Crea sito
Questo pezzo è uscito su Gli Asini, che ringraziamo di Bruno Montesano Dieci senzatetto sono morti a Roma nelle ultime settimane, ma a essere inaccettabile per alcuni cittadini perbene è il degrado sotto i portici di Piazza Vittorio, nell’Esquilino, a pochi passi dalla stazione Termini. In una diffida inviata al…

Franco Piavoli e “Il pianeta azzurro”: compositore di immagini

 

Pubblichiamo un estratto dal libro Il cielo, l’acqua e il gatto. Il cielo secondo natura di Franco Piavoli, uscito per Artdigiland, ringraziando editore e autore.

di Filippo Schillaci

Siamo a Pozzolengo, nell’antica, fascinosa dimora posta fra il lago di Garda, le colline moreniche e il Mincio in cui Franco Piavoli è nato il 21 giugno 1933 e in cui ha trascorso la sua vita insieme alla compagna Neria e al figlio Mario. È da qui che comincia il nostro viaggio nel suo cinema, da una comune esplorazione dei pensieri da cui nasce, prima di immergerci nelle immagini e nei suoni.

Affrontiamo quella che è stata la tua prima opera di ampio respiro, Il pianeta azzurro. Ma non senza aver prima ricordato i tuoi cortometraggi degli anni ’60, Emigranti ed Evasi: un Piavoli documentarista molto diverso dal Piavoli del Pianeta azzurro. Diverso come tematiche innanzitutto.

Sì, diverso come tematiche. Ma non moltissimo per il resto secondo me, perché in fondo anche i cortometraggi erano affidati soprattutto alle immagini. Erano un’esplorazione dell’uomo tutta puntata su un tema particolare, che in Evasi era l’istinto della violenza, dell’odio, che è una componente umana. Il pianeta azzurro aveva invece un’ambizione di esplorazione più vasta. Tra i miei lavori è quello che amo di più perché mi pare il più riuscito, quello che esprime di più il mio sentimento, il mio pensiero.

Prima di andare avanti apriamo una piccola parentesi perché so che tu tieni molto a ricordare il contributo di Silvano Agosti alla realizzazione di questo film.

Sì, il sostegno di Silvano fu fondamentale affinché Il pianeta azzurro potesse nascere. Non solo si prodigò in una lunga opera di convinzione affinché io mi decidessi a realizzarlo, ma mi diede anche i mezzi materiali – la cinepresa Arriflex, la moviola, la pellicola – e mi seguì in tutte le fasi della lavorazione, dandomi anche i suoi consigli al tavolo di montaggio e soprattutto lasciandomi fin dall’inizio totalmente libero di fare ciò che volevo. Poi si diede anche molto da fare per la diffusione del film: fu lui che lo mandò a Venezia e si impegnò affinché venisse proiettato. Dedicò tre anni al Pianeta azzurro.

Nel finale vero e proprio ci poni di fronte a un mondo senza più l’uomo. Alludo alle inquadrature delle case abbandonate, quei paesaggi nebbiosi, quelle rovine del mondo umano in cui prefiguri la fine dell’uomo.

Prefiguro la fine dell’uomo, sì; attraverso i relitti degli strumenti agricoli che si arrugginiscono, la casa deserta e poi quel richiamo senza risposta, una voce di donna che ripetutamente chiama Jean, un nome di uomo, un richiamo sempre più dolente, sempre più addolorato; e poi tutto è sommerso dalla nebbia, dal ghiaccio invernale e dalla calaverna8che pende dai rami secchi degli alberi. Prefiguro dunque la morte dell’uomo, tuttavia non ho una visione dell’assoluto e quindi, anche coerentemente col fatto che Il pianeta azzurro è tutto impostato sulla forma circolare, ciclica, non escludo che dopo aver distrutto parte della natura, parte di sé, l’uomo possa rinascere attraverso altre figure. Ed ecco dunque le ultime inquadrature che si affidano di nuovo all’acqua che riprende a scorrere nel fiume, una prosecuzione del movimento e quindi anche della vita in generale.

Non sappiamo se essa rinasce o no, ma c’è questa prospettiva, almeno in base all’esperienza che abbiamo della vita umana: sappiamo che l’uomo muore ma poi continua attraverso i figli, attraverso i discendenti, attraverso gli altri. Che poi sia la stessa figura o no, non si può dire perché tutto cambia. L’uomo è anch’egli un’espressione della natura, un figlio della natura che è madre ma anche matrigna. In questo senso ho una visione un po’ leopardiana del mondo, mi avvicino molto alla visione filosofica e poetica di Leopardi. Per carità, sono ben lontano dalla sua statura, però lo sento molto vicino. Essendo l’uomo figlio della natura anche lui in certi momenti esprime la sua “matrignità”, la sua cattiveria, il suo istinto violento, il suo odio e quindi può recare dei danni incredibili.

Anche questo fa parte della componente “matrigna” dell’uomo in quanto parte della natura. A questo proposito, il nome di Leopardi compare fra i ringraziamenti alle persone che hanno «collaborato» al Pianeta azzurro, insieme a quello di Josquin Desprez, autore della musica che si sente alla fine, e di Charles Darwin.

Darwin per l’analisi molto bella e profonda che ha fatto dell’evoluzione della Terra, dei suoi abitanti. Perché è stato un bravissimo analista di questo fenomeno dell’evoluzione. Ho letto L’origine delle specie, che è bellissimo. E fra le varie specie di animali si è evoluta una specie particolare, quella umana, il cui nome è molto significativo per me perché, richiamandomi a quel poco di studi classici che ho fatto – con i quali mi piace sempre giocare un po’ – homo viene da humus. È la terra bagnata. L’uomo nasce dalla terra, è terra, è parte della terra. E quindi è parte della natura, e quindi i danni che l’uomo fa alla Terra è la stessa natura che li reca a se stessa. Noi li chiamiamo danni perché li vediamo da una prospettiva umanistica e quindi temiamo che possano portare all’estinzione della nostra specie, ma dal punto di vista della Terra da cui noi nasciamo, discendiamo, la preoccupazione credo che sia diversa. Oggi non possiamo più pensare che tutto sia puntato sulla Terra e che essa sia il centro dell’universo, innanzitutto perché non sappiamo neanche se c’è un centro. Pur essendo riusciti a raggiungere grandi distanze e osservare persino pianeti lontanissimi da noi, non sappiamo quali sono i confini dell’universo, non li conosciamo proprio. Forse l’evoluzione scientifica ci darà qualche altra illuminazione, ma per adesso non lo sappiamo. Sappiamo però quanto sia ormai anacronistica qualsiasi concezione antropocentrica e come sia dunque necessario prescinderne.

Il pianeta azzurro all’inizio è come un crescendo che parte dall’immobilità assoluta nelle immagini iniziali del ghiaccio e giunge a un massimo di dinamismo nello scorrere veloce dell’acqua. E il primo movimento ben percepibile è quello di alcuni piccoli ondeggiamenti dell’acqua che si vedono in un angolo dell’immagine, in basso a sinistra. Mi ha fatto pensare a quelle pitture giapponesi in cui tutte le cose importanti stanno alla periferia dell’immagine, come a volerne negare la centralità. Ciò che è importante accade di lato, in un angolo.

Qui confesso che non pensavo alla pittura giapponese anche se mi piace questo modo di pensare dei pittori giapponesi. Ma sì, il primo movimento è in un angolo, un movimento appena accennato. E poi ci sono delle bolle che si sciolgono sotto la superficie ancora ghiacciata. Le bolle sono un segno di vita, perché la vita è anche nel ghiaccio. E poi le porto in primo piano quando faccio sentire l’acqua che si muove come se avesse una vita sua. Sempre più dinamicamente.

Avevo trascritto una cosa che ha detto Silvano Agosti su di te quando hanno trasmesso in televisione Il pianeta azzurro. «Apprezzo Piavoli come fosse me, parte di me, anche con la sua soavità. La soavità di Franco viene dal suo incontro con la natura perché Franco è uno che ha un’intimità assoluta con essa. Con gli alberi, le erbe, come si evince da Il pianeta azzurro, film che in Olanda, addirittura, usano come antidepressivo».

Ricordo che Silvano me lo aveva detto, sì. Ed effettivamente se ci si abbandona alle immagini, Il pianeta azzurro è un fluire molto lento e molto accogliente.

Invece una dimensione completamente diversa sembra essere quella in cui si viene introdotti all’inizio del Pianeta azzurro quando, durante i titoli di testa, su schermo nero si sente una musica elettronica, un frammento da Continuo di Bruno Maderna. È qualcosa di alieno rispetto a tutto il resto della componente sonora del film, che invece è quasi interamente costituita da suoni naturali. Come mai questa introduzione con dei suoni così diversi?

Forse appunto per dire che intorno a noi ruotano mondi infiniti e sconosciuti e prima di noi, prima che la Terra nascesse c’era un caos anche di carattere fonico che non possiamo decifrare. Ho voluto metterlo come preludio alla visitazione di questo cosmo in cui ci muoviamo.

Ho notato che molto spesso i suoni diegetici sono fuori campo, cioè vengono emessi da qualcuno o qualcosa che non sta nell’inquadratura.

Sì, è vero. Anzi, a volte possono essere anche suoni impropri nel contesto in cui sono inseriti. Questo perché il loro scopo è generare delle sensazioni funzionali al discorso complessivo. A volte ho usato anche dei piccoli interventi sonori creati con un pezzo di legno sul metallo, ma l’esempio che più frequentemente mi viene da citare è quell’urlo che udiamo quando c’è la libellula irretita nella ragnatela.

Lì si sente una voce violenta, stridula, quasi disperata che non è certo quella della libellula, ma è la voce di un pavone. A uno zoologo che avrebbe avuto da ridire sulla pertinenza di quel suono avrei potuto dire, come giustificazione, che proveniva da lì vicino. Ma la verità è che esprime, almeno per il nostro modo di percepire questi suoni lancinanti, l’idea del dolore, della disperazione. Ovvero, nell’uso che ne ho fatto io, essi sono funzionali ad esprimere lo stato di disperazione della libellula imprigionata senza più salvezza, che sta per essere uccisa dal ragno. Faccio insomma un uso funzionale dei suoni, anche a costo di far venir meno la coerenza scientifica.

All’inizio hai tenuto a sottolineare l’importanza dei suoni nel tuo cinema. Fra essi, nel Pianeta azzurro, appare anche la voce umana, non come strumento di narrazione ma anch’essa come suono.

È vero; anche la parola umana, sebbene raramente usata nel Pianeta azzurro, ha una funzione espressiva fondamentale per la sua valenza fonica. Ti faccio solo alcuni esempi: dopo il suono dell’acqua che scorre sempre più velocemente e dopo i suoni degli animali si sentono alcune parole tronche dei giovani sdraiati nel prato e soprattutto i gemiti d’amore della ragazza. Dopo i pesanti rumori meccanici delle macchine agricole si sente il conversare incomprensibile ma familiare degli uomini e delle donne nella cascina. Nelle sequenze notturne, dopo il russare dei dormienti si sente a lungo il pianto sconsolato della ragazza nel letto. E poi il vociare allegro dei bambini nel risveglio mattutino. E infine le urla violente dei contadini che litigano per la spartizione della terra. Ma tutto senza ricorrere ad un linguaggio letterario e narrativo. Uso i suoni e le voci come in un concerto polifonico. Il pianeta azzurro è un “concerto audiovisivo” o un “film videosinfonico” senza musica strumentale. Un’eccezione, e una sperimentazione unica nel campo del lungometraggio.

 

The post Franco Piavoli e “Il pianeta azzurro”: compositore di immagini first appeared on minima&moralia.
___________

“Franco Piavoli e “Il pianeta azzurro”: compositore di immagini” è stato scritto da minima&moralia e pubblicato su minima&moralia.

Napoli, il rione geniale: qui è nato il racconto di Elena Ferrante

Pubblichiamo un pezzo uscito su Repubblica, che ringraziamo.

di Livia De Paoli

A due chilometri dalla stazione di Napoli Centrale e vicino alla fermata metro Gianturco si trova il rione Luzzatti. Ci si arriva percorrendo una strada ad alto scorrimento che collega il centro alla zona industriale, in direzione est. Qui la rete di vie e viuzze che caratterizzano la città si disperde in una geografia urbana rada, dove agglomerati di palazzine lasciano il posto a distese di terra incolta e a vecchie discariche.

Anna e Raffaele sono residenti storici del rione; lui è nato qui negli anni Cinquanta, ricorda quando nelle case non c’erano le docce e la gente andava a lavarsi gratis ai bagni pubblici. Lei è arrivata dopo, appena sposati, da un paesino della provincia campana. Questo posto per Anna è stata una conquista. «Un tempo lo chiamavano la piccola Parigi, perché c’era un bel viale alberato e per farti assegnare un appartamento dall’Istituto delle case popolari dovevi avere la fedina penale pulita. Ci vivevano solo persone per bene». Le finestre del loro salotto affacciano sulla piazza Francesco Coppola, in pieno rione, dove comitive di ragazzi scorrazzano in motorino mentre “Peppe dal 1986”, un furgoncino ambulante, sforna pizzelle e frittatine per un euro al pezzo.

Da quando sono finite le riprese di L’amica geniale, la serie tratta dall’omonima quadrilogia di Elena Ferrante e diretta da Saverio Costanzo, sulle facciate di diverse palazzine sono state affisse le fotografie delle due protagoniste Lila e Lenù e di alcuni dei personaggi principali. Francesco, ventitré anni, abita a un isolato da casa di Anna e Raffaele, non ha visto la serie ma conosce a memoria tutti i murales e cammina indicandoli. Davanti alla scuola elementare del rione, dove nel racconto ferrantiano studiavano le due protagoniste, alcune foto sono state sostituite con installazioni in alluminio. «All’inizio le avevano strappate, più per scherzo che per sfregio, perché la gente non sapeva chi fossero. Sono venuti qua e le hanno messe, ma non hanno fatto nulla. Non c’è stata un’inaugurazione o qualsiasi cosa che potesse creare aggregazione» dice Francesco. Un’installazione all’entrate del rione, sotto il ponte della metro Gianturco, è durata un giorno e poi è sparita. Rubata.

Secondo Titta Fiore, presidente della Film CommissionCampania – che ha curato la mostra L’amica geniale. Visioni dal setcon la direzione del museo Madre di Napoli– c’è una forte corrispondenza tra le foto di scena e il quartiere. «Eduardo Castaldo, nelle sue installazioni di street art al rione Luzzatti, unisce la fascinazione di una storia ai luoghi che l’hanno accolta. Il progetto espositivo sottolinea momenti e passaggi cruciali delle riprese, valorizza gli aspetti culturali e la vocazione turistica del territorio regionale».

Prima della pandemia l’invito ai turisti aveva funzionato: gruppi spontanei e organizzati passeggiavano per strade di solito frequentate solo da residenti, scattavano foto e tracciavano somiglianze tra i luoghi reali e le descrizioni dei libri. «Una volta mia figlia era sull’autobus per casa e un signore inglese le ha chiesto se conoscesse il rione Luzzatti, e lei: certo, ci sono nata!» dice Raffaele. Per lui che tiene in mano le redini cronologiche del quartiere questa è stata una vera novità. «La descrizione del rione è fedele alla realtà: ci sono il bar, la pasticceria, la salumeria. Per quanto riguarda le persone non so, se sono così come li descrive la serie, e prima il libro. Forse con la riassegnazione delle case popolari, negli anni Sessanta, e la costruzione di nuovi edifici, c’è stato una sorta di riequilibrio nel quartiere. È arrivata più povertà». Secondo Anna «è vero quello che succede a Lila nella serie: che le femmine non ce le mandavano a scuola, perché era meglio che stavano a casa e imparavano a cucire, a cucinare».

Nelle parole di Elena Ferrante e nelle immagini che sono poi state andate in onda il rione appare come un luogo di povertà e miseria, dove criminalità, mancanza di mezzi e di risorse sfilacciano il tessuto sociale e lo corrodono. Oggi questo posto assomiglia a una periferia urbana, una zona tranquilla ma priva di servizi e opportunità per le persone che ciabitano. Francesco studia cinema all’Università Federico II e lavora in centro, al rione torna solo di sera perché «tanto che ci stai a fare, non c’è nulla». Anna, che fa parte del comitato di quartiere, racconta che è stato presentato un esposto al comune per verificare l’assegnazione di un terreno a un’associazione che avrebbe dovuto realizzare dei progetti per i residenti, tra cui degli orti urbani. A un anno dalla consegna dell’esposto, lo spazio rimane una discarica e il comune non ha inviato risposte.

Con l’arrivo dei turisti, che è probabile ritornino finita la pandemia – rimangono altre due stagioni della serie e, intanto, i libri continuano a essere letti in tutto il mondo –, il rione avrebbe potuto beneficiare di una riqualifica. Al momento non sono previste nuove iniziative, la mostra è rimasta un evento a sé nato soprattutto per creare un raccordo tra la serie e il territorio.Nel panel di presentazione del progetto si celebra soprattuttoil ruolo del cinema come portavoce e immagine  della cultura campana.

Negli ultimi anni, i set e le riprese sono stati una presenza imponente in Campania: dai dati pubblicati dalla Film Commission regionale emerge che nel 2019 più di sessanta produzioni sono state attive sul territorio. Secondo Alex Marano, che si occupa di produzione e ha lavorato negli ultimi film di Mario Martone e di Paolo Sorrentino, «da tre quattro anni a questa parte Napoli è la capitale del cinema italiano». Lui, come altri giovani, ha trovato lavoro grazie all’enorme indotto che le produzioni cinematografiche creano sul territorio. In altre periferie, come Scampia, ci sono stati degli effetti più evidenti che a Luzzatti. Maurizio Braucci, scrittore e sceneggiatore di Gomorra e Martin Eden, sostiene che il cinema crea sempre una relazione con il territorio, anche se è spesso difficile. «In aree dove la disoccupazione raggiunge il settanta percento, un set cinematografico offre possibilità concrete di lavoro, a partire da occupazioni più saltuarie: comparse, macchinisti, affittacamere. A volte si rischia di creare delle illusioni, perché c’è chi vuole fare l’attore chi il regista. Altre vai a smuovere degli equilibri precari, che esistono nei luoghi. Dove ci sono delle produzioni che vengono con un certo spirito e rimangono per un bel po’ di tempo si vedono degli effetti positivi, ma è assurdo che questo ruolo venga affidato al cinema, come si dice a Napoli è mettere una pezza a colori».

Se da un lato, quindi, è impossibile chiedere al cinema di arrivare lì dove mancano le istituzioni, dall’altro a volte il cinema riesce a dar voce a quei territori che le istituzioni lasciano in ombra, li illumina. In alcuni casi questo non basta, in altri dove c’è una luce si riescono anche a vedere le ombre, a nominarle.

Ed è anche questo l’input da cui inizia il racconto in L’amica geniale: Elena, la voce narrante, quando non sa più come rintracciare Lila, si siede alla scrivania della sua casa a Torino e inizia a scrivere della vita dell’amica, ricostruisce la sua e la loro storia.

___________________

Didascalia foto:

foto 1: rione Luzzatti (visto da fuori)

foto 2: una delle installazioni della mostra di Eduardo Castaldo, Visioni dal set

foto 3: gigantografia delle due protagoniste, Lila e Lenù, fuori dalla metro Gianturco

foto 4: edicola votiva al centro del rione Luzzatti

foto 5: fuori dal rione, in direzione nord

foto 6: fuori dal rione Luzzatti-Ascarelli, in direzione sud

foto 7: rione Luzzatti (visto da dentro)

The post Napoli, il rione geniale: qui è nato il racconto di Elena Ferrante first appeared on minima&moralia.
___________

“Napoli, il rione geniale: qui è nato il racconto di Elena Ferrante” è stato scritto da minima&moralia e pubblicato su minima&moralia.

ARRIVA LA ZONA “ROSSO SCURO”: TEST E QUARANTENA PER VIAGGIARE

La proposta arriva dalla Commissione europea su richiesta dei capi di Stato e di Governo dell’Unione. Al momento entrerebbero in questa fascia Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e provincia autonoma di Bolzano

L’articolo ARRIVA LA ZONA “ROSSO SCURO”: TEST E QUARANTENA PER VIAGGIARE proviene da ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora.

___________

“ARRIVA LA ZONA “ROSSO SCURO”: TEST E QUARANTENA PER VIAGGIARE” è stato scritto da Emanuele Canta e pubblicato su ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora.

LA CINA SARÀ PROTAGONISTA DEL GRANDE RESET DI DAVOS?

È iniziato il World Economic Forum, la riunione annuale che dal 1971 raduna i personaggi di spicco della politica e della finanza internazionale. Quest’anno non si svolge più a Davos, nella storica località svizzera dove abitualmente si radunava il Forum, ma ogni partecipante si collegherà da remoto. A introdurre l’evento è il suo enigmatico fondatore, l’ingegnere tedesco Klaus Schwab. Il primo intervento è stato assegnato al Presidente cinese Xi Jinping, accolto con tutti gli onori dal fondatore del Forum.

L’articolo LA CINA SARÀ PROTAGONISTA DEL GRANDE RESET DI DAVOS? proviene da ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora.

___________

“LA CINA SARÀ PROTAGONISTA DEL GRANDE RESET DI DAVOS?” è stato scritto da Michele Crudelini e pubblicato su ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora.

PRONTO A PARTIRE SANREMO. SOTTO LA SEDE RAI DI MILANO LA PROTESTA DEGLI ARTISTI: “NON SIAMO PERSONE DI SERIE B”

“Perché Sanremo è Sanremo”, così recitava un famoso slogan del festival più longevo della canzone italiana. Ma se una volta il festival univa tutti gli italiani da nord a sud, per un’intera settimana, ospitando sul suo palco i grandi della canzone italiana, quest’anno?

L’articolo PRONTO A PARTIRE SANREMO. SOTTO LA SEDE RAI DI MILANO LA PROTESTA DEGLI ARTISTI: “NON SIAMO PERSONE DI SERIE B” proviene da ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora.

___________

“PRONTO A PARTIRE SANREMO. SOTTO LA SEDE RAI DI MILANO LA PROTESTA DEGLI ARTISTI: “NON SIAMO PERSONE DI SERIE B”” è stato scritto da Edoardo Gagliardi e pubblicato su ByoBlu – Il video blog di Claudio Messora.

Sondaggio SWG (25 gennaio 2021)

Sondaggio SWG (25 gennaio 2021)

Il 25 gennaio 2021, durante l’edizione serale del TG La7 (La7), sono state pubblicate le nuove intenzioni di voto realizzate da SWG.

Le intenzioni di voto

In pieno stile SWG, dopo aver toccato il punto più basso da dopo le elezioni europee, la Lega compie un rimbalzo recuperando l’1,2%.

Lo stesso valore è quello che perdono complessivamente i partiti maggiori. A rimetterci di più è il Partito Democratico, in calo di mezzo punto.

Sondaggio SWG (25 gennaio 2021)

Tra le forze minori sono rilevati in calo Liberi e Uguali e +Europa, mentre recuperano consensi Italia Viva e i Verdi.

Sondaggio SWG (25 gennaio 2021)

La serie storica

Di seguito, proponiamo il grafico con l’andamento dei partiti politici nelle intenzioni di voto pubblicate da SWG a partire dalle Elezioni Europee 2019.

Per consultare l’elenco dei sondaggi SWG ripubblicati su Scenaripolitici.com potete andare nella sezione “Gli altri istituti”, oppure cliccare qui.

___________

“Sondaggio SWG (25 gennaio 2021)” è stato scritto da Watcher e pubblicato su Scenaripolitici.com.

Tra bolle e locuste rialziste: chi fermerà il gioco?

Come in un videogame, sui mercati va in onda lo scontro tra piccoli risparmiatori, dopati da liquidità, tecnologie e social, e investitori istituzionali. Occhio al game over

Il post Tra bolle e locuste rialziste: chi fermerà il gioco? proviene da Phastidio.net.
___________

“Tra bolle e locuste rialziste: chi fermerà il gioco?” è stato scritto da Mario Seminerio e pubblicato su Phastidio.net.

Il direttore generale di Oms ha annunciato quanti casi si raggiungeranno in totale

Ad un anno dalla diffusione del virus, è arrivato il tempo di fare nuovi bilanci. In settimana ci si aspetta di raggiungere i 100 milioni di casi.

Leggi tutto Covid, Oms: “In settimana raggiungeremo 100 milioni di casi” su Notizie.it.

___________

“Il direttore generale di Oms ha annunciato quanti casi si raggiungeranno in totale” è stato scritto da Valentina Mericio e pubblicato su Notizie.it.

Presentato esposto contro la casa farmaceutica statunitense per la riduzione delle dosi del vaccino

Come annunciato nei giorni scorsi l’Avvocatura di Stato ha presentato la diffida contro la casa farmaceutica Pfizer.

Leggi tutto Vaccino Covid, l’Avvocatura di Stato presenta diffida a Pfizer su Notizie.it.

___________

“Presentato esposto contro la casa farmaceutica statunitense per la riduzione delle dosi del vaccino” è stato scritto da Valentina Mericio e pubblicato su Notizie.it.

Grande Fratello, il conduttore: “Roncato sta attraversando un periodo difficile”

Alfonso Signorini ha dato il via alla puntata del  GF Vip  parlando della crisi avuta da Stefania Orlando in settimana. Cosa è successo.

Leggi tutto GF Vip, Andrea Roncato e Stefania Orlando: interviene Signorini su Notizie.it.

___________

“Grande Fratello, il conduttore: “Roncato sta attraversando un periodo difficile”” è stato scritto da Veronica Caliandro e pubblicato su Notizie.it.

L’Anno del Fuoco Segreto: Foresta d’Ali

L’Anno del Fuoco Segreto

di Edoardo Rialti e Dario Valentini

Suonando invisibile per il giovane Ferdinando che si aggira sulla spiaggia del naufragio, lo spirito Ariel canta che il padre del ragazzo giace a più di cinque braccia e le sue ossa sono adesso di corallo, perle quanto erano i suoi occhi e che tutto ciò che in lui è soggetto a mutamento il mare adesso lo trasforma in qualcosa di ricco e strano.
Qualcosa di ricco e strano. È questo che compiono le storie fantastiche, ampliano i confini, affondano nel terreno scuro e confuso da cui sorgiamo, palesano quanto sia vasta e inquietante l’esistenza di tutti i giorni nei suoi nodi, riti e passaggi, dalle mutazioni del corpo alle incerte letture delle trame belle e terribili che ci pare di scorgere al mondo: le torsioni oscure del sesso, le parole mai chiare del corteggiamento, le isole di comunione e le invisibili prigioni d’aria dell’isolamento, le mutilazioni e le cicatrici che si accompagnano ad ogni crescita, doni che diventano maledizioni.
Le fiabe hanno sempre raccontato e dispiegato questo “catalogo dei destini possibili” come scriveva Calvino. Quelle più grandi, figlie del mito, non annacquate dal moralismo facile che le ha spesso smussate e cambia colore a seconda di quanto risulta più addomesticato e condiviso nel nostro immaginario, hanno il sentore inesorabile e solido della realtà, sanno essere dure, affilate e inconsolabili, condurci con forza e velocità condensata a quei crocevia, dove ogni volto, compreso il nostro, è una mappa. “Dalla vita in giù, forse tu attorci/ un unico viluppo labirintico/per radicarti a fondo tra falangi, tibie/ teschi. Imperscrutabile,/ non una volta visto sotto le spalle/da uomo che abbia serbato la ragione,/sei impervio a ogni domanda/ sfidi ogni altro divino.” (S. Plath)
Questa raccolta è nata perché desideravamo scrivere e leggere storie così. Quanto era nato anzitutto come un progetto editoriale si è poi evoluto in una antologia online nella quale coinvolgere scrittori e scrittrici che stimavamo e per i quali, da prospettive diverse, questo orizzonte fosse a sua volta importante. Siamo felici e onorati che abbiano accettato, così come ringraziamo Nazione Indiana per averci accolto a bordo del loro galeone.
Si parla molto di Weird, di sconfinamento dei generi, del nuovo peso riconosciuto al fantastico anche in Italia. Talvolta un eccesso di definizioni a sua volta recinta e annacqua quello che dovrebbe restare aguzzo e fecondo. A volte, provare a spiegare qualcosa significa perderla. Che colore ha “Il Colore Venuto Dallo Spazio”? Non avevamo alcuna cornice programmatica, semmai una serie di immagini, quelle dei possibili titoli da dare alla raccolta stessa e che incarnavano più di qualunque commento ne sapremmo trarne. “La lunga fedeltà dei folli” (Cristina Campo). “Albero di sangue irriga il mattino” (Federico García Lorca) alla fine, con tenue omaggio a Tolkien, abbiamo scelto “L’Anno del Fuoco Segreto”. Agli autori e autrici coinvolti, abbiamo solo chiesto di immaginare delle fiabe “adulte, strane, senza compromessi.” Indicazioni piuttosto vaghe, che volevano essenzialmente accennare a un’atmosfera, un accordo musicale e poco altro. Potevano rielaborare trame antiche e celebri o crearne di nuove.
Per quanto ci riguarda, sapevamo solo di volerci spingere in luoghi e apprendere sortilegi che ci costassero sempre una libbra di carne, come le eroine e gli stregoni che barattano occhi e arti per trasformarsi in pesci o danzare a pieni nudi sul ponte della spada. Speriamo che ciascuna delle soglie che vi proporremo possa costarvi altrettanto, se mai lo vorrete, man mano che vi addentrate in questo paesaggio con i mostri.

Le copertine che accompagnano la raccolta sono state realizzate da Francesco D’Isa.

Foresta d’Ali

di Francesca Matteoni

Non è poi così difficile essere morti.
Io ero morta da tre giorni: ogni giorno un secolo senza luna nel cielo.
Ogni giorno il rovo cresceva, distruggeva le mura della casa sostituendo i tralci alla calce e ai mobili, alle eredità familiari accumulate nei cassetti, alle lenzuola sul mio corpo e infine si insinuava nella pelle, entrava, ricopriva i miei organi e il sonno. Il rovo diveniva la mia mente. Si stava bene lì dentro: le braccia conserte sul petto fiorivano di more grandi come occhi. Nessuno poteva raggiungermi e i miei sogni erano viaggi in solitaria verso l’oceano, senza turbamento. Sognavo una costa a nord di nebbie e odore d’alghe fino a stordire: saltavo fra gli scogli in cerca di cibo, perdevo la posizione eretta per le quattro zampe e una pelliccia da cui cadevano le spine. Mi erano compagni i lupi che si erano adattati dalla selva all’oceano e le lontre marine. Poi, dall’alto, arrivavano le grida degli uccelli e io sentivo uno strano prurito per la schiena: mi sentivo un guscio, un uovo d’ossa e filamenti da cui un’altra vita doveva sortire, una vita aerea e lucente, che appena intravedevo prima di risvegliarmi alla morte nel bosco. Non avevo mai fame. La pianta che prendeva il posto della mia casa mi dissetava con la sua linfa.

Si diceva nelle fole e nei libri addirittura, dove la mia immagine o l’immagine di colei che pensavano io fossi, giaceva addormentata con la bocca in un mezzo sorriso, l’invito a un bacio che sarebbe venuto a romperla, si diceva che fossi stata maledetta da una fata invidiosa e, incapace di resisterle, in un certo giorno nella mia adolescenza mi fossi recata su, fino alle soffitte del palazzo reale che era la mia dimora, per trovare la fata travestita da vecchia comare davanti a un fuso, pungermi con l’ago avvelenato e trasformarmi in una non-morta, incorruttibile nella carne, sospesa nello spirito e negli anni fino a che un altro non fosse giunto a separarmi da quello stato di perfezione.  O, come sospiravano i più romantici, a condurmi nel mondo del desiderio, dei per sempre che durano un’ora o decenni e nessuno dei due sa più cosa sia il tempo. Ma in realtà tutto questo mi era ignoto. Non ero figlia di re e regine, non abitavo un palazzo, abitavo una casa modesta in un paese fra colline qualunque, dove chiunque sapeva che mia madre era quella stessa fata che mi avrebbe ucciso. O protetto. Ecco, mia madre era esperta di magia e fin da quando ero molto piccola veniva raccontandomi una storia di fuga e liberazione.

“Per sopravvivere, a volte, bisogna morire,” cominciava, “o almeno far credere a tutti di esserlo. O almeno farlo credere al corpo finché non prende una direzione diversa e gli crescono le ali”.
“Le ali?”, chiedevo io, seduta nel prato dietro la casa, dove lei lasciava crescere frutti ed erbe selvatiche a nasconderci dai vicini.
“Le ali. Non penserai mica che tutti gli umani siano simili, per sorte e vocazione? Questo è quello che ci fa il mondo. Farci credere che dobbiamo piegarci, azzittirci, fino a che saremo uguali, tutte ugualmente smarriti. Ma alcuni di noi hanno coraggio. Alcuni di noi erano angeli, prima”.
“Io, mamma, ho paura di tutto”, rispondevo.
“Hai paura del mondo e fai bene. Non è un posto per te. Ti attrae e ti promette, ti seduce nella forma di un altro essere umano, ti chiede devozione. Ti succhia via il colore dal volto, ti torce gli occhi nella sua miseria che è fatta di quieta indifferenza. Le sue parole sono Inganno, Tradimento, Abbandono, Dolore. Ma io ho trovato una via per te”.
“Dove?”
“Qui, in questa casa. La nostra casa al margine del bosco. Un giorno questa casa sarà vinta dai rovi e i rovi cercheranno il tuo corpo. Lo culleranno, lo proteggeranno e quando arriveranno al cuore ritorneranno le tue ali, quelle che senti a volte pungere nelle scapole, quelle che fremono come piume nel respiro quando qualcuno ti ferisce e vorresti scappare, ma resti incollata al suolo”.
“Vorrei tanto volare, mamma. Voleremo insieme?”
“Oh, questo non è possibile. Ma tu non dartene pensiero: gli angeli non hanno memoria delle esistenze terrene, ricordano la luce e l’aria che li sospinge in una danza, lassù”.
“E dove sarai tu?”
“Io sarò il rovo”.

Così accadde. Un giorno mi svegliai e la casa era vuota: non c’era traccia di mia madre né dei suoi abiti o dei suoi incantesimi. Era scomparso perfino il suo odore dalle stanze. La chiamai inutilmente, piansi, temetti di averla persa e non sapevo che avrei fatto da sola – non conoscevo nessuno davvero. Uscii nel prato, seguendo il fruscio dell’erba: eppure l’aria era immota. Faceva caldo, doveva essere il pieno dell’estate, gli insetti erano spariti come mia madre, dalle case vicine non arrivavano suoni, frammenti di dialogo, rumori di automobili – nulla. Solo il frusciare sempre più denso e presente, saliva dalle piante di more, avanzava fino ai miei piedi. I rovi erano vivi. Lo erano sempre stati nel loro silenzio. Ora però parlavano e io impazzivo. Parlavano aspri, con voce fragile di foglia e il timbro severo di mia madre che si schiariva in loro.
“Dormi, lasciati andare”, ondeggiavano fra il bosco e le mura. “Dormi, lasciati andare”.
Mi allacciarono le caviglie sulla soglia della cucina, gridai senza opporre resistenza. Mi strinsero nelle loro minuscole spade forti. Sembravano carezze che mi estraniavano dalla mia grande paura.

Dormi, lasciati andare.
Sopra di me scese il tempo oscuro, nessun uccello rapace venne a lamentarsi. Le spine sostituirono le stelle e vidi la luna, che allora era piena, ammutolire fino a un punto di nero nel nero: ogni cosa fu ferma nel fruscio. E le ali da qualche parte frinivano, mentre sognavo la mia morte oltre il mondo, la mia vita a venire.

Inganno, Tradimento, Abbandono, Dolore.
Dormi. Lasciati andare.

Ma poi la luna sorse.
Un taglio pallido nella tela del cielo.
Il fruscio si interruppe a un passo di rovo dal cuore. Qualcosa mancava in me, qualcuno stava arrivando, perché la terra risuonava in un battito, un rullo tenue di tamburo, il cammino di un altro vivente ed estraneo. La mia mente fu richiamata dalla riva del mare dove cacciava nella sua forma di lupo, dove ululava a una luna irreale. Perché tra le rovine della casa e del bosco il mio spirito era fuggito. Non gli avevo prestato attenzione fino ad allora. Ero convinta che sedesse nel cuore in attesa di essere se stesso, fulgido e angelico, perché cosa può mai volere uno spirito se non tornare alla sua eternità?  Forse lo aveva divorato la luna, con la sua infida falce e ora ci correva dentro, dimentico di me e del futuro. Non potevo muovermi. Il dolore risaliva dalle gambe e dalle dita, come una radice che si rompe e nel rompersi il calore riprende a scorrere bruciando. Era la luna al centro della sua notte, era il mio sangue che scava le ossa sulla sponda del sogno.  Era un sogno diverso che veniva a tormentarmi? A scuotermi di dosso il fogliame, lo sporco del sottosuolo e volgere tutte le spine al contrario, puntandomele contro? Aprii la bocca per respirare e ali minuscole vi frullarono dentro, sbattendo nella gola, facendomi tossire. Ali frullarono ovunque, intorno, là fuori. Il rumore era così forte che mi portai le mani alle orecchie. Aprii gli occhi. Davanti a me c’era un uomo sconosciuto, dall’aria arruffata di chi non ha dormito, i capelli troppo lunghi sul viso – mi guardava. E nei suoi occhi mi vidi: un animale con terra e erba incrostata sulla pelle, gli abiti strappati dal rovo, i tralci avvolti ai polsi e al ventre.

“Chi sei, cosa fai qui?”, volevo dire, ma invece sputai, vomitai terriccio, foglioline, semi in una poltiglia verdastra. Vomitai un volgolo di pelo e acqua del mare.  Il vomito mi soffocava e l’uomo mi raggiunse, sollevandomi la testa. Poggiai i piedi al suolo – con un coltello recise le piante che mi legavano le gambe. Le sue braccia soccorsero la mia schiena e tremai. Mi sostenne conducendomi via da quello che restava della casa – pareti a pezzi, infissi scardinati. C’era poco lontano un rigagnolo di fiume che non ricordavo. L’uomo mi lavò il viso e le braccia, tolse dai miei capelli nodi di rami. Mi fece bere.
Non riuscivo a smettere di guardarlo, ogni volta che distoglievo gli occhi mi accorgevo di una mancanza senza nome in me, proprio dove quelle ali erano andate a ripararsi per non uscirne più. Terrore. Oppure Desiderio, pensai. L’uomo spinse la sua mano su fra le mie cosce, tolse i brandelli d’abito insieme alle foglie. Non scappai, non potevo. Lui non era buono. Non era nemmeno cattivo.
“Io ero un angelo, prima”, disse l’uomo, mentre le sue mani salivano ai seni e poi alla bocca, infilando le dita dentro le labbra.
“Sono venuto qui, inseguendo le mie ali, quelle che avevo perso da così tanti anni da immaginare di non averle mai avute”, continuò, slacciandosi la cintura. Mi prese le mani perché lo toccassi, gli accarezzassi il volto e la persona.  Tenerezza.
“Sono stato intrappolato per ore dai rovi, mentre le ali rimpicciolivano, sembravano svanire. Sono stato per ore senza sonno a tagliare la boscaglia. E poi ho trovato te. Le mie ali sono dentro di te”, concluse, tenendomi sull’erba, denudandosi sopra di me. Le spine mi fecero gridare, colpendomi ovunque, graffiando le ali che si dibattevano, ma l’uomo era più forte. Premeva come un sigillo sul cuore. Accoglienza. Lo lasciai entrare.
È così che si perde ogni intenzione, che si diviene umani? Ero morta o inizio ora a morire?, pensai. L’uomo era le mie braccia, il mio ventre, il gemito condiviso, era l’acqua che libera gli occhi, il sale, il seme che costringe la mente al sangue, la fa sbocciare dove s’impara a muoversi nell’ombra di un altro, dove lo spirito danza la sua gioia tenace e  mortale. È così che dimentico mia madre? Inganno, Tradimento, Abbandono, Dolore. Ma sotto, cacciando le mani nei rovi, Desiderio, Tenerezza, Accoglienza.
Intorno il roveto si ritraeva in un respiro prolungato, molti respiri di creature che si destavano, alzavano la testa fra gli arbusti divenuti piume, rilasciavano odori come ricordi senza più valore. Un’intera foresta pronta per il cielo. Ero nuda e senza difese e l’uomo scandiva il suo nome nel mio. Amore. Ali ovunque si levavano da noi. Volavano via.  


___________

“L’Anno del Fuoco Segreto: Foresta d’Ali” è stato scritto da francesca matteoni e pubblicato su Nazione Indiana.

Dieci anni da piazza Tahrir

Che cos’è oggi una rivoluzione? Gli eventi di piazza Tahrir, dieci anni fa, ci hanno insegnato che le rivoluzioni popolari […]

The post Dieci anni da piazza Tahrir appeared first on il lavoro culturale.


___________

“Dieci anni da piazza Tahrir” è stato scritto da Davide Grasso e pubblicato su il lavoro culturale.

Warner Bros. e Christopher Nolan in rotta? Cosa potrebbe accadere

Cosa sta succedendo tra la Warner Bros. e Christopher Nolan? Che i rapporti stiano prendendo una strana piega è evidente, specie dopo le dichiarazioni senza peli sulla lingua da parte del regista britannico, il quale ha espresso delle forti contrarietà rispetto all’accordo che il colosso con cui collabora da circa vent’anni ha recentemente stretto con HBO Max (definito da Nolan il peggior servizio di streaming in circolazione).

Insomma, l’oggetto della contesa resta la sala, il fatto che pressoché tutti, dai governi alle major, stiano trascurando il tempio del Cinema, con una fretta effettivamente strana ancorché almeno in parte motivata. In ballo ci sono centinaia e centinaia di milioni di dollari, progetti pregressi già completati, altri in corso d’opera, per i quali si deve trovare una collocazione, dato che una débâcle analoga a quella di Tenet non ce la si può permettere – visto e considerato peraltro che l’ultimo lavoro di Nolan on demand sta andando parecchio bene.

I segnali di una possibile separazione tra i due sono perciò nell’aria, con Nolan attivissimo su questo fronte; recente è, per dire l’ultima, la firma apposta sulla petizione fatta pervenire al ministro britannico Rishi Sunak, chiedendo più attenzione per le realtà operanti nel settore delle cinematografiche, insieme ad altri registi come Ridley Scott e Steve McQueen. In più c’è la dichiarazione d’amore all’India, con quel desiderio espresso circa il voler tornare a girarci un film che sa anche di tentativo di sondare il terreno nell’ottica di future collaborazioni (leggasi co-produzioni).

A questo punto c’è chi si chiede da chi potrebbe accasarsi un personaggio del calibro di Nolan, chi garantirgli la libertà di cui finora ha goduto a fronte di produzioni così dispendiose. Anche perché qui non si tratta tanto di budget, ma di concentrare gli sforzi su un modello di businness rispetto al quale al momento tutte le compagini principali si mostrano caute per dire il meno. In altre parole, quale compagnia potrà assicurare Nolan che il suo prossimo film potrà contare su una copertura capillare di tante sale sparse per il globo?

Ann Sarnoff, CEO di Warner, ha dichiarato candidamente che, non essendoci le condizioni per poter avere le sale a pieno regime da qui a non si sa quando per via della pandemia, la scelta di accordarsi con HBO si è pressoché imposta da sé. Nolan ha lamentato i modi, più che altro, il fatto che a registi e attori non sia stata data la possibilità di esprimersi in merito, ed anche se nessuna delle parti ha preso ulteriori posizioni pubblicamente, il gelo è percepibile.

Facendo la conta, se da un lato Sony, alla luce di quanto accaduto con C’era una volta a… Hollywood, ne è uscita bene per aver rispettato la volontà di Tarantino, rifiutatosi di mettere mano al montato per tirare fuori una versione accettabile in funzione dell’uscita in Cina, va altresì detto che la compagnia non sembra nelle condizioni di potersi sobbarcare un così ingombrante marchio, quale di fatto è quello di Nolan. Si parla della Universal, che ha pure siglato un accordo lo scorso novembre con Cinemark ed AMC Theaters, ed è forse l’unica ad avere le carte in regola per permettersi uno sforzo del genere.

Potrebbe forse Nolan optare per il ritorno a film più piccolini, sulla falsa riga di Insomnia e The Prestige? Per quanto auspicabile, pure per dimostrare ai detrattori, per quel che vale, di non essere quel venditore di fumo che dicono essere, un ridimensionamento del genere non è così semplice, se non quale extrema ratio. Beffardamente, perciò, restano i player dello streaming, ché quelli sono: Netflix, Amazon, Apple e Disney.

Il punto è che per ciascuno c’è almeno una buona ragione per cui un matrimonio del genere non s’abbia da fare: Disney, per dire, per via della politica sull’audience trasversale, i film per tutti a cui è difficile che un cineasta come Nolan si adegui, non secondo i loro canoni. Netflix ed Amazon potrebbero essere prese in considerazione a patto che accettino una lunga finestra per la sala, che anticipi la disponibilità sulle rispettive piattaforme. Senonché ci sarebbe da chiedersi… quanto lunga dovrebbe essere tale permanenza in sala? Un mese? Due?

Si capisce bene che la situazione è alquanto complessa. Va detto che nell’immediato Nolan non ha film da distribuire, almeno nel corso del 2021, per cui è lecito supporre che Warner Bros. per le sue uscite dal 2022 in avanti valuti altre soluzioni che contemplino la sala. A quel punto, perciò, Nolan potrebbe non muoversi affatto, ma essendo clausole da apporre preventivamente, non è detto che il regista abbia voglia di aspettare che dall’altra parte si sia pronti a promettere qualcosa su cui potenzialmente per mesi potrebbero non essere in grado di esprimersi. La questione è aperta, e l’impressione è che in gioco vi sia di più che il semplice sodalizio tra una seppur storica e grossa compagnia ed un regista amante della pellicola e della sala.


___________

“Warner Bros. e Christopher Nolan in rotta? Cosa potrebbe accadere” è stato scritto da Antonio Maria Abate e pubblicato su Cineblog.

Godzilla vs Kong: 9 cose che ci ha rivelato il trailer ufficiale

E’ finalmente approdato online il trailer di Godzilla vs Kong e bisogna ammettere che l’impatto è stato sorprendente; su schermo una “scazzottata” tra l’iconico Re dei Mostri e il dio Kong davvero entusiasmante, un paio di sequenze che ci hanno ricordato il sottovalutato Pacific Rim di Guillermo del Toro e finalmente un po’ di grinta dopo il deludente Godzilla II: King of the Monsters.

La trama ufficiale:

Due leggende si scontrano in “Godzilla vs Kong”: questi mitici avversari si affronteranno infatti in una spettacolare battaglia senza precedenti, con il destino del mondo in bilico. Kong e i suoi protettori intraprenderanno un viaggio pericoloso per trovare la sua vera casa, e con loro c’è Jia, una giovane orfana con la quale ha stretto un legame forte ed unico. Ma si troveranno inaspettatamente sul cammino di un Godzilla infuriato, che sta seminando distruzione in tutto il mondo. L’epico scontro tra i due titani, istigato da forze invisibili, è solo l’inizio del mistero che giace nel profondo della Terra.

A seguire trovate una lista con nove elementi che il trailer di “Godzilla vs Kong” ha messo in evidenza tra cui un inversione di ruolo per il Re dei mostri e l’introduzione nel canone del Monsterverse di nuovi Titani.

  • 1. Godzilla da eroe nei due film che lo hanno visto antagonista è diventato il cattivo del film e una minaccia per l’umanità, ma il trailer lascia intendere che le azioni di Godzilla non sono istinto, ma c’è qualcosa o qualcuno che causa l’aggressività di Godzilla; lo vediamo attaccare una città e poi la flotta di Monarch che trasporta Kong, incontro / scontro che scatenerà un brutale scontro in mare.

  • 2. Un Kong in catene viene mostrato trasportato da una nave, parafrasando la tagline di Pacific Rim “Per combattere MOSTRI, abbiamo reclutato dei MOSTRI”, è chiaro che Kong è l’unica speranza / risorsa su cui l’umanità può contare per sconfiggere Gojira, anche se Kong nel frattempo è un po’ invecchiato dato che sono trascorsi oltre 40 anni da “Skull Island”. Il trascorrere del tempo ha permesso a Kong di crescere parecchio rispetto ai 104 metri che misurava l’utima volta che l’abbiamo visto, tanto che nel trailer si può notare che non sfigura affatto di fronte ora ai quai 120 metri di Godzilla.

  • 3. Kong nel trailer seppur in catene sembra seguire volontariamente una ragazzina di Skull Island con cui ha stretto un legame e che sembra intenzionato a proteggere ad ogni costo. Vediamo la bambina mostrare a Kong una bambola e scopriamo che la piccola è l’unica con cui Kong riesce in qualche modo a comunicare. Molto suggestiva la scena in cui l’enorme dito di Kong tocca quello della ragazzina in una sorta di rievocazione del dipinto / episodio “La creazione di Adamo” di Michelangelo Buonarroti che decora la volta della Cappella Sistina con una immagine del divino e l’umano che si sfiorano.

  • 4. Nel trailer vengono introdotti Nozuki e Warbat, due nuovi Titani, creature volanti con le fattezze di serpente che sembrano aver affrontato Kong nella Terra Cava, escamotage utilizzato dal Monsterverse per giustificare l’esistenza / provenienza delle creature del Monsterverse. In Kong: Skull Island e Godzilla II: King of The Monsters la teoria della Terra Cava viene esplicitata da alcuni scienziati e la riprova arriva dalla stessa Monarch che raggiunge attraverso un cunicolo all’interno della crosta terrestre quella che viene definita la casa di Godzilla.

  • 5. Tracce di una potenziale apparizione di Mechagodzilla si palesano nel trailer; si tratta di una versione mecha/cyborg di godzilla che ha debuttato in Godzilla vs. Mechagodzilla del 1974. In origine concepito come di natura aliena, nel corso della saga Mechagodzilla è diventato una creazione dell’uomo. L’antagonista robotico di Godzilla potrebbe essere la prima creatura che vediamo seminare distruzione e panico proprio all’inizio del trailer. All’inizio il Titano sembra essere Godzilla, ma la luce rossa che illumina la parte inferiore della creatura scatenato ipotesi che si tratti di Mechagodzilla. In realtà è una successiva scena del trailer che sembra confermare la teoria che Mechagodzilla apparirà in “Godzilla vs Kong”, su alcuni schermi alle spalle dell’attore giapponese Shun Oguri appaiono quelli che sembrano essere i progetti per una replica meccanica di Godzilla. inoltre in un’altra inquadratura su una mappa appesa al muro piena di annotazioni ci sono note che fanno cenno ad una società chiamata Apex, ritenuta una società di cibernetica che potrebbe aver costruito Mechagodzilla.

  • 6. Nel trailer viene introdotta la Maya Simmons di Eiza González che sembra guidare la missione di Moarch per catturare Kong. González ha descritto il suo ruolo come quello di “donna molto intelligente dietro ad un’azienda”. Nel film c’è anche “Demian Bichir nei panni di un personaggio di nome Walter Simmons, presumibilmente imparentato con il personaggio di Eiza.

  • 7. Nel trailer appare anche Nathan Lind, il personaggio di Alexander Skarsgård, un geologo della Monarch che lavora a stretto contatto con Kong. Skarsgård ha descritto il suo personaggio come un eroe riluttante che “non è un alfa, un tipo tosto” ma viene “gettato in questa situazione molto pericolosa e sicuramente non è attrezzato per affrontarla”.

  • 8. Ad oltre un anno dalle immagini trapelate online di una action figure ufficiale del film che mostrava un Kong armato di una primitiva ascia da battaglia, il trailer di “Godzilla vs Kong” lo mostrano brandire proprio quest’arma improvvisata che Kong ha assemblato utilizzando quella che sembra una della placche dorsali di Godzilla, arma che gli permette anche di bloccare / deviare il distruttivo getto atomico del Re dei Mostri.

  • 9. Il trailer è accompagnato dal brano hip hop “Here We Go” del 2019 interpretato da Chris Classic che regala parecchio ritmo alle immagini. I brani del cantante statunitense sono stati utilizzati per una quarantina di film tra cui ricordiamo il live.-action I Fantastici 4, il sequel I Fantastici 4 e Silver Surfer, il live-action Alvin Superstar (dove Classic appare in un cameo nei panni di un DJ), i remake Venerdì 13 e Footloose e il sequel Wall Street – Il denaro non dorme mai.

[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]


___________

“Godzilla vs Kong: 9 cose che ci ha rivelato il trailer ufficiale” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.