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Livraisons

photo by Robert Mack

Una libreria in inglese

 

Di Angelo Vannini

 

 

A Phyllis Cohen,

e alla sua libreria di sogni

 

Non sono mai stato la persona adatta a questo, pensai una volta arrivato davanti alla porta, benché io a volte sia capace di fare quello che altri non possono fare in un lasso così breve di tempo, è evidente che non sono mai stato adatto, a questo come a ogni altra cosa del resto, perché tutto quello che ho intrapreso in vita mia è sempre capitato mio malgrado, anche se per idea mia, anche se profondamente voluto da me, come questa idea assurda e terribile di lasciare Perpignano per andare a vivere ad Aix-en-Provence, una cosa che certamente ho voluto io ma che è andata, fin da subito, contro me stesso, perché era evidente, e lo era fin dall’inizio, che mai sarei stato all’altezza di fare quello che ad Aix-en-Provence mi era chiesto di fare, scrivere seicento pagine, solo a me poteva venire in mente di lanciarmi in un’impresa del genere, dato che non avevo tempo la mattina, né il pomeriggio e tantomeno la sera, e poi anche con tutto il tempo del mondo era perfettamente chiaro che non sarei potuto riuscire a scrivere seicento pagine tutte in francese, perché io non sono adatto a queste cose, anche se a volte preferisco mentirmi e non voglio riconoscerlo, anche se la gente non vede la mia inadeguatezza per quella che è, la mia insufficienza rispetto alle idee che si fanno di me, o delle mie capacità, che sono del tutto errate.

Sono idee del tutto errate, come errato è questo progetto, pensai davanti alla porta, un progetto per cui io divento un anello assolutamente indispensabile, e che farò certamente fallire, se soltanto questa cosa fosse vera, ma vera, voglio augurarmi, non è, e allora con l’aiuto della sorte, perché di sfighe ne ho avute tante, una dietro l’altra, sempre, da quindici anni a questa parte, ininterrottamente, tantoché mi dico che prima o poi questa lunga discesa, per quanto evidentemente senza fondo, come sono tutte le discese quando sono vere discese, e non finte, dovrà incontrare qualche soprassalto, uno o due, una cosa tra mille che va per il verso giusto, almeno una volta, cristo, una dico, forse con una manna dal cielo ce la farò, e ci sarà una cosa che riesce come dovrebbe riuscire, pensavo davanti alla porta, almeno una e per cui saranno contenti del mio operato, e penseranno che sia anche merito mio se sono riusciti a raggiungere un obiettivo, come appariva allora, tra i più difficili, anche se è e rimane del tutto improbabile, ma qui è tutto nero, pensavo, non c’è nemmeno una lucina eppure non possono essere se non qua dentro, almeno così mi hanno detto, pensai appena vidi tutto chiuso e sbarrato, l’interno preso dal buio, ma la serranda non era abbassata e in vetrina ancora si vedevano libri come se non fosse chiuso, libri ovunque, da ogni parte, libri come se piovessero, eppure la porta non si apriva, maledettamente, cominciai a pensare, era chiaro che non si sarebbe aperta con la scalogna maledetta che mi porto dietro, e come faccio ora che loro non mi vedono né possono sentire dato che io non posso urlare, non devo attirare l’attenzione proprio ora, pensavo, dato che qui sul marciapiede la mia situazione è irrimediabilmente illegale, di sicuro mi capiterà qualcosa se rimango ancora in questa strada, le volanti non passavano mai nella rue Delavigne, mi avevano detto loro, ma io di queste cose non mi sono mai fidato in vita mia perché non so quante volte sono stato controllato in situazioni completamente improbabili, come quella volta ad Ancona mentre passeggiavo con un amico, tranquillamente, nella maniera più tranquilla del mondo un piede dopo l’altro sul marciapiede della Via Nazionale, quando appena svoltati a sinistra davanti a un bar tre carabinieri col mitra, pareva che aspettassero proprio noi quei diavoletti, mezz’ora per controllare la carta d’identità via radio mentre ci tenevano sotto tiro col mitra come fossimo banditi usciti da una rapina, ed eravamo pure vestiti bene quella volta, camicette abbottonate e appena stirate, un primo pomeriggio d’estate, che cazzo ci facevano lì col mitra in un pomeriggio d’estate, pensai mentre ero davanti alla porta, con la sfiga che mi ritrovo passerà sicuramente una volante dei gendarmi stanotte, passerà proprio qui se non mi sbrigo ad entrare, ma loro non rispondono, anche quando comincio a bussare, non c’è nessuno dentro porco cane, m’hanno lasciato qui nella merda, era prevedibile, era assolutamente prevedibile che sarebbe stato un viaggio fatto completamente a vuoto e che mi sarebbe costato caro, avevo pensato mentre nessuno da dentro rispondeva, esposto nel mezzo della notte ad ogni tipo di ispezione, multa, prelevamento e incarceramento, tutto questo era chiaro che sarebbe successo, se all’improvviso, dopo non so quanto tempo, non mi avessero aperto. Io non ero adatto a quelle cose, a tutte quelle cose voglio dire, quello che facevo ad Aix-en-Provence come quello che avrei dovuto fare lì a Parigi, non ci sarei mai riuscito, per non parlare poi di quello che avevo fatto a Perpignano e per cui, quasi, ero morto di fatica e follia, con la schiena a pezzi e otto chili in più che non riuscivo a smaltire, per quanto corressi, per anni, tutta colpa del mio metabolismo, anche con quello sono stato sfigato, una che ne andasse dritta non c’era né ci sarà mai, la merda surgelata, parevo avanzando, se soltanto qualcuno mi avesse guardato accuratamente se ne sarebbe accorto, era evidente, ma nessuno mi guardava accuratamente e la cosa non mi sorprende, perché io stesso avrei fatto di tutto per tenermi lontano dalla mia vista, se solo avessi potuto, invece non potevo e mi toccava essere di nuovo lì con me stesso nel mezzo della notte aspettando che mi aprissero, e anche dopo che mi avevano aperto ero rimasto solo con me stesso, in mezzo a tutti gli altri che a poco a poco si erano alzati e visibilmente non erano per niente contenti del mio arrivo, e come biasimarli del resto, dato che neanche io ero contento, quella volta come ogni volta, dell’arrivo, che evidentemente non ero capace di fare e che fallivo miserabilmente in modi sempre più disastrosi e avvilenti.

A Perpignano, almeno, ero potuto sparire, anche se solo per un lasso limitato di tempo, a Perpignano avevo potuto far finta di non esistere e questo aveva potuto confortarmi, per un po’, e soltanto relativamente, ma poi da Perpignano decisi di andarmene per tentare questa follia di Aix-en-Provence che pagherò certamente caro, e presto, non appena la mia impossibilità di adempiere il contratto che ho firmato cinque mesi fa diverrà chiara a tutti, tempo un anno o due al massimo, pensai una volta entrato nella libreria, che non so perché ma non pareva una libreria anche se era piena di libri, e quella cosa non era certo di buon augurio, pensai, e subito pensai a non pensarlo, non più per tutto il resto del viaggio, tempo un anno o due e si accorgeranno dell’errore madornale che hanno fatto con me, sarò espulso dal centro di matematica applicata e mi toccherà fuggire da Aix-en-Provence e probabilmente tornare a Perpignano, anche se a Perpignano non ho più niente da fare, ma almeno da Perpignano potrei andare facilmente, si fa per dire, a lavorare in Catalogna, fare avanti e indietro tra la Spagna e la Francia per insegnare a scuola, finché, pensai, non mi sarebbe esplosa la testa.

A Perpignano sarebbe stato possibile, mentre ad Aix no, ma io in quel momento mi trovavo ad Aix, dove tutto sarebbe, un giorno all’altro, precipitato, anzi no, non ero più ad Aix, ero appena arrivato a Parigi senza sapere neanche il perché, imbarcato in un progetto completamente folle per cui non ero certamente all’altezza, mi trovo completamente allo sbando, pensai una volta entrato, è un miracolo che non mi abbiano già arrestato e chissà come farò, a festa finita, per ritornare a casa, a festa finita avevo pensato, anche se era chiaro che non era una festa la ragione per cui mi avevano voluto lì, una ragione di estrema ed impressionante urgenza, mi aveva detto Éléonore per telefono, fiondati ti prego, aveva detto e subito mi ero fiondato, come se avessero avuto davvero bisogno di me quando era del tutto evidente che io ero e sarei rimasto in ogni senso superfluo, e non si capiva perché continuassero a chiamare me, dato che non ero certamente il migliore in questo mestiere, che tra l’altro non era un mestiere perché non poteva darmi da vivere dal momento che facevo di tutto per restare nella legalità, e io non volevo essere uno illegale, assolutamente, mai avrei accettato di esserlo, e quindi mi toccava farmi assumere di anno in anno dai dipartimenti più svariati delle più svariate università per avere di cosa pagare l’affitto e comprare il pane, io non ero ricco e anche su questo ero stato sfortunato, perché c’è chi nasce senza problemi di soldi e senza problemi di soldi finirà per morire, ma io non facevo parte di questa categoria, i miei erano poveri cristi nati e cresciuti a Vaccarile dove pure io ero nato e cresciuto, prima di finire ad Urbino assieme ad altri poveri cristi, quanti crocifissi, mio dio, pensai una volta finito dentro alla libreria, quanti ne ho visti in tutto e quanti ne sarò ancora condannato a vedere. E questi qua pure erano poveri cristi, pensai, quello là da Buenos Aires è dovuto fuggire e da anni si nasconde a Parigi sotto falso nome, questa che da Chicago è venuta a ripercorrere le orme della Resistenza francese, quell’altro che si spaccia per greco ma in verità è apolide, dove cazzo sono finito, pensai, e soprattutto perché, per quale dannata ragione mi sono imbarcato in questa impresa chiaramente destinata a fallire, e per di più in un momento come questo, in cui sarei dovuto rimanere ad Aix-en-Provence a fare quello che stavo facendo, cioè niente, perché niente ero in grado di fare ad Aix-en-Provence dal momento che anche lì mi ero imbarcato in un’impresa impossibile, seicento pagine di formule, e per di più in francese, formule che mai sarei riuscito a scrivere, dovendo lavorare mattina pomeriggio e sera soltanto per tirare a campare, questo mondo è un mondo di santi, pensai una volta tolto il giaccone, tutto un sacrificio e nessuna redenzione, almeno non in questa parte della vita, e io non credevo all’altra parte, non sono uno che crede facilmente, pensai, non ho mai creduto alla befana per esempio, o a babbo natale, quando nonna e nonno ci venivano a trovare dicendo questo te lo manda babbo natale io sparavo già allora una pernacchia, e correvo via, perché capivo, se non vedo non credo, ma quello che vedo credo, e vedevo tutti i santi, i sacrificati, i matti, le bollette da pagare e le madonne da tirare, e chissenefrega, dicevo al prete ogni volta che mi pronosticava l’inferno, e avevo ragione io, perché l’inferno è in questa terra, non in quella. Togliti la merda dalle ossa, vedi se puzza ancora, dicevo ogni volta a mia sorella, se puzza ancora è perché tutto è dentro, rogna pure nel sangue, aveva fatto bene lei a lasciare l’Europa per rifugiarsi in Vietnam, e mi dicevo spesso che anche io avrei dovuto raggiungerla, mettere una croce sopra a tutto quanto e partire, ma poi quando andai in estate mi resi conto che non era meglio, la vita lì era uno scatafascio esattamente come qua, esattamente come qua si tribolava per le stesse ragioni per cui tribolavamo qua, cosa ho fatto di male io, pensavo allora da mia sorella, che neanche qui posso stare in pace due minuti, è proprio vero che è nel sangue, mi dicevo, e già ero tornato via, ero a Perpignano ancora prima di essere tornato a Perpignano, e una volta tornato davvero a Perpignano ci misi poco per andare ad Aix-en-Provence senza esserci ancora andato, pensai mentre guardavo i libri che erano ovunque, per terra e sugli scaffali, tutti in inglese cristo santo, neanche un testo in francese in una libreria del sesto arrondissement, manco fossimo davvero a Berkeley, mi dissi, perché noi viaggiamo con la mente prima del corpo, e solo dopo il corpo segue, ma a volte è il corpo che va e la mente che tiene, non si muove, e allora chissà se mai mi sono mosso da Vaccarile, pensai davanti agli scaffali tutti in inglese, a Perpignano forse non ci ero mai arrivato e me ne rendevo conto in quel momento stesso, mentre mi preparavo a essere nuovamente inutile per me e per tutti in una faccenda, come disse Éléonore, della massima urgenza, che certamente non avrei saputo affrontare nella maniera adeguata, ammesso che una maniera adeguata potesse mai esistere in un mondo come quello in cui siamo stati condannati a vivere.

Ma porca, vociferavo, porca, sempre dentro di me, mentre quelli si muovevano tutti in coro per sistemarmi, era quasi commovente tutto quel giostrare all’unisono attorno al mio materiale, devono tenerci davvero, pensai, se in piena notte ancora non mi hanno mandato a cagare, io mi sarei mandato a cagare molto spesso, se avessi potuto, pensai, e soprattutto per esser piombato dal nulla con così tanto ritardo, ma cosa mi è saltato in mente, partire da Aix-en-Provence in una situazione di emergenza sanitaria assoluta per andare illegalmente a Parigi, al fine di compiere un’operazione che mai sarei riuscito a compiere, in pieno lockdown, e questo avrebbe dovuto essere sotto gli occhi di tutti, ma loro probabilmente fingevano di non vedere, era davvero improbabile che pensassero si potesse realizzare grazie a me quello che volevano realizzare, anche per una combriccola di svitati come erano loro, non era verisimile che ci credessero davvero, pensavo mentre mi sistemavo, in ogni caso non sarei mai riuscito a dormire quella notte, questo era evidente, e anche le seguenti, sarebbe stato impossibile dormire in una situazione come quella, in un posto come quello e con tutto quello che stava succedendo fuori, una città fantasma, mi era sembrata, mi accorsi in quel momento, Parigi al mio arrivo, e probabilmente non sarei mai riuscito ad arrivare in quella libreria senza risvegliare almeno un fantasma. L’unica cosa bella, pensai mentre attaccavo i computer alla corrente, è che a quella gente importa di me, almeno apparentemente, mi hanno sempre detto le cose come stanno, che fanno quello che fanno non per soldi, perché non li hanno e mai li avranno, ma per giustizia, per giustizia fanno quello che fanno perché quando il mondo è rotto c’è chi pensa ancora che bisogna aggiustarlo, e questo era per me l’unica cosa bella che però non poteva darmi sollievo perché io non ero all’altezza, non avrei mai potuto far parte del loro gruppo in pianta stabile senza morire, un giorno o l’altro, di fame, e non capivo come facevano loro, a non morire di fame, uno con meno lavoro dell’altro, chissà quale era il segreto, chi gli spesava l’affitto, dato che, ne ero sicuro, non era il commercio perché non vendevano, non era il Centro di Mediazione Anticoloniale perché ancora non esisteva, ancora quel centro non era un centro, dato che sarebbero divenuti loro il centro, ognuno di loro e tutti assieme, un passeraio, non avevano neanche un ufficio se non quel buco di libreria in cui si rifugiavano di tanto in tanto da qualche mese, a quanto Éléonore al telefono mi aveva detto, ma come si fa, pensai, a essere in una situazione come questa, in un posto come questo, cacciato qui senza nessuna possibilità di successo, niente, a Parigi non riesco, ad Aix sarà un fallimento, Perpignano ormai per me non esiste più, come mi sono ridotto, tra l’altro non si sa nemmeno se ad Aix riuscirò a tornare senza farmi arrestare, solo a me poteva capitare una situazione così, per cui l’unico posto sicuro è questo qui, una libreria in inglese, chissà come ci sono finiti gli altri, pensai, il quartiere dell’Odéon, dico, roba da matti, voler guarire il mondo a partire da qui, come fosse un sogno o un bisogno, una fisima da bel lunedì.

 


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“Livraisons” è stato scritto da francesco forlani e pubblicato su Nazione Indiana.

Chris Hemsworth e Miles Teller protagonisti del film Spiderhead di Netflix

Chris Hemsworth, Miles Teller e Jurnee Smollett hanno firmato per recitare in Spiderhead, un nuovo film fantascientifico prodotto da Netflix. Il sito Deadline riporta che il film basato sul racconto “Escape from Spiderhead” di George Saunders sarà diretto da Joseph Kosinski recentemente al timone del sequel Top Gun: Maverick.

“Escape from Spiderhead” parte della raccolta “Tenth of December” di Saunders sarà adattato per il grande schermo dagli sceneggiatori Rhett Reese e Paul Wernick che insieme hanno scritto anche i due film di Deadpool, i due film di Zombieland e il recente thriller d’azione 6 Underground di Michael Bay.

La trama di “Spiderhead” è ambientata in un prossimo futuro dove i detenuti possono ridurre il tempo alle loro condanne facendo volontariato in esperimenti medici. Due detenuti al centro della storia approfittano di questa opportunità. Consumano una droga che cambia le loro emozioni, inducendoli a confrontarsi con i sentimenti di amore che hanno coltivato nel loro temuto passato.

La sinossi ufficiale dell’antologia “Tenth of December”:
La raccolta più ironica e inquietante di George Saunders, Tenth of December illumina l’esperienza umana ed esplora figure perse in un labirinto di preoccupanti inqueitudini. Un membro della famiglia ricorda un palo della luce vestito per tutte le occasioni; Jeff affronta orribili ultimatum e la prospettiva di DarkenfloxxTM in alcuni insoliti test sui farmaci; e Al Roosten nasconde il suo monologo interiore dietro un sorriso accattivante che spera lo renderà popolare. Con visioni oscure del futuro che si contrappongono ai fantasmi del passato e al presente che si insedia, questa collezione canta con un fascino e un’intensità sorprendenti.

Hemsworth è alla sua seconda collaborazione con Netflix dopo il notevole thriller d’azione Tyler Rake; Miles Teller interpreterà un pilota di caccia in Top Gun: Maverick in uscita a luglio 2021 mentre Jurnee Smollett ha vestito i panni di Black Canary in Birds of Prey ed è recentemente apparsa nella serie tv horror Lovecraft Country.

Kosinski ha debuttato nel 2010 con l’ampiamente sottovalutato Tron: Legacy e ha poi diretto il fantascientifico Oblivion e più recentemente il sequel Top Gun: Maverick entrambi con Tom Cruise e il dramma basato su eventi reali Fire Squad – Incubo di fuoco in cui hanno recitato Josh Brolin e Miles Teller.

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“Chris Hemsworth e Miles Teller protagonisti del film Spiderhead di Netflix” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Stasera in tv: La preda perfetta su Rete 4

Cast e personaggi

Liam Neeson: Matt Scudder
Dan Stevens: Kenny Kristo
Boyd Holbrook: Peter Kristo
David Harbour: Ray
Sebastian Roché: Yuri Landau
Mark Consuelos: Reuben Quintana
Ólafur Darri Ólafsson: James Loogan
Adam David Thompson: Albert
Brian “Astro” Bradley: TJ

Doppiatori italiani

Alessandro Rossi: Matt Scudder
Gianfranco Miranda: Kenny Kristo
Edoardo Stoppacciaro: Peter Kristo
Franco Mannella: Ray
Francesco Prando: Yuri Landau
Francesco Sechi: Reuben Quintana
Paolo Marchese: James Loogan
Riccardo Scarafoni: Albert
Federico Bebi: TJ

Trama e recensione

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Matt Scudder (Liam Neeson) è un ex-poliziotto che, ai limiti della legalità, lavora senza licenza come investigatore privato. Quando, seppur controvoglia, accetta di aiutare il narcotrafficante Kenny Kristo (Dan Stevens) a incastrare i due uomini che gli hanno prima rapito e poi brutalmente torturato e ucciso la moglie, Scudder scopre che quello non è né il primo né l’ultimo dei massacri perpetrati dai due barbari assassini. In un inseguimento in bilico tra il bene e il male, Scudder riuscirà a incastrarli nelle scure retrovie di New York e a fermarli prima che uccidano ancora.

Curiosità

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  • Il film è basato sul romanzo Un’altra notte a Brooklyn (A Walk Among the Tombstones) del 1992 di Lawrence Block. Ci sono 17 romanzi di questo autore sul personaggio, l’ultimo pubblicato nel 2011.
  • Ruth Wilson era stata annunciata nel ruolo di Joe Durkin (che è un personaggio maschile nei libri) e aveva girato tutte le sue scene con Liam Neeson, ma il regista sentiva che il personaggio di Neeson doveva essere un solitario così tutte le scene di Wilson sono state tagliate.
  • In origine alla regia del film c’era Joe Carnahan e il protagonista era Harrison Ford.
  • Seconda interpretazione del personaggio Matt Scudder. La prima volta è stato interpretato da Jeff Bridges in 8 Milioni di modi per morire (1986).
  • Dan Stevens ha perso 13 chili per il suo ruolo.
  • Nel libro i nomi dei fratelli erano Kenan e Peter Khoury ed erano di origine libanese. I nomi nel film sono stati cambiati in Kenny e Peter Kristo per renderli più americani.
  • Liam Neeson e Boyd Holbrook torneranno a recitare insieme ancora una volta in Run All Night – Una notte per Sopravvivere (2015).
  • Ben Foster è stato preso in considerazione per i ruoli di entrambi i fratelli (Kenny & Peter). Purtroppo a causa delle riprese di The Program ha dovuto declinare.
  • Il film costato 28 milioni di dollari ne ha incassati nel mondo circa 62.

La colonna sonora

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  • Le musiche originali del film sono dell’americano Carlos Rafel Rivera alla sua prima colonna sonora per il grande schermo. I crediti di Rivera includono musiche per alcuni episodi della serie tv Godless.
  • La colonna sonora include il brano “Black Hole Sun” dei Soundgraden in una cover interpretata da Swann Feat.

TRACK LISTINGS:
1. Main Title
2. We Got Your Wife…
3. Kenny’s Story
4. Red Hook
5. Ray And Albert
6. Matt Scudder
7. Matt Follows Loogan
8. Finding Loogan’s Shed
9. Ray Cases The House
10. Drive To The Cemetery
11. Among The Tombstones
12. Kenny In The Basement
13. Aftermath / Reprise

[Per guardare il video clicca sull’immagine in alto]

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“Stasera in tv: La preda perfetta su Rete 4” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

I nuovi manga annunciati da Star Comics

Durante una conferenza online in occasione del secondo giorno dell’evento Star Days, Edizioni Star Comics ha annunciato una serie di nuovi manga che saranno pubblicati nel corso dei prossimi mesi, che si vanno ad aggiungere a quelli annunciati sabato scorso (qui i dettagli)

Hitorikime Boyfriend

Hitorikime Boyfriend
di Memeco Arii
Volume unico
A dicembre in fumetteria, libreria, store online

Kensuke Oshiba e Asaya Hasekura sono migliori amici, ma dopo che quest’ultimo si trasferisce in un’altra scuola, il loro legame sembra spezzarsi per sempre. Dopo tre anni i due si ritrovano nello stesso liceo, Hasekura sembra lo stesso di tanto tempo fa… eppure qualcosa sta per sconvolgere il loro rapporto! Quali sono i sentimenti che Hasekura aveva racchiuso nel suo cuore fino a quel momento? Come reagirà Kensuke? Qual è la linea di confine che separa amicizia e amore? L’origine di una dolcissima storia d’amore nell’opera che ha preceduto e ispirato Hitorijime My Hero!

dr stone reboot star comics nuovi manga

Dr. Stone Reboot: Byakuya
di Riichiro Inagakai, Boichi
Volume unico
A marzo 2021 in fumetteria, libreria, store online

In seguito al misterioso incidente che ha pietrificato tutta l’umanità sulla faccia della Terra, Byakuya Ishigami – padre adottivo di Senku – e l’equipaggio di astronauti ospiti della ISS sono gli ultimi esseri umani sopravvissuti. Anziché disperarsi, decidono di azzardare un fortunoso rientro sulla Terra per provare a ricostruire e cercare un rimedio, lasciando a prendersi cura della stazione orbitante il piccolo robot REI, costruito da Byakuya stesso. Come si susseguiranno i giorni di Byakuya sulla Terra e di REI sulla ISS? E come si evolverà il loro legame? Scritto e disegnato dal sempre più sorprendente Boichi, DR.STONE REBOOT: BYAKUYA è il primo spin-off serializzato in contemporanea alla serie ammiraglia nella storia di «Weekly Shonen Jump», un volume realmente imperdibile non solo per le spettacolari tavole di Boichi, ma anche per aggiungere elementi alla storia principale e, chissà!, poterla osservare sotto una nuova luce…

solo leveling star comics nuovi manga

Solo Leveling
di Chugong, DUBU (Redice Studio)
4 volumi, in corso
Da aprile 2021 in fumetteria, libreria, store online

Il “Gate”, un misterioso portale che collega il mondo umano a quello di terribili mostri, mette a rischio la vita degli esseri umani. Delle persone con particolari poteri, gli “hunter”, combattono per contrastarli. Sung Jinwoo è molto debole, senza particolari abilità, ed è schedato come hunter di “livello E”. Nonostante questo, cerca di fare del suo meglio per portare avanti il suo compito e pagare le spese mediche della madre… Ma un giorno, a seguito di un inspiegabile evento, Jinwoo comincia a sviluppare i suoi poteri… Che possa diventare un imbattibile hunter di “livello S”? Edizioni Star Comics si tuffa nel mondo dei webtoon, e lo fa con uno dei celebri e spettacolari in assoluto! Dalla rete alla carta, il fumetto prende vita!

the poetry of ran

The Poetry of Ran
di Yusuke Osawa
Cofanetto di 2 volumi, concluso
A maggio 2021 in fumetteria, libreria, store online

Torie, una giovane barda che aspira a comporre una ballata epica, nelle sue peregrinazioni in cerca di eroi e avventure da cui trarre ispirazione si imbatte nel giovane guerriero Ran, un enigmatico guerriero alla caccia di terribili mostri antropofagi che, a causa della “impurità” degli uomini che divorano, diventano sempre più potenti e feroci. Sconfiggendoli, Ran è costretto anche ad assorbire tutta la loro impurità, sopportando dolori atroci. Affascinata da questo personaggio e dalla sua vita eroica e avventurosa, Torie decide di seguirlo per cantarne le gesta nella sua ballata. Una miniserie seinen dall’eccezionale impatto visivo, che può ricordare, per ambientazioni e dettaglio grafico, il miglior Berserk del maestro Kentaro Miura.

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I nuovi manga annunciati da Star Comics leggi l’articolo su Fumettologica.


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“I nuovi manga annunciati da Star Comics” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

“Strix”, il nuovo progetto multimediale di Licia Troisi, tra live action e fumetto

strix licia troisi

La romanziera Licia Troisi (autrice della saga fantasy Il mondo emerso) è al lavoro su Strix, un nuovo progetto multimediale che nasce in live action e si espande con una miniserie a fumetti prodotta e pubblicata da Edizioni Star Comics.

Con Strix, sviluppato insieme ad Alessandro Regaldo, Licia Troisi propone una storia dalle atmosfere urban fantasy: la narrazione parte dalla città di Roma, in cui la diciottenne Gea, appassionata di pittura e con un passato doloroso alle spalle, si divide tra i test di orientamento universitario e le sedute di psicoterapia. La sua immaginazione, che si manifesta nei suoi dipinti, la porterà a scoprire un’importante parte di sé, ancora nascosta. Il destino coinvolgerà Gea in un’avventura che la condurrà ad Atlantide, un luogo mitico che si credeva inabissato per sempre e che invece si scopre essere celato in segreto.

«Per me si tratta di sicuro di un’avventura nuova, ma anche del compimento di un percorso di avvicinamento al fumetto nel quale mi sono imbarcata con grande piacere negli ultimi anni», ha commentato Licia Troisi. «Inoltre, sento un debito fortissimo, per quel che riguarda la mia produzione letteraria, nei confronti del mondo dei manga, e sono onorata di poterlo in qualche modo restituire con una storia che vive di quelle atmosfere e di quel tipo di narrazione che è stata così importante per la mia formazione.»

Il live action basato sul concept di Strix è in fase di sviluppo da parte di Paco Cinematografica – casa di produzione che, tra gli altri, ha prodotto i più recenti film di Giuseppe Tornatore, la commedia di successo Mio Fratello Rincorre i Dinosauri e l’imminente thriller Il Talento del Calabrone – in associazione con Grey Ladder Productions.

«Quando ho proposto a Licia un concept fantasy su una ragazzina che lotta per adattarsi ai cambiamenti dell’adolescenza, sapevo che quell’idea sarebbe stata sprecata se, così come la sua protagonista, non fosse cambiata per adattarsi ai diversi medium su cui volevamo raccontarla», ha detto Alessandro Regaldo, produttore creativo di Grey Ladder Productions. «Non potevamo semplicemente ripetere la stessa storia, dovevamo in un certo senso re-immaginarla di volta in volta. Fortunatamente, la particolarità del concept ci ha permesso di pensare alla miniserie manga e al live action come a due mondi paralleli, che si alimentano a vicenda pur mantenendo una loro specifica identità, esplorando sfumature diverse della stessa idea, quelle più avventurose e immaginifiche nel manga e quelle più cupe e realistiche nel progetto audiovisivo, che avrà un proprio sottotitolo, Soma, e sarà quello che Logan è stato per la saga cinematografica degli X-Men, una lettura più dark dello stesso universo narrativo.»

La miniserie manga di Strix arriverà nel 2021: «Anche se il nostro DNA è da sempre internazionale, per i lettori, Star Comics equivale a manga», ha detto Claudia Bovini, direttore editoriale di Edizioni Star Comics. «Nell’ambito dei tanti nuovi progetti di produzione che abbiamo avviato, Strix è sicuramente quello che meglio racchiude in sé le varie anime della nostra casa editrice. Siamo felicissimi di iniziare questo percorso con Licia e con gli amici di Grey Ladder. E ancora dobbiamo annunciare i dettagli più succulenti…»

Leggi anche: Licia Troisi ha scritto una storia per Topolino

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“Strix”, il nuovo progetto multimediale di Licia Troisi, tra live action e fumetto leggi l’articolo su Fumettologica.


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““Strix”, il nuovo progetto multimediale di Licia Troisi, tra live action e fumetto” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

I vincitori del Premio Boscarato 2020 di Treviso Comic Book Festival

premi boscarato 2020

Durante l’edizione 2020 del Treviso Comic Book Festival – svoltosi dal 25 al 27 settembre – sono stati assegnati i Premi Carlo Boscarato. I premiati sono stati scelti da una giuria di giornalisti del settore fumetto.

Di seguito, in grassetto, i vincitori nelle rispettive categorie.

MIGLIOR FUMETTO ITALIANO

– Gli sprecati di Michelangelo Setola (Canicola)
– Celestia di Manuele Fior (Oblomov)
– Italo di Vincenzo Filosa (Rizzoli Lizard)
– Malibu di Eliana Albertini (Beccogiallo)
– Terranera di Lorenzo Palloni e Martoz (Feltrinelli Comics)
– Momenti straordinari con applausi finti di Gipi (Coconino Press – Fandango)
– Per sempre di Assia Petricelli e Sergio Riccardi (Tunuè)
– Mercedes di Daniel Cuello (Bao Publishing)

MIGLIOR FUMETTO STRANIERO

– Le Malerbe di Keum Suk Gendry-Kim (Bao Publishing)
 Ombelico Infinito di Dash Shaw (Coconino Press – Fandango)
– I miei eroi sono sempre stati tossici di Ed Brubaker e Sean Phillips (Panini Comics)
– Clyde Fans di Seth (Coconino Press – Fandango)
– Rusty Brown di Chris Ware (Coconino Press – Fandango)
– Laura Dean continua a lasciarmi di Mariko Tamaki e Rosemary Valero-O’Connell (Bao Publishing)
– Il futuro non promette bene di Eleanor Davis (Rizzoli Lizard)
– Come la gente normale di Hartley Lin (Edizioni BD)
– Il tesoro del cigno nero di Guillermo Corral e Paco Roca (Tunuè)
– Il nuovo mondo di Aleš Kot e Tradd Moore (Saldapress)

MIGLIOR AUTORE/AUTRICE STRANIERO/A

– Jillian Tamaki su Senza limiti (Coconino Press – Fandango)
Jason su Ho ucciso Adolf Hitler (001 Edizioni)
– Igor Hofbauer su Mister Morgen (Tabularasa Edizioni)
– Yvan Alagbé su Negri gialli e altre creature immaginarie (Canicola)
– AJ Dungo su A ondate (Bao Publishing)
– Moto Hagio su Il Clan dei Poe (J-Pop)
– Ludovic Debeurme su Epiphania (Coconino Press – Fandango)
– Daria Bogdanska su Nero vita (Mesogea)
– Yuruco Tsuyuki su Strange (Bao Publishing)
– Imiri Sakabashira su The box man (Star Comics)

MIGLIOR DISEGNATORE/DISEGNATRICE ITALIANO/A

– Matteo Lolli su Marauders (Panini Comics)
– Sara Pichelli su Spider-man (Panini Comics)
– Mirka Andolfo su Mercy e Harley Quinn (Panini Comics)
Toni Bruno su Belgica (Bao Publishing) e Dylan Dog (Sergio Bonelli Editore)
– Federico Vicentini su Miles Morales: Spider Man (Panini Comics)
– Jacopo Starace su Inn (Progetto Stigma / Eris Edizioni)
– Flavia Biondi su Ruby Falls (Bao Publishing)
– Carmine Di Giandomenico su Leone (Shockdom)
– Werther Dell’Edera su Dylan Dog / Batman (Sergio Bonelli Editore) e Something is Killing the Children (Edizioni BD)
– Massimo Carnevale su Tex – La vendetta delle ombre (Sergio Bonelli Editore)

MIGLIOR SCENEGGIATORE/SCENEGGIATRICE ITALIANO/A

– Matteo Casali su K-11 (Sergio Bonelli Editore)
– Luca Blengino su Samuel Stern (Bugs Comics)
– Marco Nucci su Topolino (Panini Comics)
– Assia Petricelli su Per sempre (Tunuè)
Fulvio Risuleo su Sniff (Coconino Press – Fandango)
– Davide Costa su Lyon (Magazzini Salani)
– Rita Porretto e Silvia Mericone su Dylan Dog OldBoy (Sergio Bonelli Editore)
– Brian Freschi su Il mare verticale” (Bao Publishing)

MIGLIOR AUTORE/AUTRICE UNICO/A ITALIANO/A

– Giorgia Marras su Sissi. Imperatrice, ribelle, donna (Diabolo Edizioni)
Eleonora Antonioni su Trame libere. Cinque storie su Lee Miller (Sinnos)
– Alice Milani su Università e pecore (Feltrinelli Comics)
– Sara Menetti su Pregnancy comic journal (Feltrinelli Comics)
– David Genchi su La Gameti (Hollow Press)
– Lorena Canottiere su Salvo Imprevisti (Oblomov)
– TommyGun Moretti su Sostanza densa (Progetto Stigma – Eris Edizioni)
– Andrea Serio su Rapsodia in blu (Oblomov)
– Diego Lazzarin su Invisible war (autoproduzione)
– Wallie su Croce sul cuore (Feltrinelli Comics) e Alga Wakame (Shockdom)

MIGLIOR REALTÀ EDITORIALE ITALIANA

– Edizioni BD / J-Pop
– Coconino Press – Fandango
– Sergio Bonelli Editore
– Tunué
– Saldapress
– Rizzoli Lizard
– Shockdom
Eris Edizioni
– Bao Publishing
– Feltrinelli Comics

AUTORE/AUTRICE RIVELAZIONE – PREMIO “CECCHETTO”

– Vittoria Macioci su Desolation Club (Saldapress)
– Stefano Grassi su What’s left of Christo (Inuit Edizioni)
Antonio Pronostico su Sniff (Coconino Press – Fandango)
– Ettore Mazza su Il sentiero delle ossa (Edizioni BD)
– Alice Berti su Neon Brothers (Bao Publishing)
– Loris De Marco su La banda del pallone (Tunuè)
– Emmanuel Viola su Riae (Shockdom)
– Fabiana Mascolo su Ruggine (Edizioni BD)
– Fran su La vedova bianca (Edizioni BD)
– Giulia Pex su Khalat (Hoppipolla Edizioni)

MIGLIOR AUTORE/AUTRICE DI COPERTINA

– Andrea Serio su Linus (Baldini e Castoldi)
Spugna su Prison Pit (Eris Edizioni) e “Absolute Carnage” (Panini Comics)
– Luca Zamoc su Rick and Morty 5 (Panini Comics)
– Massimo Carnevale su Dylan Dog Color Fest e Tex (Sergio Bonelli Editore)
– Gloria Pizzilli su Dylan Dog Color Fest (Sergio Bonelli Editore)
– Matteo Cremona su Superman – L’ascesa di Leviathan (Panini Comics)
– Matteo Buffagni su Diabolik (Astorina)
– Gigi Cavenago su Dylan Dog (Sergio Bonelli Editore)
– Valerio Piccioni, Maurizio Di Vincenzo, Emiliano Tanzillo su Samuel Stern (Bugs Comics)

MIGLIOR COLORISTA

– Laura Guglielmo su F***ing Sakura (Panini Comics)
– Piky Hamilton su Dragonero (Sergio Bonelli Editore)
– Francesco Segala su Geppetto. Storia di un padre (Bugs Comics)
Luca Saponti su K-11 e Zardo (Sergio Bonelli Editore)
– Moreno Dinisio su Space bandits (Panini Comics)
– Ilaria Gelli e Marta Todeschini su G G (Tatai Lab)

MIGLIOR FUMETTO WEB

– Inerti di Samuel Daveti e Francesco Rossi (Mammaiuto)
– Life of Bibi di Beatrice Bassoli (Tomato Comics)
– Madala di Aa. Vv. (Ehm Autoproduzioni)
– L’avventura segreta di Marco Romboi di Adam Tempesta
– Love needs space di Simone Pace
– Terra chiama luna di Francesco Dibattista

MIGLIOR FUMETTO PER GIOVANI LETTORI E LETTRICI

– Diana Sottosopra di Kalina Muhova (Canicola)
– Speak di Emily Carroll e Laurie Halse Anderson (Il Castoro)
– Nera, la vita dimenticata di Claudette Colvin (Einaudi Ragazzi)
 Vacanze in scatola di Tuono Pettinato e Martina Sarritzu (Canicola)
– Girotondo di Sergio Rossi e Agnese Innocente (Il Castoro)
– Il sole di mezzanotte di Francesca Dell’Omodarme (Bao Publishing)
– Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi di Caterina Cappelli (Il battello a vapore)
– Trame libere. Cinque storie su Lee Miller di Eleonora Antonioni (Sinnos)
– Lyon di Davide Costa e Aa. Vv (Magazzini Salani)
– Monster Allergy Evolution di Alessandro Barbucci, Arianna Rea, Barbara Canepa, Francesco Artibani, Katja Centomo, Licia Troisi (Tunuè)

CATEGORIA SPECIALE: COVID PROJECT

– COme VIte Distanti di Aa.Vv. (ARF e Pressup)
– Pangolino di Marco Tonus e Aa.Vv. (autoproduzione)
– Andrà tutto benino di Davide Toffolo (La Tempesta)
– Occhi ovunque di Ratigher e Francesco Cattani
– Andrà tutto bene di Leo Ortolani (Feltrinelli Comics)
– Vignette di Lele Corvi
– Pandemikon di Aa. Vv. e AFA Autoproduzioni Fichissime Andergraund
– Cronache dal Virus di Hurricane Ivan su Il manifesto

Qui ci sono i vincitori dell’edizione 2019 del premio.

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I vincitori del Premio Boscarato 2020 di Treviso Comic Book Festival leggi l’articolo su Fumettologica.


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“I vincitori del Premio Boscarato 2020 di Treviso Comic Book Festival” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

Una serie tv su Nick Fury interpretata da Samuel L. Jackson

serie tv nick fury samuel l jackson marvel

L’attore Samuel L. Jackson tornerà a interpretare Nick Fury in una nuova serie tv Marvel che sarà trasmessa prossimamente sulla piattaforma streaming Disney+, secondo quanto riporta Variety. Jackson tornerà a vestire i panni del personaggio, che interpreta sin dal 2008, quando apparve in una scena post-credit di Iron Man.

Nick Fury è uno dei personaggi più importanti dell’universo cinematografico Marvel, avendo preso parte in quasi tutti i film del franchise. Tra le sue ultime apparizioni ci sono quelle in Spider-Man: Far from Home, Avengers: Endgame e Captain Marvel.

Al momento non ci sono dettagli in merito alla serie tv, che Variery scrive essere in produzione.

Leggi anche: La vera storia di come Nick Fury ha perso l’occhio

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Una serie tv su Nick Fury interpretata da Samuel L. Jackson leggi l’articolo su Fumettologica.


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“Una serie tv su Nick Fury interpretata da Samuel L. Jackson” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

I Micronauti dipinti da Ken Kelly

Ken Kelly è un illustratore fantasy che negli anni Settanta e Ottanta ebbe particolare successo collaborando a riviste di fumetti come Creepy e Eerie, ma anche realizzando copertine per album di band rock come Kiss o Manowar. Ispirandosi al lavoro di Frank Frazetta – del quale l’illustratore fu allievo – Kelly si è sempre distinto per uno stile pittorico fantasy fatto di colori caldi, pose plastiche e un mix di realismo e visionarietà.

Nel 1979 Ken Kelly realizzò una serie di 8 illustrazioni incentrate sui popolari personaggi dei giocattoli noti in Italia come Micronauti, commissionata da Mego, l’azienda americana produttrice della linea. I lavori dell’illustratore furono utilizzati per il packaging, come è possibile notare dall’immagine sottostante.

micronauti ken kelly

Di seguito, gli 8 dipinti di Kelly, raccolti dal sito della rivista Heavy Metal (per la quale Kelly ha nel corso degli anni realizzato alcune copertine).

micronauti ken kelly
micronauti ken kelly
micronauti ken kelly
micronauti ken kelly
micronauti ken kelly
micronauti ken kelly
micronauti ken kelly

I Micronauti (Micronauts in originale) sono una linea di action figure componibili tramite calamite, distribuiti negli Stati Uniti dal 1976 fino ai primi anni Ottanta. In Italia furono importati da Gig in quegli stessi anni riscuotendo grande successo, complice anche la somiglianza con i robot giganti degli anime. Nel corso degli anni, questi giocattoli hanno ispirato anche dei fumetti, realizzati inizialmente da Marvel Comics nella prima metà degli anni Ottanta e poi da Image Comics (2002-2003), Devil’s Due Publishing (2004) e IDW Publishing (2016–2018). Nel 2021 è prevista inoltre l’uscita di un lungometraggio live-action basato sui Micronauti, diretto da Dean DeBlois.

Leggi anche:

  • 10 copertine di dischi con illustrazioni di Frank Frazetta
  • Le spettacolari quarte di copertina di “Heavy Metal” degli anni Settanta
  • Gli storyboard di Moebius per “Dune” di Jodorowsky

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“I Micronauti dipinti da Ken Kelly” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

Antropocene fantastico

 

 

 

In questi giorni è uscito nelle librerie Antropocene fantastico. Scrivere un altro mondo, il nuovo pamphlet di Matteo Meschiari, pubblicato da Armillaria.

Ne ospito qui un estratto in anteprima, tratto dal capitolo Kairocene.

 

KAIROCENE – RIFONDARE IL TEMPO

 

Quale passato si annida nel futuro? In che cosa Paleolitico e Antropocene si somigliano? La parola Antropocene è irritante, un’irritazione che viene essenzialmente dalla sua proteiforme adattabilità ai contesti, dalla sua eccessiva carica di seduzione e facilità d’uso. Ma, concettualmente, quello che non convince è la sua perenne atmosfera alla Blade Runner, il suo sapore di futuro a tinte fosche, reale ma banale, come una quinta teatrale fissa, scontata. L’esperienza di Covid-19 ha smentito ogni visione distopica: l’Antropocene è qui senza mutare la percezione del presente. Anzi. Nei comportamenti e nelle atmosfere il presente è venato più di preistoria che di fantascienza. Filosofi oscurantisti e virologi impotenti ci fanno sentire più in un passato immaginato che in futuro promesso. È inquietante, certo, ma si apre una possibilità inedita all’immaginario del dopo: un Antropocene dagli attributi diversi, più debitore a J.R.R. Tolkien che a Philip K. Dick. E Tolkien per me è il vero scrittore-guida in questo momento storico, perché se un Antropocene Fantastico è possibile è solo tornando alla radice di chi ha riflettuto sul fantastico in modo ineguagliato. Come dicevo in precedenza, Tolkien non è il Fantasy, perché lo scarto è tutto tra i due mondi è tutto nell’idea di studio, nella filologia della parola e dello sguardo, e soprattutto nella credenza: Tolkien ci ha lasciato delle istruzioni per l’uso, a una guida mitopoietica del presente e del dopo che ci attende. Fiaba, subcreazione, storytelling fantastico non sono cose da conoscere sulla carta, non sono il destino di un singolo autore, ma sono pratiche sociali, collettive, performative, che hanno il potere di aiutarci a reimmaginare la realtà: «Tutte le narrazioni si possono avverare; pure alla fine, redente, possono risultare non meno simili e insieme dissimili dalle forme da noi date loro, di quanto l’Uomo, finalmente redento, sarà simile e dissimile, insieme, all’uomo caduto a noi noto».

 

La citazione chiude un testo in cui all’inizio si pongono le basi: Feeria «è un reame che contiene molte altre cose accanto a elfi e fate, oltre a gnomi, streghe, trolls, giganti e draghi: racchiude i mari, il sole, la luna, il cielo, e la terra e tutte le cose che sono in essa, alberi e uccelli, acque e sassi, pane e vino, e noi stessi, uomini mortali, quando siamo vittime di un incantesimo». Il tono apparentemente discorsivo, a tratti bonario, del saggio Sulle fiabe, non deve distrarci con la sua apparente semplicità. Tolkien sta leggendo una conferenza (una Andrew Lang Lecture tenutasi all’università di St Andrews l’8 marzo 1939) in bilico tra filologia e autopoetica. Proprio la sua natura ambigua, duplice, rende difficile estrapolare delle coordinate “utili” a ottant’anni di distanza, ma quello che si dice qui è soprattutto un invito ad aggiustare lo sguardo, una cosa difficile da proporre e da apprendere. Tolkien ci avverte: Feeria non è solo storie di fate o storie di umani tra le fate, Feeria è un luogo, e non dobbiamo smettere di pensare che in quanto luogo è fatta anche di cose “comuni”, “normali”, che in realtà comuni e normali non sono. Su posizioni non troppo lontane da quelle di Viktor Šklovskij sullo straniamento, Tolkien sta dicendo che abbiamo perso la vocazione a guardare il mondo “primario” con attitudine meravigliata. Come recuperare allora lo stupore verso un sasso o una foglia uscendo «dalla tediosa opacità del banale o del familiare»?

La strada non è semplice perché bisognerebbe comprendere e accettare una frase densissima che il filologo e il linguista storico cala nel suo saggio come un fendente: «le lingue, soprattutto le europee moderne, sono una malattia della mitologia». Tolkien, contrariamente a chi dice di eliminarli, elogia la funzione poietica degli aggettivi: «La mente che pensò leggero, pesante, grigio, giallo, immobile, veloce, concepì anche la magia atta a rendere cose pesanti, leggere e atte a volare, a trasformare il grigio piombo in giallo oro, l’immobile roccia in acqua veloce». Questo atto di subcreazione è lo stesso che ritroviamo negli inventori del mito: la mitopoiesi è un atto linguistico primario molto più articolato di una mera architettura allegorica. Il mito non è il tuono che diventa un dio o un irascibile contadino dalla barba rossa elevato a rango divino, il mito è la zona di coesistenza di tuono, Thor e contadino, un luogo di simultaneità narrativa e ontologica che Tolkien chiama appunto Feeria. Feeria è allora la co-possibilità. E dove la co-possibilità dei piani si interrompe, per stanchezza creativa, per cinismo, per disordine cognitivo, per usura, allora ci troviamo di fronte a una specie di “malattia del mito”, una sfiducia della lingua per cui subcreazione e sospensione dell’incredulità sono solo giochi temporanei, fittizi, senza la “credenza” profonda di poter “fare mito” anche nel quotidiano. Il problema, ovviamente, non è solo un nodo epistemologico del mondo contemporaneo. Sono e saranno sempre molto pochi i portatori di parola disposti a credere in un commercio diretto tra mito e tempo presente, in un reale scambio di fluidi tra Feeria e il mondo primario.

 

 

Ora, che ci piaccia o meno la parola, siamo entrati nell’Antropocene. Possiamo vedere quest’epoca di transizione e la futura prossima come un’ennesima declinazione distopica, come una serie Netflix da guardare a distanza stando seduti sul divano, oppure possiamo intercettare nell’Antropocene i grandi flussi mitici che, come accade a ogni epoca, lo attraversano e lo alimentano. Tolkien lo dice così: «Costruire un Mondo secondario dentro il quale il sole verde risulti credibile, imponendo Credenza Secondaria, richiederà probabilmente fatica e riflessione, e certamente esigerà una particolare abilità, una sorta di facoltà magica. Pochi si cimentano in compiti così ardui; ma quando li si affronta e li si attua in misura maggiore o minore, si ottiene un risultato artistico senza pari: arte narrativa, insomma, elaborazione di racconti nella forma primaria e più pregnante». È chiaro che chiedersi come sarà la “letteratura del dopo” ha più a che fare con questo, con un sole verde, che non con potenziali e anodini romanzi su Covid-19, distanziamento sociale, contenzione domestica e mascherine a passeggio. Nel collasso e nella Pandemia, e forse proprio per questo, dovremmo ricordarci di quelle che Tolkien chiamava «le cose più permanenti e fondamentali».

Tolkien concepisce il Silmarillon nel 1917. Suo figlio Christopher lo pubblica postumo nel 1977. Christopher aveva 53 anni e Guy Gavriel Kay, tra il 1974-75, ne aveva appena 20. Kay, canadese a Oxford, aiutò Christopher nella riscrittura delle parti più tardive. Il libro, che Tolkien voleva pubblicare assieme al Signore degli anelli, ha avuto una genesi di 60 anni. E nonostante la riscrittura postuma resta un incompiuto. Al suo interno ci sono tempi narrativi e tempi redazionali che formano un intrico così complesso da aver immobilizzato il loro stesso autore. Per noi invece sono un invito a riflettere non sul worldbuilding ma sull’etica della parola: dalla cronaca alla cronologia, dalle agenzie stampa agli annali. Un cambio di prospettiva che potrebbe aiutare a stendere un balsamo calmante sulla fretta di correre a registrare tendenze intellettuali e mode sulle testate on line. Il futuro è crollato. Abbiamo tutto il tempo adesso. Tolkien era sintonizzato su Kairos non su Kronos. Noi certamente non siamo Tolkien, ma siamo lettori e scrittori davanti a una scelta. E questa scelta è di vita o di morte.

 

 


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“Antropocene fantastico” è stato scritto da Giorgiomaria Cornelio e pubblicato su Nazione Indiana.

Chuck E. Cheese: in arrivo un film live-action e una serie animata

Il brand Chuck E. Cheese va ampliandosi con la società che ha annunciato piani per un film live-action e una serie animata. Il sito Business Insider ha recentemente intervistato Il CEO David McKillips che ha accennato a questi piani.

“Chuck E. Cheese’s” è una catena di negozi di ristorazione ed intrattenimento. La società è stata fondata da Nolan Bushnell, noto per aver fondato anche la società di produzione di videogiochi arcade Atari, Inc.. Queste catene di ristoranti e pizzerie per famiglie offrono a corredo videogiochi arcade, cavalcabili, spettacoli di animatronic ed altre forme di intrattenimento per bambini. “Chuck E. Cheese” è rappresentato come un topo antropomorfo affiancato da altri personaggi: Helen Henny, Munch The Monster e Jasper T Jowls. Il Chuck E. Cheese’s ha ispirato il popolare videogioco horror Five Nights at Freddy’s.

Idealmente ci piacerebbe avere Chuck E. Cheese nell’animazione e forse un giorno anche in un film. Per il nostro gruppo demografico di bambini da tre a otto anni, è uno dei personaggi più popolari al mondo. David McKillips – CEO Chuck E. Cheese.

L’azienda dopo l’espandersi della pandemia globale di coronavirus è stata costretta a presentare domanda di fallimento con la chiusura di molte sedi. La creazione della divisione intrattenimento di “Chuck E. Cheese” è vista come un modo creativo per mantenere l’azienda in attività.

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“Chuck E. Cheese: in arrivo un film live-action e una serie animata” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Vin Diesel debutta come cantante con il singolo “Feel Like I Do”

In attesa di poterci godere in sala Fast & Furious 9 – The Fast Saga, l’uscita del film è fissata al 1° aprile 2021, Vin Diesel ha trovato il tempo di esordire come cantante e pubblicare il suo primo singolo dal titolo “Feel Like I Do”.

Diesel ha fatto ascoltare la sua nuova canzone al The Kelly Clarkson Show di questa settimana, show condotto dalla cantautrice vincitrice della prima stagione di American Idol. Diesel si è detto onorato di aver potuto lanciare il suo pezzo nello show di un pezzo da novanta nell’industria musicale, ricordiamo che Clarkson è stata nominata 15 volte ai Grammy Award vincendone tre, ha ottenuto tre MTV Video Music Awards e due Academy of Country Music Awards. Durante la carriera ha venduto in tutto il mondo oltre 25 milioni di album e 45 milioni di singoli, ottenendo 3 prime posizioni nella classifica statunitense.

Diesel che ha recentemente interpretato il personaggio dei fumetti Bloodshot nell’omonimo action e prodotto la serie tv d’animazione Fast & Furious Spy Racers, apparirà in Avatar 2, tornerà a prestare la voce a Groot in Guardiani della galassia Vol. 3, reciterà in Furya film che chiuderà la trilogia sul furiano Riddick e tornerà ancora nei panni di Toretto in Fast & Furious 10, film che concluderà il franchise principale che ha già generato lo spin-off Hobbs & Shaw e uno spin-off al femminile in arrivo guidato da Michelle Rodriguez.

La nuova canzone di Diesel è una collaborazione con il produttore musicale norvegese Kygo, che ha già pubblicato remix di pezzi di Donna Summer e Tina Turner. il brano integrale è disponibile su Spotify e Apple Music.

Fonte: USA Today

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“Vin Diesel debutta come cantante con il singolo “Feel Like I Do”” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Peter Pan and Wendy: Yara Shahidi sarà Campanellino nel nuovo live-action Disney

Proseguono i casting per il remake live-action di Peter Pan & Wendy della Disney, il sito Deadline riporta che l’attrice Yara Shahidi, volto noto della serie tv Black-ish, interpreterà Campanellino. Shaidi si unisce ad un cast che già include Jude Law nei panni di Capitan Uncino, Alexander Molony come Peter Pan e Ever Anderson come Wendy.

Disney prosegue con la fortunata serie di rifacimenti live-action per il grande schermo dei suoi amati classici animati con Mulan che è stato l’ultimo film uscito direttamente su Disney+ a causa della pandemia di Covid-19. Questa nuova interpretazione di Peter Pan che ricalcherà, vedremo quanto, il classico animato del 1953 sarà diretta da David Lowery, regista di Storia di un fantasma e del remake Il drago invisibile.

Shahidi sul grande schermo ha recitato nel thriller Alex Cross – La memoria del killer e come protagonista nel dramma romantico Il sole è anche una stella, mentre in tv ha vestito i panni di Zoey Johnson nella sitcom Black-ish e negli spin-off Grown-ish e Mixed-ish. Con questo casting, Shahidi sarà la prima attrice di colore ad interpretare Campanellino, dopo le versioni di  Julia Roberts in Hook – Capitano Uncino di Steven Spielberg, Ludivine Sagnier nel Peter Pan di P. J. Hogan e Rose McIver nella serie tv C’era una volta.

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Black Adam: Aldis Hodge sarà Hawkman, è ufficiale

Aldis Hodge affiancherà Dwayne Johnson nel film di Black Adam, a confermare il suo casting l’attore stesso con un post su Instagram che ritrae il supereroe DC. La presenza di Hawkman nel film conferma l’arrivo sul grande schermo dell’iconica Justice Society of America con una formazione che includerà Hawkman, Atom Smasher, Doctor Fate e Cyclone.

Quindi il gatto è fuori dal sacco 😎. @therock, sarà un onore unirmi a te, @ncentineo e alla famiglia #BlackAdam / # DCU 🙌🏿🙌🏿🙌🏿. Andiamoooooo !!!!

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So the cat’s out of the bag 😎. @therock, it’s going to be an honor to join you, @ncentineo and the #BlackAdam/#DCU family 🙌🏿🙌🏿🙌🏿. Let’s goooooo!!!! @thehollywood_reporter link is in the bio🔥

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Al post su Instagram di Hodge ha fatto seguito un altro post pubblicato da Dwayne Johnson in cui viene riportata la telefonata con cui The Rock ha dato la notizia a Hodge e che trovate a seguire.

QUESTO È HAWKMAN 🦅
E’ un piacere dare il benvenuto a @aldis_hodge in BLACK ADAM.
HAWKMAN è un ruolo di primo piano fondamentale per il nostro film, poiché è il leader focoso della JSA (Justice Society of America) e uno dei personaggi più amati e leggendari dell’UNIVERSO DC.
Ho chiamato personalmente Aldis perché volevo sorprenderlo del fatto che avesse ottenuto il ruolo e che è finita per essere una delle più grandi conversazioni che abbia mai avuto.
Aldis: Pronto?
DJ: Ciao, vorrei parlare con Aldis.
Aldis: Chi sei
DJ: sono Dwayne Johnson.
*lunga pausa
Aldis: Chiunque tu sia smettila di giocare sul mio telefono.
DJ: Questo è Dwayne, è Aldis?
*pausa più lunga
Aldis: Questa merda non è divertente, ho detto smettila di giocare con il mio fottuto telefono.
DJ: Aldis, sono DJ. Ho chiamato solo per dire grazie mille per aver inviato la tua audizione – è stato fantastico e apprezzo davvero gli sforzi che hai fatto. Volevo solo dire grazie e in bocca al lupo in tutto ciò che fai. E ancora una cosa: benvenuto in Black Adam.
*pausa più lunga
Aldis: Scusami, ma dovresti aspettare un secondo.
*mette giù il telefono e si allontana e tutto quello che sento sono urla impercettibili 😂
Aldis: DJAYYYY OHHHHH MERDA !!!!!!
*Sto ridendo a crepapelle ormai.
DJ: Stai bene? Spaccherai in questo ruolo!
Abbiamo continuato ad avere una conversazione fantastica piena di gratitudine, amore e motivazione.
Non vedo l’ora di lavorare con questo fratello di grande talento.
Il perfetto HAWKMAN.
Mettiamoci al lavoro.

I crediti di Aldis Hodge includono ruoli in Straight Outta Compton, Jack Reacher – Punto di non ritorno, Il diritto di contare, What Men Want e più recentemente l’attore ha recitato nel remake thriller L’uomo invisibile, nella commedia Magic Camp di Disney+ e nel dramma One Night in Miami in cui ha impersonato il campione di football americano e attore Jim Brown.

Hodge è attualmente il terzo attore ufficialmente confermato per “Black Adam” dopo Dwayne Johnson come protagonista e Noah Centineo confermato nel ruolo di Atom Smasher.”Black Adam” arriverà nelle sale il 22 dicembre 2021.

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THIS IS HAWKMAN 🦅 A pleasure to welcome @aldis_hodge to BLACK ADAM. HAWKMAN is a critical leading role for our movie, as he is the fiery leader of the JSA (Justice Society of America) and one of the most beloved and legendary characters in the DC UNIVERSE. I called Aldis personally as I wanted to surprise him that he got the role and it wound up being one of the greatest conversations I’ve ever had. Aldis: Hello? DJ: Hello, I’d like to speak to Aldis. Aldis: Who is this? DJ: This is Dwayne Johnson. * long pause Aldis: Whoever this is stop playing on my phone. DJ: This is Dwayne, is this Aldis? * longer pause Aldis: This shit ain’t funny, I said stop playing on my fucking phone. DJ: Aldis, this is DJ. I just called to say thank you so much for sending in your audition – it was great and I really appreciate the efforts you made. Just wanted to say thanks and best of luck in all you do. And one more thing — welcome to Black Adam. * longest pause Aldis: I’m sorry you’ll have to hold on for a one second. * he puts the phone down and walks away and all I hear is inaudible yells 😂 Aldis: DJAYYYY OHHHHH SHIT!!!!!! * Im laughing my ass off by now. DJ: You ok? You’re gonna crush this role! We went on to have an awesome conversation full of gratitude, love and motivation. Can’t wait to work with this very talented brother. The perfect HAWKMAN. Let’s get to work. #aldishodge #jsa #hawkman 🦅 #blackadam⚡️

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“Black Adam: Aldis Hodge sarà Hawkman, è ufficiale” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

Stasera in tv: Arrivano i Prof su Rai 3

Cast e personaggi

Claudio Bisio: Prof. Mario Locuratolo
Lino Guanciale: Prof.[1] Antonio Cioncoloni
Maurizio Nichetti: Prof. Gaetano Fanfulla
Maria Di Biase: Prof.ssa Sandra Melis
Shalana Santana: Prof.ssa Amina Venturi
Alessio Sakara: Prof. Davide Golia
Pietro Ragusa: Prof. Eliseo Maurizi
Christian Ginepro: prof. Fabbri
Giusy Buscemi: Prof.ssa De Maria
Andrea Pennacchi: Preside
Francesco Procopio: Provveditore Aristide Montini
Rocco Hunt: Luca Pagliarulo
Irene Vetere: Camilla Brandolini
Riccardo Maria Manera: Andrea
Haroun Fall: Simone

La trama

Mentre (quasi) tutti festeggiano le promozioni all’esame di maturità, al liceo Alessandro Manzoni c’è grande preoccupazione: solo il 12% degli studenti è riuscito a conseguire il diploma. Il Manzoni ha un primato assoluto: è il peggior liceo d’Italia. Non sapendo più che soluzioni adottare, il Preside accoglie la proposta del Provveditore e decide di fare un ultimo, estremo, rischioso tentativo: reclutare i peggiori insegnanti in circolazione selezionati dall’algoritmo ministeriale nella speranza che dove hanno fallito i migliori, possano riuscire i peggiori. Obiettivo: avere almeno il 50% di promossi. Così l’Alessandro Manzoni rinnova il corpo insegnanti con sette professori veramente speciali, ciascuno dei quali segue un proprio progetto didattico rivoluzionario e un proprio personalissimo metodo di insegnamento. Con risultati disastrosi. Eppure…i ragazzi del Manzoni cominciano a capire che sta accadendo qualcosa di grande e che a quello sgangherato e sconclusionato corpo docente importa davvero di loro, al di là dei programmi scolastici e delle note sul registro.

Curiosità

  • La pellicola è l’adattamento del film francese “Les Profs” del 2013, ispirato a sua volta ad un fumetto.
  • Il regista Ivan Silvestrini parla della genesi del film:

[quote layout=”big”]A distanza di poco più di 10 anni da ‘Notte Prima degli Esami’ abbiamo pensato che fosse arrivata l’ora di tornare in classe ed affrontare un nuovo esame di maturità! L’occasione è arrivata scoprendo ‘Les Profs’, un film non distribuito in Italia, ispirato a un comic book francese, che nel 2013 ha avuto in Francia 4 milioni di spettatori, per un incasso totale di oltre 30 milioni di euro. È stata l’occasione per realizzare un film colorato, vivace, dissacrante, sadico, ironico, veloce, sorprendente che entra nel mondo della scuola attraverso un gruppo di professori che non hanno mai avuto l’occasione di dimostrare le proprie capacità professionali.[/quote]

  •  A seguire trovate le descrizioni ufficiali dei professori:

Professor Locuratolo (Claudio Bisio): professore di matematica e informatica, apparentemente pigro e appassionato di giochi elettronici;

Professor Cioncoloni (Lino Guanciale): timido professore di storia, convinto che attraverso Giulio Cesare sia possibile spiegare tutto;

Prof. Fanfulla (Maurizio Nichetti): che da tempo cerca con assidua costanza di portare a termine con successo i suoi esperimenti scientifici;

Prof.ssa Melis (Maria Di Biase): tirannica professoressa d’inglese, intollerante a ogni errore di pronuncia;

Prof. Golia (Alessio Sakara): cultore estremo dello sport come viatico per la crescita personale di ogni studente;

Prof.ssa Venturi (Shalana Santana): penalizzata nella sua missione di insegnare l’italiano dall’essere, come viene definita, “il vero corpo insegnante”;

Prof. Maurizi (Pietro Ragusa): costantemente confuso nel cercare di spiegare le teorie filosofiche.

  • Il film ha incassato un totale di 2.051.576 €.

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La colonna sonora

  • Le musiche del film sono del compositore Michele Braga (Lo chiamavano Jeeg Robot, Smetto Quando voglio 2 & 3, AFMV – Addio Fottuti Musi Verdi).

[quote layout=”big” cite=”Michele Braga]Prima di iniziare la lavorazione del film, il regista Ivan Silvestrini mi aveva confidato di porre un’attenzione quasi maniacale alle musiche dei suoi lavori. In effetti il lavoro è stato notevole, e proprio per questo davvero molto stimolante. L’utilizzo di vari tipi di registri nel commento alle immagini, mi ha permesso di spaziare tra numerosi generi, dal comedy al grottesco, dal fantasy al pop, dalla musica elettronica a brevi incursioni nel jazz. In particolare, è stato proprio l’incontro tra il grottesco, il fantasy e l’elettronica a dare un taglio originale a questa colonna sonora, arricchita anche dalla Title Track di Rocco Hunt e da repertori EDM per nulla scontati.[/quote]

  •  La colonna sonora include anche i brani: “Arrivano I Prof” di Rocco Hunt, “Tubthumping” di Chumbawamba, “Drop Bitch” di Michele Menini, “Silhouettes” di Avicii e “Sleep” di Azure Ray.

TRACK LISTINGS:
1. La Lista Nera
2. Dancing In The Soap
3. Presentazione Prof
4. Simulazione D’Esame
5. Tema Dei Prof
6. Il Provveditore
7. Amina Venturi
8. I° Quadrimestre
9. Elisir Fanfulla
10. Il Preside
11. Il Discorso Sul Tetto
12. Carta Bianca
13. Perquisizioni
14. Open Day
15. Aspettando I Risultati

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“Stasera in tv: Arrivano i Prof su Rai 3” è stato scritto da Pietro Ferraro e pubblicato su Cineblog.

I manga Star Comics annunciati agli Star Days

Durante una conferenza online in occasione dell’evento Star Days, Edizioni Star Comics ha annunciato una serie di nuovi manga che saranno pubblicati nel corso dei primi mesi di febbraio.

nuovi manga star comics star days

Dragon Ball GT Anime Comics – La saga dei draghi malvagi
di Akira Toriyama
3 volumi, concluso
Da febbraio 2021 in fumetteria, libreria, store online

Sono passati cinque anni da quando era volato via assieme a Ub, reincarnazione di Majin Bu, per addestrarlo; e ora Goku, a causa di una circostanza imprevista, è ritornato bambino! Le avventure si susseguono, così come le battaglie e i nemici. In seguito allo scontro col crudele e potentissimo Super Cyborg 18 molti sono caduti, e per riportarli in vita i nostri radunano come consuetudine le Sfere del Drago. Ma qualcosa non va come previsto: gli esseri umani hanno espresso troppi desideri, e le sfere si sono inquinate di energia negativa, dando vita a sette nuovi draghi malvagi che si spargono per il mondo portando terrore e distruzione! La pubblicazione dello straordinario Dragon Ball Full Color si è conclusa, ma non la voglia di vivere nuove avventure con Goku, Vegeta e gli altri: facciamo largo all’Anime Comics nuovo di zecca di Dragon Ball GT, che porta per la prima volta in edicola e fumetteria La saga dei Draghi Malvagi!

zero's tea time nuovi manga star comics star days

Zero’s Tea time
di Gosho Aoyama, Takahiro Arai
4 volumi, in corso
Da febbraio 2021 in fumetteria, libreria, store online

Nuovo attesissimo spin-off di Detective Conan che vede protagonista l’uomo dalle molteplici identità: Tooru Amuro! Da Bourbon, super agente degli Uomini in Nero, a Rei Furuya, agente segreto della NPA, senza dimenticare Tooru Amuro, detective privato e cameriere del Café Poirot. Come riesce a gestire parallelamente questi tre ruoli? Una routine decisamente impegnativa e… tutta da scoprire!

Aau No Esa Kimi Dakara – It’s Time To Go To His Stomach, Ok?
di Kiminori Wakasugi
4 volumi, in corso
Da marzo 2021 in fumetteria, libreria, store online

Raccapriccianti mostri antropofagi compaiono improvvisamente, stravolgendo la tranquilla e opulenta quotidianità delle persone, e trucidando orrendamente tutti coloro che provassero ad avvicinarli o combatterli. In una scuola superiore giapponese alcuni giovani sopravvissuti si sono barricati nell’edificio, assediati da una famelica creatura che non vuole saperne di allontanarsi. Per provare a sopravvivere alla giornata nella speranza che prima o poi giungano i soccorsi, i ragazzi decidono di placare la bestia offrendo ogni giorno uno di loro in sacrificio. E quando a rimanere sono solo in sette, quel momento fatidico giunge anche per il remissivo e sottomesso Sota: domani il pasto sei tu! Dal geniale e imprevedibile Kiminoru Wakasugi, autore Detroit Metal City ed E.S.P. attenti! Sono un esper!, un’opera sorprendente che mescola survival action, dramma, sentimento e… commedia piccante!

mars fuyumi soryo nuovi manga star comics star days

Mars
di Fuyumi Soryo
8 volumi, concluso
Da aprile 2021 in fumetteria, libreria, store online

Kira Aso è una timida e solitaria sedicenne che vive per dipingere. Rei Kashino è un arrogante e superficiale playboy amante delle corse in moto. Potrebbero tranquillamente provenire da due pianeti diversi e, invece, non soltanto vivono nella stessa città, ma addirittura… frequentano la stessa scuola! Un incontro casuale al parco intreccia e sconvolge totalmente le loro vite, soprattutto quella di Kira che, in un improvviso momento di coraggio, chiede a Rei di farle da modello. Cosa risponderà il ragazzo? Una dolce e tormentata storia d’amore che insegnerà a Kira e Rei come avere fiducia negli altri e, soprattutto, in se stessi.

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“I manga Star Comics annunciati agli Star Days” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

Il mito di Frankenstein secondo Junji Ito

Frankenstein Junji Ito

Tra le più recenti proposte di J-Pop dedicate a Junji Ito – uno dei più influenti e apprezzati autori di fumetti horror, del quale in Italia sono state pubblicate varie opere, tra cui Uzumaki e Tomie – c’è Il mostro – Frankenstein e altre storie, volume che contiene un lungo adattamento a fumetti del romanzo Frankenstein di Mary Shelley, accompagnato da otto storie brevi originali, per un totale di oltre 370 pagine.

Ito si è prestato in maniera efficace a reinterpretare Frankenstein, una storia gotica ormai classica che unisce body horror e indagine psicologica dei meandri più oscuri della mente umana, proprio come da sempre fa anche il fumettista giapponese nelle proprie opere. Come probabilmente noto a tutti, il racconto narra le inquietanti disavventure del dottor Victor Frankenstein, che coltiva il sogno impossibile di dare vita a un essere umano dalla grande intelligenza, sano e capace di una lunga vita. Riesce a crearlo unendo parti di cadaveri trafugati nei cimiteri, ma finisce anche per essere perseguitato da quell’essere, che porterà lutti nella sua vita.

Il resto delle storie rappresenta al meglio lo stile di Ito, che in scenari ordinari fa muovere protagonisti spesso giovani tormentati da ossessioni che nelle ultime scene prendono pieghe tragiche. A chiudere il libro, due brevi racconti che vedono l’autore stesso alle prese con un cagnolino dall’aspetto ordinario che sa rivelarsi invece piuttosto feroce e pestifero.

Nel 2019 questa antologia ha vinto il premio Eisner nella categoria Miglior adattamento da un altro medium, permettendo a Ito di confermarsi ulteriormente come una figura di rilievo per il fumetto internazionale.

Di seguito alcune immagini dall’adattamento di Frankenstein.

Frankenstein Junji Ito

Leggi anche:

  • Junji Ito, la (ri)scoperta del maestro del manga horror
  • Una terrificante cosplayer che ricrea scene di manga di Junji Ito
  • Frankenstein illustrato da Bernie Wrightson

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“Il mito di Frankenstein secondo Junji Ito” è stato scritto da Redazione e pubblicato su Fumettologica.

Perché nell’accademia ci sono così pochi anarchici?

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Pubblichiamo un estratto da Frammenti di antropologia anarchica di David Graeber, recentemente scomparso, appena ripubblicato dalla casa editrice Eleuthera. Ringraziamo l’editore per la gentile concessione.

di David Graeber

La domanda è pertinente, perché l’anarchismo, come filosofia politica, sta esplodendo proprio adesso. Ovunque crescono movimenti anarchici o ispirati all’anarchismo. I tradizionali principi anarchici – l’autonomia, l’associazione volontaria, l’autogestione, il mutuo appoggio, la democrazia diretta – già base organizzativa del movimento no-global, adesso giocano lo stesso ruolo nei movimenti radicali di ogni tipo e in ogni parte del pianeta.

I rivoluzionari di Messico, Argentina, India, e di molti altri paesi, cominciano a parlare sempre meno della conquista del potere, formulando teorie radicalmente differenti su quale potrebbe essere il significato stesso di rivoluzione. Molti ammettono di essere riluttanti a dichiararsi «anarchici». Ma ormai l’anarchismo, come ha suggerito recente- mente Barbara Epstein, occupa il posto che nei movimenti sociali degli anni Sessanta apparteneva al marxismo: anche chi non si considera anarchico fa ricorso a idee anarchiche e si definisce in relazione a queste.

Eppure dentro all’accademia non arrivano gli effetti di queste tendenze. Molti accademici a malapena sanno che cos’è l’anarchismo, oppure lo respingono con i più grossolani stereotipi («Un’organizzazione anarchica…? Ma non è una contraddizione in termini?»). Negli Stati Uniti ci sono migliaia di docenti universitari marxisti, delle più svariate correnti, ma appena una dozzina di accademici che si definiscono apertamente anarchici. Siamo vicini a una svolta anche dentro l’accademia?

Può darsi. Forse tra qualche anno l’accademia sarà stracolma di anarchici. Ma al momento non è il caso di aspettarsi troppo. Il marxismo sembra invece avere un’affinità particolare con l’accademia, un’affinità che l’anarchismo non raggiungerà mai.
In fondo il marxismo è stato l’unico grande movimento sociale inventato da un laureato, anche se poi si è trasformato in un movimento finalizzato all’organizzazione della classe operaia.

Molti storici dell’anarchismo danno per scontato un percorso simile e presentano l’anarchismo come il parto delle menti di alcuni pensatori del xix secolo – Proudhon, Bakunin, Kropotkin, etc. – che ha poi ispirato le organizzazioni operaie, è stato coinvolto nelle lotte politiche, si è diviso in fazioni… L’anarchismo, nella vulgata ufficiale, viene di solito presentato come il cugino povero del marxismo, un po’ impreparato sul piano teoretico, ma talvolta capace di compensare la scarsità di cervelli con la sua passione e sincerità. Ma di fatto questa è un’analogia quanto meno forzata.
I «padri fondatori» del xix secolo non pensavano peraltro di avere inventato niente di nuovo. I principi fondamentali dell’anarchismo – l’autogestione, l’associazione volontaria e il mutuo appoggio – facevano riferimento a forme del comportamento umano che erano considerate vecchie quanto l’umanità.

Lo stesso vale per il rifiuto dello Stato e per la critica della disuguaglianza, del dominio e delle forme di violenza istituzionale (letteralmente «anarchismo» significa «senza governanti»), compresa l’ipotesi che tutte queste realtà siano in qualche modo collegate tra loro e ognuna rinforzi l’altra. Non presentarono queste ipotesi come una nuova e sorprendente dottrina, e infatti non lo era: si possono trovare testimonianze di persone che hanno sostenuto tesi simili nel corso della storia, nonostante opinioni del genere avessero, nella maggior parte delle circostanze, poche probabilità di essere messe per iscritto. Stiamo parlando quindi di un modo di pensare – si potrebbe forse dire di una «fede» – più che di un vero e proprio corpus teorico: il rifiuto di un certo tipo di relazioni sociali, la convinzione che per costruire una società vivibile altre relazioni possano essere più idonee, la convinzione che una società simile possa effettivamente esistere.

L’analisi comparata delle correnti storiche del marxismo e dell’anarchismo mette in evidenza le differenze di questi due progetti. La tradizione marxista si basa sugli autori. Come il marxismo deriva da Marx, troviamo allo stesso modo i leninisti, i maoisti, i trotzkisti, i gramsciani, gli althusseriani… (si noti come questa lista inizi con capi di Stato per scivolare poi quasi senza sbalzi fino agli accademici francesi). Pierre Bourdieu ha osservato una volta che, se si considera l’accademia un’arena in cui gli intellettuali si battono per il predominio, si sa di avere vinto quando altri studiosi derivano un aggettivo dal tuo nome.

Probabilmente gli intellettuali nelle loro discussioni continuano a utilizzare certe teorie della storia ispirate a un grande nome, di cui si farebbero beffe in qualsiasi altro contesto, solo per conservarsi la possibilità di vincere al loro gioco: le idee di Foucault, come quelle di Trockij, non sono mai considerate il prodotto di un certo ambiente intellettuale, emerso da conversazioni interminabili e dibattiti tra centinaia di persone; piuttosto, sono sempre considerate il frutto del genio di un singolo uomo (o, di tanto in tanto, di una donna). Non voglio dire che la politica marxista si sia organizzata sul principio della disciplina accademica, o che essa sia diventata un modello di condotta per le relazioni tra gli intellettuali radicali, o tra gli intellettuali in genere; piuttosto, disciplina accademica e politica marxista si sono sviluppate assieme.

Dal punto di vista dell’accademia, questo ha portato molti contributi salutari – l’idea che esista un nucleo di riferimento morale, che le preoccupazioni accademiche dovrebbero essere rilevanti per la vita della gente – ma ha anche prodotto molti disastri, trasformando gran parte del dibattito intellettuale in una parodia settaria della politica, dove ognuno cerca di ridurre gli argomenti dell’altro a una sorta di caricatura ridicola per dichiararli erronei, pericolosi e perversi (si tratta poi di un dibattito condotto con un linguaggio così arcano che solo chi ha fatto l’università può rendersi conto della sua esistenza).

Consideriamo ora le varie correnti dell’anarchismo. Ci sono gli anarcosindacalisti, gli anarcocomunisti, gli insurrezionalisti, i cooperativisti, i piattaformisti… Queste tendenze non prendono il nome da qualche grande pensatore, ma si ispirano a una pratica o, più spesso, a un qualche principio organizzativo (è significativo che le correnti marxiste che non si identificano nel nome di qualche personaggio, come gli autonomi o i consiglisti, sono anche quelle più vicine all’anarchismo). Agli anarchici piace distinguersi per quello che fanno e per come si organizzano per raggiungere i propri obiettivi, e infatti passano gran parte del loro tempo a pensare e discutere queste problematiche.

Gli anarchici non sono mai stati molto interessati alle grandi questioni strategiche o filosofiche care ai marxisti, a problemi del tipo: «I contadini sono una classe potenzialmente rivoluzionaria?» (gli anarchici pensano che siano i contadini stessi a doverlo decidere); oppure: «Qual è la natura della forma- merce?». Piuttosto, gli anarchici dibattono tra loro sulla maniera più democratica per partecipare a un’assemblea, o su quale sia il punto oltre il quale un’organizzazione smette di potenziare la libertà individuale e inizia invece a soffocarla.

A volte poi si interrogano sugli aspetti etici dell’opposizione al potere. Che cos’è l’azione diretta? È necessario (o giusto) condannare pubblicamente chi uccide un capo di Stato? E l’assassinio può essere un atto morale, specialmente se evita che si compia qualcosa di terribile, come ad esempio una guerra? E quando si può rompere una vetrina?

Per riassumere:
1. Il marxismo ha cercato di essere un discorso teoretico o analitico sulla strategia rivoluzionaria.
2. L’anarchismo ha cercato di essere un discorso etico sulla pratica rivoluzionaria.

Ovviamente questo è un po’ un ritratto caricaturale: ci sono stati gruppi anarchici assolutamente settari e tanti marxisti libertari e pragmatici (incluso, forse, chi scrive). Comunque, posta la questione in questa forma, sembra che tra le due prospettive ci sia una potenziale complementarietà. E in fondo c’è sempre stata: lo stesso Bakunin, nonostante le continue battaglie con Marx su questioni pratiche, tradusse personalmente in russo Il Capitale. Ma adesso è più facile comprendere perché ci siano così pochi anarchici nell’accademia.

Non perché l’anarchismo non serva a granché nelle questioni di alta astrazione teorica, ma perché si occupa primariamente di questioni pratiche; perché sostiene che i mezzi devono essere adeguati ai fini, che non si può creare la libertà con mezzi autoritari, che bisognerebbe dare forma concreta alla società che si desidera realizzare a partire dalle proprie relazioni con amici e compagni.

Sono principi che non trovano spazio nel lavoro all’interno dell’università, forse l’ultima istituzione occidentale che è sopravvissuta più o meno nella stessa forma dal Medioevo a oggi, insieme alla chiesa cattolica e alla monarchia britannica; un’istituzione in cui si conducono battaglie intellettuali nel corso di convegni ospitati da hotel costosi, con la presunzione che questo serva in qualche modo a promuovere la rivoluzione. Si può come minimo ipotizzare che un docente apertamente anarchico sia più che intenzionato a mettere in discussione il funzionamento dell’università – e non con la richiesta, sia ben chiaro, di istituire un dipartimento di studi anarchici – cosa che già basterebbe, ben più delle cose che si scrivono, per finire nei guai.

L’articolo Perché nell’accademia ci sono così pochi anarchici? proviene da minima&moralia.


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“Perché nell’accademia ci sono così pochi anarchici?” è stato scritto da minima&moralia e pubblicato su minima&moralia.

Storia di farfalle e altre metamorfosi di Chiara Pellegrini – recensione

di Silvia Morotti 

 

Storia di farfalle e altre metamorfosi di Chiara Pellegrini (Robin, 2020)

 

“A Vincenzo Consolo, maestro di voce, maestro di memoria”: Chiara Pellegrini esordisce con un romanzo, Storia di farfalle e altre metamorfosi, che si apre nel segno di un’educazione letteraria e morale. Un libro polifonico e stilisticamente curato, con una lingua limpida, incisiva e al tempo stesso capace di abbandonarsi al “messaggio celeste” (p.9) della natura, di scendere in profondità, anzi, come scrive lo stesso Consolo, di “verticalizzare il linguaggio, spostarlo verso la zona della poesia”. Il romanzo inizia con una data fortemente simbolica: 8 marzo mattino. Si tratta di una lettera, la prima di un lungo carteggio: l’autrice è una delicatissima adolescente che ricorda Katherine Mansfield nel nome e, soprattutto, nel sentire, nel suo trovare da subito, più o meno consapevolmente, la propria religione e il proprio mondo nella scrittura. 8 marzo mattino: di quale anno? Non importa. Il tempo del romanzo si dilata: l’adolescente scrive alla se stessa che sarà, domanda alla donna se potrà finalmente, un giorno, “riempire fino in fondo ogni spazio” o se resterà per sempre “un angolo di vuoto” (p.7). Ed ecco che la donna risponde: non vuole illudere, non vuole nascondere alla se stessa del passato le ferite “che gocciano per molto tempo” (p.17), vuole che la ragazza impari ad appartenere, a “rimanere diversa” (p. 23).

La ragazza di ieri e la donna di oggi appaiono al lettore racchiuse in una stanza ideale, riunite in un miracoloso dialogo, ma il romanzo non è privo di un aggancio con l’esterno: possiamo immaginare che nella stanza ci sia una grande finestra, una di quelle finestre che tanto amava anche un’altra adolescente, Emma Bovary; lo sguardo delle due donne si posa quindi fuori: non è solo uno sguardo sognante, è anche lo sguardo di chi contempla il mondo, un mondo che si lascia cogliere nel momento in cui la primavera si schiude, fino a quando matura, alle soglie dell’estate. Una primavera e un’estate di qualsiasi anno, una primavera e un’estate di una vita che fiorisce e si trasforma, come ogni vita in ogni tempo.

La metamorfosi è talvolta espiazione e percorso di salvezza: “si resta diversi”, si deve attraversare il dolore, perdere il sé per poi riconoscersi (o almeno ricomporre qualche frammento). Tra i tanti riferimenti letterari possibili, l’immagine della farfalla non può che ricordare Guido Gozzano, l’entomologo, chiuso nel suo eremo, dove silenziose e in attesa dormono le crisalidi. Nel romanzo di Chiara Pellegrini, l’attesa è sicuramente un tema chiave, come è naturale in pagine scritte in gran parte da un’adolescente; l’adolescenza è l’età dell’attesa ed anche l’età in cui la vita ti si offre come un ventaglio di infinite possibilità: attesa, quindi, ma anche scelta. Storia di farfalle e altre metamorfosi non è un romanzo crepuscolare: è più forte, alla fine, la voglia di bruciare nella luce, dopo aver passato la vita a evitare di scegliere. Quando la metamorfosi avviene, quando Caterina si scopre farfalla, porta impresso, come l’Acherontia di Gozzano, un segno spaventoso, qualcosa a cui non è riuscita a dar nome per molto tempo, un trauma che ha condizionato, sotterraneo e prepotente, tutta la sua esistenza. Se le voci maschili sono evanescenti – l’amore non goduto della giovinezza o l’amore della maturità- c’è invece personaggio maschile che, pur restando sullo sfondo, domina l’intera esistenza di Caterina: è la vera ferita, il dolore rimosso, l’incarnazione del male che non ha voce ma ha “mani”, “mani calde”, odiose e brutali, il cui ricordo ossessiona Caterina. Il trauma avviene quando Caterina sta per sbocciare. La farà sentire “fuori posto” (p.7) nella sua primavera e nella sua estate. Le renderà indispensabile trovare una strada per “restare diversa”, per fiorire, nonostante tutto. Un varco per Caterina sono le piante e i fiori che lei ama. Le piante non possono muoversi, non possono parlare. Le piante le somigliano ancora di più dopo quel trauma che l’ha inchiodata e le ha tolto la voce. Eppure, lei continua a fiorire, consapevole di quanto dolore richieda il mutare forma. “Fiorire non è uno scherzo”, scrive Caterina adulta (cfr. lettera del 23 marzo, notte di stelle):

 

Fiorire non è uno scherzo. È necessario spaccarsi ed è doloroso. La gemma riposa nella fibra del ramo tutto l’inverno. Quando primavera entra e, come sappiamo, non bussa e ha passo sicuro, la gemma erompe dalla scorza ed è una spaccatura. Le fibre si sono tese allo spasimo dentro il ramo per far posto all’ingrossarsi di quel grumo composito e duro di vita e quando questo è gonfio abbastanza, ecco che la sua eruzione lacera e apre il varco. Primavera entra e non bussa e ha passo sicuro. Ieri il verde non c’era, oggi vibra a ogni soffio sulle punte dei rami. Ma questa esplosione, che sembra avvenuta stanotte, chiamata dal silenzio delle stelle, ha impiegato mesi per aggregarsi, comporsi, strutturarsi, e lo ha fatto a spese delle fibre dell’albero, piegate, ritorte, compresse e infine strappate, lo ha fatto succhiando, mungendo, spremendo linfe e umori vitali alla pianta tutta. Tutto quel che cresce fa male a tutto ciò che racchiude. Tutto ciò che cresce lacera tutto ciò che lo vorrebbe avvolgere e contenere. Crescere e racchiudere, coraggio e paura. Il movimento della vita. La vita e la morte. Coraggio e paura.

 

Anche la letteratura, come la natura, è cosa viva. In un universo frammentato e sfuggente, l’io si perde in un gioco di specchi: Caterina si ritrova nel mondo vegetale e nei libri, in altre voci di donne, poetesse, scrittrici o protagoniste di pagine narrative. Tra le molte storie citate, nel romanzo si ricorda il racconto Rose rosse, della siciliana Maria Messina, una storia dura e violenta: “sostieni anche tu, se ne hai coraggio, che è la solita scrittura femminea”, afferma la voce narrante, parlando a se stessa, ma rivolgendosi in realtà a un uditorio più vasto, al pubblico che ancora dibatte sull’annosa questione se esista o meno una scrittura femminile. A tale riguardo, l’autrice di Farfalle e altre metamorfosi rivendica l’esistenza di quello che Sandra Petrignani (Laterza, 2019) chiama “lessico femminile”: una lingua diversa, espressione di un “pensiero naturalmente autocritico” e spesso “inascoltato” (ibidem, p.7), una lingua che sa trattare con leggerezza temi pesanti, proprio come avviene per Maria Messina e per la stessa Pellegrini.

Caterina diviene farfalla e, in parte, si libera e si riconosce; non smette di confrontarsi con il dolore che l’ha resa quello che è, ma trova una strategia per “restare diversa”. Come Marcel, alla fine della Recherche, si scopre scrittore, così Caterina comprende che ciò che l’aspetta, da sempre, è “un volo di parole” (p. 217). Le due donne, la ragazzina e la donna matura, trovano un varco e balzano fuori, fuggono, in un luogo dove non è necessario scegliere. E passare quel varco “è rimanere diversi”, “trasfigurare” (cfr. p. 21):

 

No, non è una contraddizione: rimanere diversi è un trasfigurare. Sei ancora tu, ma indossi una veste nuova, come dopo una risurrezione, una volta che la pietra del sepolcro è rotolata di lato e si esce dalla tomba come dal grembo materno, scintillanti di luce e rinati.

 

Scrivere non imprigiona, scrivere è “restare diversi”: Caterina, come Katherine, trova nella scrittura la sua religione, il suo mondo, la sua vita.

 

Silvia Morotti


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“Storia di farfalle e altre metamorfosi di Chiara Pellegrini – recensione” è stato scritto da giuseppe schillaci e pubblicato su Nazione Indiana.

Neve in agosto

(Avendo io frequentato, e continuando a frequentare, la “scrittura alimentare” non posso che essere felice di questa raccolta di “articoli alimentari”: primo volume di una serie, spero esaustiva, che raccoglie gli articoli che Tommaso Labranca scriveva da freelance per riviste e quotidiani. Il curatore mi ha regalato la sua introduzione che qui volentieri pubblico, ringraziandolo. Il libro è ordinabile in libreria oppure acquistabile online su questo sito. G.B.)

di Luca Rossi

Quella che segue è una raccolta abbastanza completa di articoli scritti da Tommaso Labranca ed è stata fatta con lintento di strappare unaltra piccola parte del suo lavoro dalloblio.
Non so se sarà mai possibile rileggere in una nuova edizione i libri che T-La (scritto come J-Lo) ha pubblicato prima di ventizeronovanta.

Quindi il volume che state sfogliando, a fronte di lacune delle quali mi assumo ogni colpa, avendo curato ogni aspetto, è un’operazione di salvataggio del suo pensiero, quello che nellanime Ghost in The Shell, uscito lo stesso anno di Andy Warhol era un coatto veniva chiamato salvataggio cerebrale: salvare i dati di un cervello umano su una memoria esterna. Oggi larga parte quello che rimane del cervello di Tommaso Labranca è fatto di pochi megabyte dispersi in rete. Opere che ha reso pubbliche, file e siti internet periodicamente cancellati. Quello che rimane riposa nelle pance di quei cetacei editoriali che sono i quotidiani e i loro archivi digitali.

Non si dovrebbe dire nelle prefazioni ma, da sempre uno dei cardini di questa microimpresa editoriale è la sincerità (con tutte le conseguenze del caso) questa collezione (e collazione) di articoli non è l’opera perfetta e non è l’opera definitiva su Tommaso Labranca. È quello che si è potuto strappare alla morte (e alla legge sul diritto dautore) di un autore così originale da non essere mai banale anche in quegli articoli che gli permettevano: «Di frequentare con una certa assiduità i negozi di alimentari.»

Aprile è il mese più crudele di tutti i mesi. Genera lillà dalla terra morta, mescola / memoria e desiderio, desta / radici sopite con pioggia di primavera.

Eliot nel primo frammento della Terra desolata sbaglia di quattro mesi, perché per chi vive di collaborazioni è agosto il mese più crudele: redazioni desertificate, caldo soffocante, il Mc Donalds di Piazza Oberdan con laria condizionata rotta, il gusto del mese di Agosto di Grom che era il gusto del mese di un altro mese ripescato. Un sapore banale e una Milano spettrale battuta solo da cadaveri di rifugiati stesi al sole a parco Sempione o tossici meno che ventenni che si lavano nelle vedove in piazza Mistral.

Meglio stare a casa a sbobinare, cronicamente in ritardo sulla consegna, la biografia di Riccardo Fogli come se non ci fosse un domani (e così è stato).

Ecco perché l’agosto nel titolo, agosto è il vero aprile, la cui pioggia aggiunge noia al mese dello spleen labranchiano. Un mese che ti faceva sentire morto, che ti faceva sentire lultimo e che lui passava in sella alla sua bici argentata percorrendo il perimetro di Linate per poi arrivare a Rogoredo e cercare lombra o il Wi-Fi in un McDonalds, in fuga da un temporale estivo che aggiunge solo umidità a una città tropicalizzata. In questo mese aveva scritto Le poesie dellagosto oscuro, che io e pochi intimi conserviamo in edizione limitata, con copertina in velluto nero e stellina argentata, rilegata a mano. Questa era la personale Terra desolata, per chi aveva fatto voto di non avere ferie:

Quel cadavere che lo scorso anno piantasti in giardino / ha cominciato a germogliare? Fiorirà / questanno? O il gelo improvviso / ne ha danneggiato laiuola? Oh tieni il Cane lontano / che è amico delluomo, senno con le unghie / lo metterà allo scoperto! Tu hypocrite lecteur mon ensemble, mon frere!

Il cadavere di Tommaso, quattro anni dopo ha iniziato a germogliare? E gli ipocriti lettori, gli amici, i colleghi che con una mano twittavano la perdita della più grande mente di una generazione, mentre con laltra inviavano il coccodrillo in redazione, oggi dove sono? Claudio Giunta in Le alternative non esistono ha scritto che l’effetto Labranca ha portato in Italia una nuova figura dintellettuale, più pop; che oggi è più facile parlare di pop con intelligenza. Come se la lezione di Labranca avesse aperto la strada a un nuovo modo di trattare il pop, lontano dalle cattedre e dagli scranni. Io penso però che il sacrificio sia stato troppo grande e troppo flebile è il colpo di coda dei nuovi salmoni del trash che hanno smesso di risalire la corrente e a 25 anni da Andy Warhol era un coatto (ma anche dopo Eco e Dorfles) applicano indistintamente le etichette di trash”, kitsch” e campai programmi della DUrso, come alle televendite di poltrone motorizzate dellhighlander Mastrota, a Casa Surace e ai video di TikTok.

Questi versi di Eliot e gli ultimi messaggi di Tommaso hanno la stessa urgenza, il poeta statunitense usa lenjambement, quello di Pantigliate la brevità sincopata per punirmi per essermi allontanato dalla vita agra per pochi giorni proprio nel mezzo del mese terribile: «Cosa fai? Io Fogli.» «Faccio colazione, poi Fogli.» «Mi gira la testa, ora mi riposo, poi Fogli.» «Vado al discount in bici, poi Fogli.» «Non ce la faccio più, vado a letto. Domani mattina sveglia presto e… Fogli.» Ma tra una pagina e laltra di quella biografia in realtà appena abbozzata, c’è stato quellarticolo per Libero che si era alzato prestissimo per scrivere e lidea fulminante mandata in redazione «Quando ancora non sono arrivati così aprono la mail prima della riunione e la propongono». Articoli alimentari che come le biografie gli permettevano di andare al discount a comprare yogurt sottomarca, incollare la vignetta al parabrezza per andare a Coldrerio e riempire il baule della 500 di zuppe liofilizzate, per vestirsi con le t-shirt nere H&M Basic a manica lunga che acquistava in confezioni da cinque e metteva nellarmadio pieno di vestiti uguali come quello di Paperino e ancora di pagare la rata delliPad mini su cui guardare le costellazioni la sera prima di addormentarsi, confondendole con i lustrini delle giacche di Fogli.

C’è una fotografia che conservo gelosamente in un archivio protetto del mio cervello: Tommaso sta scrivendo un articolo che gli hanno commissionato unora fa. Lo vedo battere furiosamente i tasti del suo MacBook. Mentre scrive legge muovendo le labbra, pensando che non lo veda da dietro il milkshake. Invece lo guardo ridere per la frase che ha appena scritto. C’è un frammento di anima in ogni parola che Labranca ha scritto, per questo poi non ce nera più per lui. Quei pochi grammi rimasti sono raccolti in Neve in agosto.

Non si tratta sempre di articoli scritti in punta di penna, ma che non scadono mai nel piatto cronachismo dei compilatori seriali di quotidiani. Questi articoli non sono meno importanti dei libri che Labranca ha scritto, perché è grazie a loro che quello che con colpevole ritardo, sarebbe stato definito «un intellettuale fuori dagli schemi» e «un pensatore libero e originale» ha strappato la sua libertà una sillaba alla volta.

Questo primo volume raccoglie articoli pubblicati tra il 2009 e il 2016 su Cronaca vera, Libero e Oggi. Si va dai Simpsons al grattacielo Pirelli, passando per la disco music, larte contemporanea, Orietta Berti, il glam rock e il panettone.

Ringrazio Giuseppe Biselli senza il quale non esisterebbe più ventizeronovanta e con lei questo libro. Grazie a Claudio Giunta che ha geolocalizzato Labranca sulla mappa della cultura italiana. Grazie al direttore Umberto Brindani e a Dea Verna di Oggi. Grazie a Stefano Cecchini e a tutta la redazione di Libero. Grazie a tutti coloro che hanno reso possibile questi volumi che cercano di strappare un altro lembo di Tommaso alla cenere.

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“Neve in agosto” è stato scritto da gianni biondillo e pubblicato su Nazione Indiana.

Umanisti al bivio: un vademecum letterario

Intervista a Carlo Mazza Galanti autore di “Cosa pensavi di fare?”. Si vive una volta sola e la felicità non […]

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“Umanisti al bivio: un vademecum letterario” è stato scritto da Cecilia Cruccolini e pubblicato su il lavoro culturale.