nel suo genere sopra la laguna del parco Island of Adventure. Offre inoltre ai più coraggiosi la possibilità di sperimentare la gravità zero su 130 metri di pista, con 12 secondi di tempo in aria durante l’intera corsa. Ad un certo punto, il VelociCoaster spinge i visitatori a 47 metri in aria prima di dirigersi direttamente verso un dislivello di 80 gradi, la discesa più ripida di qualsiasi attrazione Universal.

[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]

Questa nuova attrazione e la serie animata Jurassic World – Nuove avventure di Netflix aiuteranno i fan ad ingannare l’attesa per il piatto forte, Jurassic Word: Dominion in arrivo nelle sale il 10 giugno 2022 e che il regista Colin Trevorrow ha definito una “celebrazione” dell’intera saga.

[Dominion è] una celebrazione dell’intero franchise. Per me, [Dominion] è il culmine di una storia che è stata raccontata. Quando sei arrivato alla fine della trilogia di Jurassic Park, potrebbe non essere stato così chiaro quale fosse la storia completa di quei tre film perché erano un po’ più episodici nel modo in cui sono stati affrontati. Ma questa trilogia non è così. È molto una storia serializzata. Quello che era importante per me era che, quando guardi Dominion, ti senti davvero come se stessi imparando quanta storia ci fosse in quella prima serie di film e come tutto ciò che è accaduto in quei film in realtà sia utile per capire ciò che sta per accadere in questo. Se ai bambini che nascono oggi verranno presentati sei film di Jurassic Park – speri che i genitori comprino loro il cofanetto – speri che avranno la sensazione di guardare una lunga storia e ciò che questi nuovi film in un certo senso stanno cambiando della storia. Tutti i film di Jurassic sono stati fondamentalmente su persone che vanno su un’isola e lì ci sono dinosauri pericolosi che potrebbero benissimo danneggiarli. Mentre qui portiamo il franchise in un nuovo posto in cui si tratta di umani e dinosauri che condividono il pianeta come facciamo noi con gli animali, ci dà l’opportunità di creare più storie di personaggi con persone che conosci, ami e ti interessano.

View this post on Instagram

A post shared by Universal Orlando Resort (@universalorlando)

Al momento il “Jurassic World VelociCoaster” dovrebbe aprire ufficialmente i battenti presso il parco Universal di Orlando il prossimo 10 giugno , sperando che le vaccinazioni e il rispetto delle norme applicato in maniera certosina permetta di godersi appieno non solo questa nuova attrazione, ma anche più in generale i parchi a tema sparsi in giro per il mondo che sono, visto il loro concept aggregante, fra le strutture che hanno pagato di più in questo anno di pandemia.

Fonte: YouTube


___________

“Jurassic World: trailer e clip della nuova attrazione “VelociCoaster”” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

LIVE OFFLINE
track image
Loading...